27 luglio 2015

L’Euro è un’Invasore!

L’Euro è un’Invasore!
Nel 1997 Ida Magli scrisse “Contro l’Europa”, che a rileggerlo oggi fa impressione per quanto già allora fu lungimirante sull’avvenire dell’unione europea e dell’Euro. Libro, peraltro, che costò all’antropologa l’inizio di un violentissimo ostracismo della “parola” da parte di quasi tutti i quotidiani di allora (e di oggi); gli stessi quotidiani sempre proni alle mute indicazioni dittatoriali di governanti asserviti a massonerie mondialiste, indicibili plutocrati, mastodontiche multinazionali e finanzieri assassini. Dei diecimila suicidi in Grecia a causa della crisi negli ultimi cinque anni non ne fa voce quasi nessuno, come anche dei tanti suicidi in Italia e nei paesi in recessione economica, paesi fino a qualche tempo fa definiti “piigs” proprio dal “Financial Times”.

È come se, grazie alla eliminazione delle monete nazionali, fossero venute meno le camere stagne di una nave: stiamo affondando tutti assieme. La moneta esprime sempre i valori nei quali il popolo di una nazione crede, aspetto primario che il delirio economicista imperante ha fatto finta non esistesse affatto: “emettere una moneta” vuol dire affermare la propria identità rispetto agli altri popoli, difendere e aver cura delle proprie necessità rispetto a quelle degli altri.

I tassi applicati dalla BCE, che sono uguali per tutti, hanno ambiguamente favorito sempre i tedeschi. Invece per tutti i singoli mercati di ogni Paese dell’unione, si è innescata una spirale recessiva che ci ha impoverito pesantemente: gli effetti sono stati recessione e deflazione per tutti, tranne che per la Germania: per il momento. La Germania sarà l’ultima, è vero, ma anche lei affonderà.

L’economia della Germania crollerà, perché l’euro è una moneta irreale; non è nemmeno tecnicamente definibile come “moneta”, in quanto si tratta solo di un accordo di cambi fissi. Al contrario, le monete nazionali facevano non solo da confine e difesa dei singoli paesi, ma garantivano un equilibrio nel contesto internazionale fra i mercati nazionali e le rispettive produzioni. Ora l’equilibrio è rotto da troppo tempo, con la differenza che la Grecia continua a restare “nazione” solo nel caso di fallimento: questa è la prova che una “nazione” non può essere un'”azienda”. È chiaro che l’unione europea, il Fondo Monetario Internazionale e i banchieri tedesco-anglo-americani avevano e hanno tutt’altro obiettivo finale, quello di “aziendalizzare” le nazioni europee, per poi farle fallire e impossessarsene grazie ai giochi in borsa, oltre che a una capillare corruzione: l’obiettivo era, sin dal lontano 2010, l’anno della prima dura crisi della Grecia, quello di giungere alla procedura del sequestro dei beni demaniali e dello Stato.

Scriveva lo Spiegel qualche tempo fa: «Un pugno di società finanziarie domina il trading di valute, risorse naturali, prodotti a interesse. Migliaia di investitori comprano, vendono, scommettono. Ma le transazioni sono in mano a un club di istituti globali come Deutsche Bank, Jp Morgan, Goldman Sachs». Il ministro tedesco dell’economia, il super-massone Wolfgang Schaeuble, considerato il “falco” più duro contro la Grecia, nel tacere tutto ciò, ringrazia sentitamente. Questa è una delle chiavi di lettura che ci fa comprendere solo in parte ciò che sta subendo il popolo greco.


Per capire l’altra metà della “mela avvelenata” è necessario fare qualche osservazione sulla personalità di base dei tedeschi. Ciò è necessario per comprendere l'”intransigenza” dei Tedeschi e molti dei loro atteggiamenti. Se al termine “nazismo” sostituissimo quello di “euro” in effetti non riscontreremmo nessuna differenza! Delle motivazioni più profonde alle radici dell’essere “tedeschi” ne parla soltanto l’antropologa Ida Magli in “Dopo l’Occidente”: «Di fatto la “tedeschità” vive dell’inadeguatezza dei Tedeschi a tenerle fede; è una debolezza sotto le vesti della forza. […] La “tedeschità” è nello spirito mai appagato dei Tedeschi nella ricerca di cosa sia l’esistere. […] La Germania nella “partecipazione allo spirito ebraico”, da un lato, e nel rifiuto del Cristianesimo dall’altro, ha sempre puntato sulla propria “debolezza”, il vero punto nevralgico del loro modo di percepire “l’esistere”; che per loro consiste in un continuo domandarsi di come si possa essere i “migliori” da “Tedeschi”».

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Germania ha “smesso di cercare” l’infinitezza, ciò che dava ancora “speranza” a loro stessi e all’Europa, concentrandosi soltanto sulla “forza” apparente della potenza economica. Da quel momento storico in poi, da una condizione che era storicamente latente, nei tedeschi ha definitivamente prevalso il “bismarkismo”: d’ora innanzi la ricerca della “forza” apparente della produzione economica, come del “militarismo” spinto, sostituirà del tutto la “debolezza” fortissima della ricerca esistenziale sull’essere “Tedeschi”. È così che si spiega la rinuncia al marco, alla propria identità economica al pari di quella intellettuale. Distruggere la Germania cancellando le identità degli altri Paesi europei, è stata la soluzione delirante degli americani e degli europei per tenere sotto controllo la pericolosità dei tedeschi. La risposta dei tedeschi è invece consistita nell’esasperare la loro tendenza all’ascetismo, conducendoci «fino alla all’annientamento della vita» : la loro predilezione al fondamentalismo dell’economicismo è una scelta che ci distruggerà tutti, loro stessi compresi.


L’ottusa insistenza tedesca nel negare gli aiuti in denaro alla Grecia e il rifiuto a tagliare il debito greco al fine di renderlo “saldabile” vanno al di là della semplice cattiveria, sono già “segnali di morte”. Il “carceriere”, che si tratti della Merkel o di Schaeuble nelle sembianze della “tedeschità”, non ha importanza. Essi incarnano comunque la “personalità di base” dei tedeschi in questo momento. Il “carceriere” ci “deve” mantenere nella condizione dello “schiavo”, ma naturalmente è il più schiavo di tutti, l’ergastolano senza speranza che non suscita pietà nemmeno per sbaglio. Anche nel caso che la Grecia fosse uscita dall’unione europea, la sua condizione di “schiavitù” era già “prestabilita”: non ci spiegheremmo la definizione inquietante di “buco dell’unione”, così allusiva sul piano della sessualità.

Questo riferimento “significativo” alla sfera sessuale ci conduce a un altro aspetto, più “specifico” e meno evidente, e al perché di tanto accanimento contro la Grecia. Con la sua “classicità”, il suo essere considerata “culla della democrazia”, era immediatamente venuta alla luce l’appartenenza dei Greci, come degli Italiani (dopo la Grecia toccherà all’Italia, che siamo l’obiettivo finale di questo percorso di distruzione dell’Occidente romano e cristiano), all’identità culturale dell’Occidente, come quella da annientare a tutti i costi, il motivo principale per cui Grecia e Italia sono fra i paesi da colpire più violentemente.

A fronte di 400 milioni di europei, dov’è la democrazia? Perché l’unione europea è pacifista a parole ma, mostrando il suo vero volto, nella sostanza è aggressiva, minacciosa, ricattatoria e poco disponibile di fronte alle sofferenze dei popoli? Perché nessuno sottolinea che nella realtà vera il popolo greco sta pagando il fallimento pilotato di alcune superbanche finanziarie? Chissà poi perché proprio la Goldman Sachs, che negli anni precedenti ha investito così tanto nell’euro e oggi invece scommette in borsa sul suo fallimento, sta realizzando profitti enormi grazie alla crisi dell’euro? Per non dire della BlackRock, il primo fondo d’investimento mondiale il cui fatturato è di 4.650 miliardi di dollari – l’equivalente del Pil della Germania – che a poco a poco sta fagocitando l’intera Europa grazie ai fallimenti, pilotati anch’essi, di aziende e nazioni. Perché nessuno ci dice che la BlackRock sta dietro alla crisi di Grecia, Italia, Spagna, Islanda e Portogallo?

Perché nessuno ci dice che non è la sola a guadagnarci dalla crisi greca, come nel caso della Deutsche Bank, i cui dirigenti provengono in blocco dalla Merril Linch, altra superbanca mondiale accusata di spregiudicate speculazioni finanziarie? Perché nessun telegiornale ci dice che la Deutsche Bank, con un deficit di 55.000 miliardi – venti volte il Pil tedesco – e un deposito reale di copertura di soli 522 miliardi, è considerata “la banca più fallita al mondo”? La stessa banca che, battendo i pugni sul tavolo delle trattative con i greci nelle persone dei loro ministri, impone alla Grecia di “mantenere i suoi impegni finanziari”!

Dopo il referendum greco si è scoperto che una delle richieste formulate dall’ex-troika – a parte l’ambiguo uso giornalistico del termine “ex”, visto che la struttura della troika continua ancora a operare con sorprendente efficienza – era la riduzione della spesa militare. La Grecia ha sempre investito molto sul proprio esercito, non fidandosi né del vicino turco né della Nato, visto che nel 1970 proprio gli americani imposero al popolo greco la dittatura dei colonnelli. La verità è che non è stato perdonato ai greci l’aver mantenuto il proprio esercito forte e pronto alla guerra, cosa che oggi impedirebbe un’avanzata rapida da Est delle milizie islamiche, anche queste addestrate dagli americani.

La falsa “primavera araba” si è rivelata per quello che è: la premessa per stringere mortalmente in una morsa a tenaglia da Sud e da Est l’Europa. Isis e compagni, nel conquistare le basi di Siria e Libia, oltre i paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo, mirano alla conquista dell’Occidente. A sud dalla Libia, a Est dalla Siria e dalla Turchia attraverso la Grecia per l’antica via Egnazia dal Bosforo a Egnazia in Puglia (l’attuale “corridoio 8″, per l’unione europea), l’obiettivo è il Sud dell’Italia per giungere rapidamente a Roma, il cuore del Cristianesimo.

Nel generale indebolimento strategico dei paesi europei, al contestuale indebolimento tattico dell’economia greca deve affiancarsi la smobilitazione dell’esercito greco. E quand’anche la Grecia fosse costretta un giorno ad abbandonare l’euro, la crisi economica porrebbe le basi per una grave crisi interna, utile a una rapida conquista della Grecia da parte delle truppe islamiche. Tsipras, capitolando alle imposizioni dell’eurogruppo, della BCE e del FMI, ha risposto con un taglio di 300 milioni di euro alla difesa entro la fine del 2016, ben superiore a quello proposto in precedenza e di cui nessuno ha detto niente. Questa stessa notizia è apparsa sull’Ansa quasi per sbaglio, “scomparendo” nel volgere di due giorni. Poi più niente.

La scelta greca di restituire sovranità al popolo con un referendum ha rotto un tabù: dopo il lungo silenzio degli ultimi quindici anni in quasi tutta Europa, si è osato restituire voce al popolo. Anni nei quali governi truffaldini e traditori si sono susseguiti impunemente ovunque. Talvolta, come in Italia, senza nemmeno essere stati eletti. L’obiettivo non dichiarato è stato quello di rendere inutile quanto controproducente l’uso del referendum. La dittatura oramai è dichiarata: d’ora in poi la scelta sarà fra sottomissione e ribellione.

Prima della definitiva avanzata islamica in Occidente, non ci dimenticheremo che, con la complicità dei governanti europei, il primo vero invasore della terra dei nostri padri è stato l'”euro”, un’arma il cui bel volto di “ideale” moneta universale priva di “confini” nasconde una lama tagliente come quella della falce mietitrice. Le “messi” siamo noi. Non resta che pensare questo: forse la Storia giudicherà per Alto tradimento tutti i nostri governanti. “Forse”, se il concetto stesso di “Storia” sopravvivrà all’avanzata islamica in Occidente. Certamente l’ISIS non farà inchini o riverenze come a Bruxelles in questi giorni si è visto fare ma taglierà la testa anche ai nostri abbagliati governanti!


Tratto da Italiani Liberi
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