16 luglio 2015

La nostra civiltà sprofonda tra “i ridenti”

La nostra civiltà sprofonda tra “i ridenti”
- di Luciano Fuschini –

La triste conclusione della vicenda greca rende ancora più incomprensibile lo spettacolo di risa, pacche amichevoli sulle spalle e buffetti sulle guance che hanno contraddistinto i lunghi mesi di trattative.

Nonostante l’esistenza della jena ridens, è caratteristica peculiare della specie umana la capacità di ridere, che ha quindi una sua nobiltà. Oltretutto sembra che faccia bene alla salute.

Però dovrebbe esserci un limite a tutto: est modus in rebus.

Si sa che uno dei peggiori difetti del sistema democratico è che spinge i capi dei partiti a promesse mirabolanti e irrealizzabili, per vincere le elezioni. Tsipras e Varoufakis dovevano sapere che quanto avevano promesso ai Greci non sarebbe mai stato accettato dalle istituzioni europee e dai creditori. Avrebbero quindi dovuto predisporre piani eccezionali di uscita da una situazione di impossibile gestione, a costo di rotture dolorose ma inevitabili.

Che fossero soltanto dei dilettanti allo sbaraglio, senza alcun piano alternativo alla ristrutturazione del debito, lo si doveva capire già dai loro atteggiamenti. Una trattativa dura e seria comporta atteggiamenti adeguati, volti gravi e pensosi.

Abbiamo visto solo risate, non sorrisi di circostanza e di buona educazione, ma proprio grasse risate. Abbiamo visto abbracci, pacche sulle spalle.

L’unico sempre accigliato era Schaeuble, ma la sua condizione di disabile ridotto su una carrozzina in seguito a un attentato per opera di individui ideologicamente affini ai suoi interlocutori greci, giustificava il suo malumore, che del resto è per lui una costante. Ma forse Schaeuble è una specie di Buster Keaton, il grande comico del cinema muto, che faceva ridere mantenendo un’espressione tetra. Infatti la sua proposta di una Grexit per 5 anni è un capolavoro di comicità surreale, accompagnata da quell’espressione severa e triste che era del comico americano.

Impressionante anche l’euforia ridanciana di Juncker nell’accogliere la coppia dei perennemente ridenti. Chi ha un po’ di anni sul groppone non può non ricordare gli abbracci e i baci sulla bocca che Breznev riservò al cecoslovacco Dubcek, che era a capo di un governo riformista intenzionato a prendere una via autonoma dalle direttive di Mosca. Pochi giorni dopo quelle effusioni, Breznev mandò a Praga i carri armati. Era il fatidico 1968. Juncker non ha mandato carri armati, quella è diventata un’esclusiva USA, ma non era il caso di sbellicarsi dalle risa.

Un altro che sembra preso da convulsioni ridanciane senza soluzione di continuità, è il sindaco di Roma, Marino. Deve amministrare un vero e proprio verminaio. “Mafia capitale” sta sulle pagine dei giornali di mezzo mondo. La Giunta comunale gli si squaglia fra le mani, fra inquisiti e assessori che si dimettono. Eppure lui ride. Ride continuamente. I suoi non sono i sorrisi dell’uomo sicuro di sé, che vuole infondere fiducia. Nemmeno sono i sorrisi ironici e autoironici del saggio, che hanno un’ombra di pensosa malinconia. Non sono i sorrisi dell’uomo superiore che contempla dall’alto del suo spirito le miserie umane. Sono proprio risate divertite. Lo contestano, gli gridano improperi, gli si sfascia il mondo attorno, e lui ride alzando i pollici in segno di vittoria.

Tira aria di Apocalisse sul pianeta Terra, eppure chi detiene un qualche potere si sente in dovere di ridere, appena si accorge di essere inquadrato da uno strumento di registrazione e di riproduzione dell’immagine. Il fatto è che fra telecamere visibili e nascoste, macchine fotografiche e telefonini, non c’è passo di un politico in vista che non sia ripreso. Allora questi poveretti sono condannati alla risata continua, appena mettono il naso fuori della porta di casa.

Bisognerebbe simpatizzare per Putin non fosse altro che per questo motivo: è fra i pochissimi potenti che mostra generalmente un volto tranquillo ma serio.

Fra i pochissimi motivi che potrebbero spingere a votare per qualcuno, c’è la fiducia che ispira un volto non ridente, la faccia seria di un politico assorto nel pensiero del compito immane che lo attende.

Un’intera civiltà sta franando in mezzo alle risate e alle pacche sulle spalle.

Fonte: Il Ribelle

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