15 luglio 2015

Qualche domanda dopo l’attacco al nostro consolato d’Egitto

Qualche domanda dopo l’attacco al nostro consolato d’Egitto
Come mai le “rivendicazioni” di questi attacchi dinamitardi le scopre sempre il SITE? Il SITE è un sito (ci si perdoni il bisticcio di parole) di “intelligence”, fondato da Rita Katz, diventato l’oracolo di tutti i governi e i media “liberi” occidentali. Se lo dice il SITE c’è da crederci! Vanno a colpo sicuro, sui “siti jihadisti” e sui loro account sui social network, ma sono talmente rapidi e precisi che talvolta viene il sospetto che le manine che inseriscono dichiarazioni e filmati e quelle che li “scoprono” siano le stesse!
Dev’esserci una strana sintonia, una singolare unità d’intenti tra questi esperti di “antiterrorismo” ed i cosiddetti “terroristi islamici”. La vaga impressione è quella di una combutta bella e buona. I primi sono così gentili che ci forniscono addirittural’abbonamento in pdf alla rivista dell’ISIS, altrimenti introvabile; i secondi sono talmente “islamici” che l’unico risultato che ottengono è quello di far schifare l’umanità intera al solo pensiero dell’Islam!
Appena c’è un “attentato islamico”, cominciano le contorsioni logiche di quelli che – simpatizzanti per l’una o l’altra sigla del “fondamentalismo” – affermano con assoluta certezza che la bomba l’ha fatta mettere al-Sisi per arrestare ancora un po’ di oppositori; che le mitragliate stragiste al Bardo e sulla spiaggia di Sousse le hanno architettate gli “apparati” ancora legati al vecchio regime tunisino. Anche quelli che vivono qui in Italia da una vita e si son fatti una posizione, non sono sfiorati minimamente dal dubbio che uno della loro ideologia possa aver eseguito un attentato contro un obiettivo istituzionale del paese che ha dato loro la pagnotta salvandoli dalla forca che li aspettava a casa loro.

Il musulmano medio, cioè quello che non si pone troppe domande e che s’imbeve di propaganda di Aljazeera, appena succede il fattaccio sfodera la solita frase a effetto: “Secondo me, quelli, non sono musulmani!”. E cosa sono, di grazia, buddisti? Avventisti del Settimo giorno? Seguaci di qualche cargoculto melanesiano? No, così non funziona. Bisogna avere il coraggio intellettuale – anche se può costare fatica e qualche problema nella “comunità” – di riconoscere questi delinquenti per come essi stessi vogliono essere riconosciuti. Si potrà dire che essi fanno propria una “visione” islamica che non ci piace ed allora ci si dissocerà dalla loro dottrina e dal loro comportamento, ma non si può liquidare tutto con una frase fatta. Altrimenti si fa come quelli che ogni volta che le Brigate Rosse colpivano erano sempre “sedicenti”. Ed i loro militanti, “compagni che sbagliano”.
L’Italia, in tutto questo, cosa intende fare? L’impressione – o forse qualcosa di più – che non stia facendo nulla, aspettando inerte che avvenga qualcosa di grave sul territorio nazionale. Continua ad imbarcare “rifugiati”, anche egiziani, i quali non si capisce da quale “guerra” stiano scappando. A meno che si tratti dei simpatizzanti del deposto Morsi, il che sarebbe come minimo schizofrenico, perché noi ufficialmente stiamo con al-Sisi, ma poi siamo comprensivi con dissidenti dal coltello e dalla bomba facile.

Come al solito nessuno ha spiegato nulla. Cioè, la massa viene inebetita con la solita storiellina da cerebrolesi: l’Italia lavora per la pace nel Mediterraneo; continua ad appoggiare il percorso dell’Egitto verso la democrazia; respinge ogni forma di terrorismo. Invece bisognerebbe spiegare bene, con parole semplici e concetti chiari e comprensibili, quale sia la partita geopolitica in corso nel Mediterraneo ed oltre. Ma con la “libera informazione” può accadere che l’Arabia Saudita (e Israele?) bombardi lo Yemen e nessuno lo sa. E bisogna far finta che sì, alla fine, tutto è sotto controllo per non urtare qualche potente “alleato”.
Qualora avvenisse sul suolo italiano un “attentato islamico” sarebbe il delirio. Non è ancora accaduto ed un perché ci sarà. Segno che come al solito, anche se sembriamo tonti, abbiamo lavorato bene dietro le quinte, diplomaticamente e, magari, eliminando sul nascere la minaccia senza fare troppo baccano. Ma stavolta sembra che non la passeremo liscia. La premiata ditta da cui promana il SITE vuole tirarci dentro a tutti i costi nel suo delirio dello “scontro di civiltà”. In Italia, poi, c’è il 


Papa. Nel 1981 Alì Agca, un turco, sparò a Giovanni Paolo II, ma erano altri tempi: si poteva abbindolare le masse con “la pista bulgara” e l’anticomunismo d’annata. Oggi sarebbe un “attentato islamico” e stop, e l’Italia partirebbe alla Crociata dello Zio Sam, il punto d’arrivo di una serie sempre più idiota di coinvolgimenti in guerre anti-arabe cominciata quando nel 1991 mandammo il nostro contingente ad attaccare un Iraq che non ci aveva torto un capello e che, anzi, era un nostro buon partner commerciale. Il problema, però, sarebbe capire contro chi, nella malaugurata ipotesi della strage “islamica” in Italia, dovremo prendercela. Attaccheremo le basi dei “terroristi” in Libia, Siria e Iraq, oppure… senza che nessun comune mortale riuscisse a cogliere il nesso, ci lanceremmo in una folle guerra contro quelle stesse forze arabe ed islamiche che combattono gli “estremisti islamici”? Con certi “governanti” c’è da aspettarsi di tutto.

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