29 luglio 2015

«Lo Stato lucra sui debiti, ecco perché si arriva ai suicidi»

«Lo Stato lucra sui debiti,  ecco perché si arriva ai suicidi»
Alberto Goffi assiste le vittime di Equitalia. «Sono cittadini onesti sfibrati dalla crisi». In Italia il debito può crescere fino al 40% in 12 mesi

Tommaso Vesentini

«1000 chiamate al mese». Tante ne arrivano al gruppo di giovani avvocati che, coordinati dal consigliere regionale del Piemonte Alberto Goffi, offrono assistenza gratuita per difendersi dalle cartelle di Equitalia. Mille piccoli imprenditori e artigiani che non ce la fanno più perché hanno dichiarato al fisco una certa cifra e poi, per malattia, crisi o per un mancato pagamento da parte dello Stato, non l’hanno incamerata. «Queste persone – denuncia Goffi -non sono evasori. Sono cittadini onesti che attraversano una difficoltà: hanno denunciato tutto, ma poi si sono ritrovati senza soldi per pagare». In Paesi come la Francia «lo Stato non può lucrare sui cittadini in difficoltà e, alle aziende in crisi, si evita ogni multa o interesse. In Italia, tra debito, sanzioni, more, interessi di rateizzazione e l’aggio di Equitalia (il 9 per cento, ndr) un artigiano può arrivare a pagare dal trenta al cento per cento in più. Ma come si può chiedere ad una persona che non riusciva a pagare 20mila Euro, di pagarne 40mila l’anno successivo?». E la follia di una Stato che divora le sue parti produttive.
Qual è la situazione per le aziende colpite da Equitalia?
«Sempre peggiore. Alle cartelle esattoriali si aggiunge la carenza di lavoro, fatturato e ordini. Le telefonate si moltiplicano e le aziende sono al limite del default. Non solo è aumentata la pressione fiscale, ma all’enorme bagaglio di sanzioni e aggravi amministrativi si aggiunge la comunicazione alla banche che, appena edotte della situazione debitoria dei loro assistiti, troncano ogni sostegno finanziario. Il debito delle aziende, però, non è dato da cattiva gestione, ma dalle sanzioni e dagli interessi inflitti dello Stato. Alcuni imprenditori non possono neppure chiudere, perseguitati da questi debiti, ma devono continuare a lavorare solo per pagarli. Altri, invece, semplicemente falliscono, creando un vuoto sociale e lavorativo. Altri si suicidano perché si sentono circondati».
È la situazione economica ad essere peggiore, o lo Stato che è diventato più insistente?
«In realtà il governo Monti ha introdotto qualche miglioramento, riducendo la brutalità degli interventi coattivi. Nello specifico ha spostato la soglia per ipotecare la casa da 8mila a 20mila Euro – anni fa era 1500 – e a duemila per il fermo amministrativo dell’automobile. In più, ha permesso l’applicazione di rate crescenti, partendo da un livello modesto, in qualche modo personalizzando le cartelle esattoriali. Ha, infine, permesso di rateizzare nuovamente qualora si dimostri di aver mancato un rata per difficoltà oggettiva. Ma non ha cambiato il problema fondamentale».
Quale?
«Lo Stato italiano non distingue tra evasori e persone che, dopo aver denunciato tutto, si trovano in difficoltà e non possono più pagare. In più, il livello delle sanzioni comminate dagli Enti e i costi imposti da Equitalia sono altissimi. Insostenibili e tanto più ingiusti quanto più si accaniscono contro persone oneste».
Molti Comuni hanno annunciato che cacceranno Equitalia dai loro territori. E’ possibile?
«Si, con la Manovra di fine anno si è garantito agli Enti locali di riscuotere in proprio i crediti. Dal Gennaio 2013 potranno non servirsi più di Equitalia. Ma non sarà abbastanza: la politica deve intervenire. O si modificano le leggi sulle sanzioni o l’impoverimento produttivo e sociale del Pasese continuerà imperterrito».
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