09 luglio 2015

Londra 2005: le strane coincidenze

Londra 2005: le strane coincidenze
In occasione del 10° anniversario degli attentati di Londra, pubblichiamo un piccolo collage di articoli dell’epoca, preceduti dal famoso intervento televisivo di Peter Power (nel quale veniva rivelata la clamorosa “coincidenza” delle esercitazioni terroristiche).


11.7.15 – Quante probabilità ci sono che la polizia di Londra decida di fare una esercitazione antiterrorismo, immaginando degli attacchi con esplosivi piazzati proprio nelle stesse stazioni in cui gli attacchi sono avvenuti, nello stesso giorno e alla stessa identica ora?

La risposta potrebbe essere questa: ci sono le stesse probabilità che c’erano, quattro anni fa, che la difesa aerea americana e la CIA decidessero di simulare un attacco a Torri e Pentagono, con aerei civili dirottati, proprio nel giorno e nell’ora in cui i veri attacchi sono avvenuti.

Peter Power è un personaggio relativamente noto al pubblico inglese: ex-agente di Scotland Yard, autore di libri, frequente ospite televisivo, …

…è oggi direttore della Visor Consultants, una curiosa società specializzata in “prevenzione dei disastri” di ogni tipo e dimensione.

Ed è stato lui stesso a raccontare in televisione il proprio stupore, nell’accorgersi che la mattina del 7 Luglio, mentre stava dirigendo un’esercitazione per un eventuale attacco terroristico nelle stazioni del metrò di Londra, le bombe che esplodevano erano vere, che i feriti e le urla erano veri, e che i soccorsi che fortunatamente aveva sottomano andavano immediatamente reindirizzati verso le vittime reali di quelle esplosioni.

Non può non tornare alla mente, a questo punto, l’altra strepitosa coincidenza, perfettamente simmetrica a questa, in cui la difesa aerea americana aveva in corso la simulazione di un attacco a Torri e Pentagono, con aerei civili sequestrati, proprio nel momento stesso in cui questo avveniva davvero.

Perchè può essere utile, agli eventuali cospiratori, un doppio evento di questo tipo? Perchè in tale situazione avviene che, ad esempio, i controllori del traffico aereo di colpo si trovano sugli schermi non più quattro, ma ben venti aerei dirottati contemporaneamente, di cui solo quatrro sono quellli da intercettare. Ma quali, a questo punto? [Vedi spezzone nel filmato allegato]. Oppure avviene, ad esempio, che subito dopo l’esplosione al Pentagono ti ritrovi con ambulanze e personale medico già sul luogo, pronti ad intervenire. Oppure ancora -soprattutto – avviene che se per caso qualcuno dei tuoi commette un errore, e viene preso col sorcio in bocca, puoi sempre dire che faceva parte dell’esercitazione, e hai mille possibilità in più per confondere le acque.

Ma allora perchè mai un Peter Power dovrebbe andare in TV a raccontarlo a mezzo mondo, ci si domanda? Perchè Peter Power, evidentemente, non fa parte del gioco, ed è anzi una pedina utile per dare all’operazione la legittimità di cui necessita, e per mettere in moto certi meccanismi indispensabili, come quello di far abbassare il livello di guardia della sicurezza nazionale proprio nelle ore degli attentati. Cosa che infatti era regolarmente avvenuta. Con il livello di guardia abbassato, infatti, non scatta più lo stesso responso dalla polizia locale se per caso un cittadino nota dei movimenti sospetti nei sotterranei del metrò, poco prima delle esplosioni. “Lo sappiamo – gli rispondono dal centralino – è in corso un’esercitazione, ma grazie lo stesso”, e la cosa finisce lì.

Quello che non era previsto, forse, è che Power finisse in TV a raccontare in diretta il suo stupore – apparentemente genuino, infatti – per l’eccezionale coincidenza.

Non abbiamo niente per supportare i nostri sospetti, ovviamente, se non forse questo semplice ragionamento: con il G8 che inizia proprio quella mattina, e con le tensioni in tutto il paese che solo un idiota può non prevedere, ti sembra quello il momento più adatto per metterti a fare esercitazioni antiterrorismo? Perchè rischiare di spaventare e confondere inutilmente la gente? Perchè disperdere e dimezzare forze di pronto intervento che ti possono venire necessarie in qualunque momento (si suppone che tu non sappia che ti troverai invece i soccorsi a portata di mano)? Ma soprattutto, perchè obbligare il livello di guardia della sicurezza nazionale ad essere abbassato, proprio in quelle ore, quando potresti tranquillamente aspettare un paio di giorni, e metterti in moto quando tutto è tornato alla normalità?

Ovvero, quale questore concederebbe mai i pemessi per quell’esercitazione, per una società privata oltretutto, in una giornata così cruciale?

Non sappiamo fino a che punto gli inglesi, meno fessi di molti altri popoli, si siano resi conto di questa lampante coincidenza, ma sarebbe davvero bello che, una volta passato lo spavento, mangiassero la foglia, e che il simpatico Blair facesse come minimo la fine del buon Aznar.

Massimo Mazzucco

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7.7.05 – Ti chiami Tony Blair. Sei lì che ti profumi e ti stai facendo fare la manicure, per apparire in piena forma al G8 in casa tua, e ti avvisano al telefono che qualcuno ha fatto saltare autobus e vagoni della metropolitana nella tua adorata Londra. I tuoi concittadini sono stati massacrati, affumicati, dilaniati, feriti nel corpo e nell’orgoglio, e ora ci sono madri senza bambini, mariti senza mogli, e bambini senza più genitori per questo atto vile e insensato.

Tu come reagisci? Dicendo “resteremo uniti, non riusciranno nel loro intento di uccidere la nostra libertà”, oppure “brutti maiali, vi cercherò dovunque e non avrò pace finchè non vi ho fatto arrostire sulla graticola con le mie stesse mani?” (Non dimentichiamo che questo è l’uomo che fu accusato, in diretta TV, di “avere le mani sporche di sangue” per il “suicidio” di David Kelly, e si è completamente dimenticato di sporgere querela per diffamazione contro chi gli ha lanciato questa pesante accusa).

Curioso anche il fatto che i “cattivi” – chiunque essi fossero – siano riusciti, con sette bombe, a fare un danno relativamente limitato. Spiace ovviamente per loro, ma in fondo meno di 40 morti per sette bombe, in una città come Londra, nell’ora di punta, è un risultato che squalificherebbe a vita anche il più inesperto degli apprendisti bombaroli al mondo. A Madrid, con tre bombe soltanto, ne hanno fatti fuori quasi 200. “Ciccio – gli direbbero in questo caso i boss dell’organizzazione – tu da oggi ti occupi soltanto di rispondere al telefono e di preparare i panini per gli altri. E stammi perfavore lontano dagli esplosivi, che rischi pure di farti del male.”

Dal G8 intanto giungono altre voci “disinteressate”. “Questo è stato – dice un comunicato congiunto – un attacco non a una nazione, ma a tutte le nazioni e ai popoli civili”. Ma come fanno a dirlo? Per caso loro sanno qualcosa che noi non abbiamo ancora scoperto?

Da Londra Blair, ora giustamente spettinato e con l’occhio preoccupato, raddoppia lo scivolone facendoci sapere che “l’operazione è ancora più deplorevole perchè arriva proprio il giorno dell’apertura del G8″. Sei davvero così ansioso di far arrivare il messaggio “giusto”, da essere tu a suggerire quello che invece dovrebbe dedurre con tutta calma il resto del mondo?

Nè lo aiuta a mascherare la fretta di arrivare a certe conclusioni il suo sindaco di Londra, che da Singapore è addirittura in grado di dedurre che “i terroristi mirano a dividere i londinesi, ma noi sapremo restare uniti nello svolgimento delle nostre mansioni”. Se ce lo dice lui…

Ma come funzionano le cose, ultimamente? Una volta bisognava aspettare il classico volantino, recuperato nel cestino della spazzatura, per sapere che “questo è stato un gesto contro l’imperialismo delle multinazionali, che rivendica giustiza per il popolo oppresso bla bla bla…”, mentre oggi un qualunque sito internet dice “siamo stati noi” e basta, e tutto il resto ce lo mettono direttamente i politici colpiti dall’attentato stesso?

E poi, possibile che Al-Queda non abbia mai avuto da ridire una sola volta, sulle rivendicazioni che le vengono regolarmente attribuite da costoro?

Forse che davvero si conoscano molto meglio di quello che noi crediamo?

Massimo Mazzucco

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13.7.05 – Bush e Blair continuano ad andare a braccetto, nel bene e nel male. Dopo la curiosa analogia delle esercitazioni-fotocopia, in corso proprio durante gli attentati sia di Londra che di Manhattan, tocca ora alle indagini rispecchiarsi fedelmente una nell’altra.

La stessa fortuna che aveva arriso agli investigatori dell’11 Settembre, regalando loro la valigia di Mohamend Attà (che “perse la coincidenza” a Boston, e che conteneva addirittura il suo passaporto ed il suo testamento), ieri ha voluto aiutare gli inglesi, facendogli trovare i documenti personali di tutti e quattro i presunti “kamikaze”, vicino al punto in cui erano avvenute le rispettive esplosioni. Non contenta, la fortuna ha pure pensato di far rinvenire alla polizia una carta di credito intestata a uno dei quattro, apparentemente dimenticata in una cabina telefonica. Ma il miracolo vero è arrivato dalle telecamere a circuito chiuso dei trasporti londinesi, che dopo una accurata visione di tutto il materiale registrato quella mattina, hanno permesso di riconoscere i quattro attentatori, e di ricostruire fin nel minimo dettaglio i movimenti che li hanno condotto agli attentati.

Talmente alte erano le probabilità di scoprire qualcosa, spulciando quelle ore infinite di registrazione – quante telecamere ci saranno, anche soltanto nelle tre stazioni interessate alle esplosioni? Ma poi soprattutto, che cosa cerchi, in quel flusso ininterrotto di gente tutta uguale, visto che non sai ancora chi è stato? Qualcuno che va al lavoro “con l’aria sospetta”, magari “con lo zainetto particolarmente pesante”?) che la ricerca sulle immagini registrate era stata addirittura annunciata con gran fanfara dai telegiornali della sera prima. Si vede che Scotland Yard si sentiva in giornata di buona.

(Messaggio subliminale: non credere, piccolo fratello, dovunque tu vada, qualunque cosa faccia, il nostro occhio ti segue, e la traccia rimane per sempre).

Sarebbero quindi quattro pakistani “di nazionalità inglese” i quattro esseri astuti che hanno ritenuto necessario morire insieme alle vittime, nonostante potessero tranqullamente “dimenticarsi” lo zainetto sotto il sedile di quello davanti, e scendere con grande eleganza alla fermata precedente.

Il messaggio subliminale che ci giunge invece dalla tipologia degli attentatori è addirittura spudorato nella sua trasparenza: attenti, uomini di tutto l’occidente, “loro”, il male, i cattivi, sono fra noi. Si aggirano fra di noi, vestono come noi, e parlano esattamente come noi. Ma fortunatamente c’è un modo di distinguerli da noi: la religione.

In conclusione, bisogna ammettere che se l’occidente è sfortunato, in quanto bersaglio preferito della “jihad islamica”, ha dalla sua un sistema di indagini preciso ed efficiente, che ci permette sempre di ritrovare il colpevole ento 48 ore al massimo. Era successo con i dicciannove assi del cielo quattro anni fa, è successo ieri con i 4 pakistani delle bombe londinesi.

48 ore sembrano infatti un tempo ideale per permettere alla gente di riprendersi dallo shock, impedendo però che cominci a domandarsi davvero chi è stato, non appena ritorni a ragionare.

Ora invece, con la risposta già servita a colazione, potranno tranquillamente dedicarsi ad organizzare la caccia al primo pakistano che avvistano per strada.

Tutto previsto, tutto secondo copione.

Massimo Mazzucco

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VEDI ANCHE: “Le esercitazioni dell’11 settembre” di Riccardo Pizzirani.

Fonte: Luogocomune
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