17 luglio 2015

QUESTA EUROPA NON E’ PIU’ RIFORMABILE. IL GOVERNO TSIPRAS TORNI ALLA DRACMA

QUESTA EUROPA NON E’ PIU’ RIFORMABILE. IL GOVERNO TSIPRAS TORNI ALLA DRACMA
- di Francesco Maria Toscano –

Al punto in cui siamo non è più possibile puntare alla progressiva “democratizzazione” dell’attuale progetto di integrazione comunitaria. Molti galantuomini, in perfetta buona fede, ritenevano di dover sopportare il parziale e limitato nel tempo congelamento delle diverse democrazie nazionali al fine di perseguire l’obiettivo di costruire l’Europa politica. L’errore è stato quello di credere che la progressiva interdipendenza di tipo monetario ed economico avrebbe prima o poi, non si capisce sulla base di quale alchimia, prodotto per inerzia la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa. Ebbene, osservando la realtà senza le lenti deformanti dell’ideologia che diventa fanatismo, è doveroso riconoscere come sia accaduto esattamente il contrario. Questo mostro di Europa, che nega il principio della sovranità popolare, ha alimentato dappertutto una spirale di tipo neonazionalista che prima o poi farà rivivere al Vecchio Contenete atmosfere di stampo prettamente hitleriano. D’altronde il disprezzo con il quale Merkel e Schaeuble trattano i legittimi rappresentanti del governo greco non può essere casuale. La governance tedesca, oramai è chiaro pure ai ciechi e agli illusi, intende seminare un odio profondo fra i popoli del nord e quelli della cintura mediterranea, odio destinato scientificamente a dare linfa ai tanti movimenti neonazisti cresciuti in maniera dirompente, dalla Grecia alla Finlandia, nel corso dell’ultimo quinquennio. La parabola di Alexis Tsipras è poi semplicemente paradossale. Il leader di Syriza ha difeso con coraggio la dignità della sua gente garantendo fino ad oggi la tenuta di un sistema democratico che si fonda sul rispetto dello stato di diritto. Lo ha fatto insieme all’ottimo Yanis Varoufakis, coraggioso economista dimostratosi impermeabile di fronte alle tante critiche e minacce (palesi ed occulte) piovutegli addosso negli ultimi mesi. Il governo Tsipras, al culmine della sua battaglia, ha perfino indetto un opportuno referendum per respingere in maniera limpida e democratica l’attacco folle e furioso di una tecnocrazia diabolica e impazzita. Referendum che, tra l’altro, si è concluso con una schiacciante vittoria del fronte guidato dal premier greco. All’indomani del voto, però, per ragioni oscure e imperscrutabili, Tsipras ha cambiato completamente registro, tornando tremebondo e con il capo coperto di cenere al tavolo del confronto presieduto dai “terroristi” internazionali (copyright Varoufakis). Cosa è accaduto subito dopo la vittoria dei sostenitori del “no” al referendum? Perché Varoufakis si è dimesso? Tsipras è stato forse minacciato come il suo predecessore Papandreou? Qualcosa non torna. Come mai il giovane Alexis sembra ora disposto a sottoscrivere un accordo perfino peggiorativo rispetto a quello fino a ieri orgogliosamente respinto? Evidentemente chi ha “raggiunto” Tsipras negli ultimi giorni deve avere usato argomenti altamente “persuasivi” e “suggestivi”. Come che sia il governo greco non avrebbe mai dovuto tradire il mandato appena ricevuto dal popolo, anche a costo di rompere il tabù dell’irreversibilità dell’Euro. Anzi, oramai è chiaro come l’appartenenza alla moneta unica risulti decisamente incompatibile con la salvaguardia di una parvenza di democrazia. Syriza non ceda ai ricatti e troni a battere la Dracma. La fine di una miserabile e violenta unione monetaria val bene la salvaguardia della democrazia.

Fonte: Il Moralista
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