09 luglio 2015

La Grecia sta per lasciare l’Eurozona?

La Grecia sta per lasciare l’Eurozona?
- di Daniele Della Bona e David Lisetti –

L’esito de referendum greco, dove ha prevalso il “No” al piano proposto al governo greco da parte dei creditori istituzionali (FMI, Fondo Salva Stati – EFSF poi diventato MES – BCE e Commissione Europea), ha aperto una serie di interrogativi e scenari su quale sarà il futuro del paese.

In particolare, su tutti svetta la domanda: la Grecia rimarrà o meno all’interno dell’Eurozona?

La risposta non è semplice perché implica la valutazione di una serie di scenari e fattori che sono in parte indipendenti dal governo di Atene.

Partiamo osservando quali sono le posizioni attuali dei contendenti. Le proposte che sono sul piatto riguardano una riforma del sistema pensionistico, nuovi target sull’avanzo primario del governo di Atene nei prossimi anni (ossia la differenza fra la spesa pubblica al netto di quella per interessi e le entrate fiscali complessive), l’innalzamento delle aliquote IVA, nuove imposte sulle imprese, una riforma della pubblica amministrazione con una revisione degli stipendi pubblici e dei tagli ad alcune voci di spesa, una riforma del mercato del lavoro e una serie di privatizzazioni e liberalizzazioni (per un quadro completo vedi qui).

L’Eurogruppo, che si riunito ieri (martedì 7 luglio) attende adesso le proposte di Tsipras su questo fronte e nel frattempo il suo presidente, Jeroen Dijsselbloem, ha ribadito la volontà di “mantenere la Grecia nell’Eurozona”.

Stessa linea espressa dal premier Alexis Tsipras, che ha dichiarato immediatamente dopo il risultato referendario che il suo obiettivo e la sua richiesta principale è una ristrutturazione del debito pubblico, combinata con una dilazione ventennale delle sue scadenze e un taglio degli interessi. Il tutto affiancato alla richiesta al MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), già presentata lo scorso 30 giugno, di un prestito da 30 miliardi di euro.

Il prestito potrebbe essere anche concesso ma appare condizionale all’implementazione di una serie di riforme che siano più vicine alle richieste dei creditori e quindi bisognerà vedere quale sarà la linea portata avanti da Tsipras in sede europea oggi.

Sul fronte del debito pubblico Atene sta facendo leva su un documento del Fondo Monetario Internazionale del 2 luglio che ammette la necessità di un taglio al debito greco. Lo stesso FMI, dopo aver registrato il mancato pagamento della rata da 1,6 miliardi di euro in scadenza il 30 giugno, si dice comunque disponibile ad “assistere la Grecia” in caso di richiesta.

Ma qui la distanza fra FMI e istituzioni europee sembra abissale: il portavoce del ministero delle Finanze tedesco, Martin Jäger, ha ribadito ieri che la posizione tedesca non è cambiata, e rimane contraria a questa ipotesi: il “taglio del debito per noi non è un tema” ha dichiarato. Aggiungendo che anche il debito con BCE non può essere ristrutturato perché si tratterebbe di “finanziamento monetario”.

Risulta evidente che un eventuale taglio del debito avrebbe implicazioni di carattere politico notevole (l’impatto economico sarebbe infatti estremamente limitato e non troppo problematico): i governi europei, Germania in testa, dovrebbero infatti andare a raccontare a cittadini ed elettori che i soldi chiesti negli anni passati per i salvataggi di Atene non verranno restituiti.

Esposizione verso la Grecia Paesi Area Euro (miliardi di euro).

Prestiti Bilaterali Fondi versati garanzia dei prestiti EFSF Totale
Austria 1,555 4,235 5,790
Belgio 1,942 5,291 7,233
Cipro 0,110 - 0,110
Estonia - 0,390 0,390
Finlandia 1,004 2,735 3,739
Francia 11,389 31,020 42,409
Germania 15,165 41,308 56,473
Grecia - - -
Irlanda 0,347 - 0,347
Italia 10,008 27,259 37,267
Lettonia - - -
Lussemburgo 0,140 0,381 0,521
Malta 0,051 0,138 0,189
Paesi Bassi 3,194 8,699 11,893
Portogallo 1,102 - 1,102
Slovacchia - 1,503 1,503
Slovenia 0,243 0,717 0,960
Spagna 6,650 18,113 24,763
Totale 52,900 141,8 194,7

Si tratta, è bene precisarlo, di una questione priva di senso a livello finanziario ed economico: dal momento che i fondi messi dai governi all’interno del Fondo salava stati o EFSF (European Financial Stability Facility) sono stati utilizzati non come prestito diretto alla Grecia ma come garanzia per l’emissione da parte del Fondo di obbligazioni, i cui proventi sono stati poi girati alla Grecia.

Tant’è che lo stesso EFSF, nonostante l’annuncio di riservarsi il diritto di chiedere il pagamento anticipato dei prestiti erogati ad Atene, ha scritto nel suo comunicato del 3 luglio che “il mancato pagamento da parte della Grecia non ha alcuna influenza sulla capacità dell’EFSF di ripagare i propri creditori. Gli investitori sanno che le obbligazioni beneficiano di una robusta struttura di garanzia”. Garanzia che, aggiungiamo noi, è rappresentata dai vari governi aderenti al Fondo come abbiamo visto qui, che quindi dovrebbero intervenire ipoteticamente in ultima istanza.

Ad oggi, quindi, lo scenario più probabile non sembra essere un’uscita unilaterale della Grecia dall’Euro. Si profilano all’orizzonte settimane di negoziati sulla falsa riga di quello che è avvenuto negli scorsi mesi su questo fronte: un taglio del debito in cambio di riforme. Ma, come in ogni relazione umana, anche in questo caso potrebbero esserci fattori imprevisti: cosa farà la BCE con le banche Greche? Quali sono le alternative e la volontà del governo Tsipras?

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Grecia: dal blocco dei negoziati al referendum: http://www.fef.academy/20150703-grecia-doc/


Per contattare gli autori: ddellabona@fef.academy e dlisetti@fef.academy
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