15 luglio 2015

L’Occidente combatte l’Isis o fa finta?

L’Occidente combatte l’Isis o fa finta?

L’Occidente combatte veramente l’Isis? Se fosse così, sorgono spontanee alcune domande. Perché allora non coinvolgere la Russia nella lotta al terrorismo? Perché non sanzionare i Paesi che notoriamente finanziano l’Isis e forniscono armi ai terroristi come la Turchia, Paese della Nato? Perché non bloccare i finanziamenti all’Isis che provengono dal Qatar e l’Arabia Saudita?

Inoltre il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Carter ha ammesso il fallimento del programma da 500 milioni di dollari, che secondo gli organizzatori aveva l’obiettivo di formare almeno 5400 ribelli “moderati”, invece ne ha formati solo 60. O si tratta quindi di una strategia molto strana o qualcosa non torna. Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Gian Micalessin, editorialista de Il Giornale, reporter di guerra da anni impegnato nelle aree principali di conflitto nel mondo.

— Secondo Lei l’Occidente combatte veramente l’Isis o fa finta?

Vorrebbe farlo, ma purtroppo sbaglia un passo dopo l’altro. Ricordiamoci che fino al 2013 gli Stati Uniti erano pronti a bombardare la Siria. Immaginiamoci cosa sarebbe successo se Putin e il Vaticano non avessero fermato quella scellerata decisione. Oggi non esisterebbe più il governo, ma probabilmente l’Isis e Al Qaeda controllerebbero l’intero Paese. Perché la politica americana in Siria non funziona? Perché il programma di addestramento non funziona? Gli americani si illudono, non esistono ribelli moderati.
Esistono terroristi di diversa sfumatura, vanno da quelli al-qaedisti a quelli favoriti dall’Arabia Saudita e quelli più estremi dell’Isis. Inevitabilmente i gruppuscoli più piccoli della galassia terrorista quando si ritrovano troppo deboli per continuare a combattere da soli, convergono all’interno dell’Isis. Contribuiscono così a rendere ancora più forte l’Isis portandosi armi, finanziamenti avuti dall’Occidente e i combattenti addestrati da Paesi occidentali.



Dall’altra parte c’è anche l’incapacità dell’Occidente di contrapporsi idealmente alla propaganda dell’Isis. L’Europa forse più degli Stati Uniti è un coacervo di Stati privo di ideali e di una dimensione propria. Rendiamoci conto che i 4000 europei o i 4000 volontari partiti dall’Europa rispecchiano sicuramente la crisi dell’Europa. Gli immigrati di fede islamica, persino alcuni europei nel vuoto di ideali preferiscono affidarsi all’Isis che alla visione europea.

— Come andrebbe condotta secondo Lei allora la guerra contro l’Isis, come bloccare anche i finanziamenti.

Per quanto riguarda i finanziamenti andrebbe rivista tutta la politica con quelli che sono gli alleati infidi, ovvero sia il Qatar, il Kuwait, l’Arabia Saudita, la Turchia. La Turchia addirittura ha palesemente fornito delle armi ed è un Paese della Nato! Il Qatar, dove gli americani hanno la loro principale base, è il Paese da dove arriva la più grande massa di finanziamenti all’Isis. L’Arabia Saudita finanzia altri terroristi. L’Occidente dovrebbe prima di tutto tagliare i ponti con questi Paesi infidi e questi alleati inaffidabili. In secondo luogo è sbagliata sia la politica sul fronte iracheno che quello siriano. Sul fronte siriano l’unico che potrebbe sconfiggere l’Isis è il governo di Bashar Assad.

Sul fronte iracheno sono totalmente trascurate le tribù sunnite, che sono fondamentali per togliere all’Isis quell’humus in cui fa propaganda e proseliti. Finché non si recuperano le tribù sunnite non si potrà mai vincere l’Isis. Ed è incredibile come gli americani abbiano dimenticato di come mandarono Petraeus nel 2007 in Iraq per ribaltare le sorti del conflitto, che stava per essere vinto da Al-Qaeda. La prima cosa che fece Petraeus fu quella di reinserire nel gioco politico le tribù sunnite.

Fonte: Italian.Irib

Nella foto in alto: gruppo terrorista dell’ISIS

Nella foto al centro: istruttori USA in campo di addestramento per terroristi in Giordania
Posta un commento

Facebook Seguimi