01 luglio 2015

Poroshenko va all’attacco: stiamo chiedendo armi letali agli Usa

Poroshenko va all’attacco: stiamo chiedendo armi letali agli Usa

Il Donbass rimane una polveriera pronta a esplodere nuovamente

di Eugenio Cipolla

Il risveglio per l’Europa, proprio come sta avvenendo in questi giorni per la Grecia, sarà brusco e porterà dietro di sé conseguenze inimmaginabili. La guerra in Ucraina, a dispetto del silenzio imbarazzante dei media occidentali, sta continuando a ritmi incessanti e senza che si intraveda alcuna possibile via d’uscita. Per rendersene conto è sufficiente leggere l’intervista rilasciata stamattina da un Petro Poroshenko non proprio “conciliante” al Corriere della Sera.

Il presidente ucraino ha addossato la colpa di tutto ciò che sta accadendo in Donbass alla Russia di Vladimir Putin, individuando come maggior responsabile proprio il capo del Cremlino. «Le sanzioni da parte dell'Ue contro la Russia – ha detto - saranno necessarie fino a che Mosca non si convincerà a ritirare le truppe di occupazione dal mio Paese [...]Putin ha invaso una parte del nostro Paese, su questo non ci sono discussioni. E lo ha fatto dopo aver annesso direttamente la Crimea. Oggi – ha aggiunto il capo dell’ex repubblica sovietica - per ordine di Putin sul nostro territorio sono ammassati 200 mila uomini e un arsenale rifornito di carri armati, sistemi sofisticati lancia missili, razzi per la contraerea. Uno di questi ha abbattuto l'aereo civile della Malesia lo scorso anno».

Secondo Poroshenko, il rafforzamento della Nato in est Europa, in particolar modo in Polonia, è un atto «necessario, perché nel mondo non esiste un altro sistema capace di garantire la sicurezza» come l’Alleanza Atlantica. Alleanza alla quale l’Ucraina per il momento non ha intenzione di aderire. «Per entrarvi occorre soddisfare diversi requisiti. Stiamo lavorando per riformare a fondo il Paese, dal punto di vista economico, sociale, amministrativo. Sarà un lungo lavoro: ci vorranno almeno 6-7 anni. Quando saremo pronti, convocheremo un referendum per chiedere al popolo ucraino se dovremo entrare o no nella Nato».

Ma la rivelazione senza dubbio più interessante, è l’appello lanciato agli Stati Uniti affinché forniscano all’Ucraina armi pesanti, cosa che confliggerebbe con il trattato siglato a Minsk dallo stesso Poroshenko lo scorso febbraio. «Stiamo chiedendo armi letali agli Usa», ha ammesso. «Fa parte del nostro diritto di Stato sovrano. Ma finora non ne abbiamo ricevute. Stiamo negoziando con loro». Poroshenko, in qualità di capo delle forze armate ucraine, ha detto che al momento il suo esercito ha finora ricevuto solo «postazioni elettroniche di contro artiglieria, equipaggiamenti per le comunicazioni, un piccolo numero di blindati con mitragliatrici, piccoli droni da ricognizione». Inoltre, ha sottolineato anche la proficua collaborazione avviata «con l'intelligence americana» e il prezioso aiuto di istruttori statunitensi, britannici e canadesi. 

Intanto sul campo di battaglia, gli scontri sembrano non fermarsi. Nella sola giornata di ieri, l’esercito ucraino ha denunciato 83 violazioni del cessate il fuoco da parte dei separatisti, con incursioni in diversi insediamenti attorno a Donetsk e Luhansk, mentre nel corso di tutta la settimana sarebbe 540 le violazioni commesse dall’esercito filorusso. Questa notte a Horlivka, una cinquantina di kilometri dall’ex capitale industriale dell’Ucraina, i bombardamenti delle forze di sicurezza ucraine hanno causato la morte di un civile di 38 anni, che si va dunque ad aggiungere alla lunga lista dei 6.500 civili morti nel corso del conflitto. Anche la missione di monitoraggio Osce, che sta operando tra mille difficoltà, ha rilevato un'escalation del conflitto, in particolar modo nei pressi dell’aereoporto di Donetsk, registrando 139 esplosioni nel solo pomeriggio di domenica. Il Donbass rimane una polveriera pronta a esplodere nuovamente. E sono molti a pensare che in piena estate si possa arrivare a un’improvvisa intensificazione dei combattimenti.
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