03 luglio 2015

La Grecia ed i falsificatori

La Grecia ed i falsificatori
- di Luciano Lago –

L’opinione pubblica dei paesi europei viene martellata in questi giorni da una ossessiva propaganda dei media associati al sistema da cui si vuole far credere che la Grecia ed il suo governo siano un paese irresponsabile che si è instradato in vicolo cieco per essersi rifiutato di aderire al piano economico di riforme ed austerità presentato dalla Troika europea, un piano che, è bene precisarlo, in sostanza prevede, attraverso una serie di misure, che la Grecia tagli la sua spesa pubblica (pensioni, salari, sussidi sociali, ecc..) e provveda all’ aumento delle imposte, ottemperando alle direttive trasmesse dalla Troika che sono vincolanti per tutti i paesi che presentano una forte esposizione di debito.

La resistenza di Tsipras e del suo staff viene spiegata come un tentativo di attuare una politica demagogica è populista che non tiene conto della situazione reale dell’economia greca. In realtà’ la Troika sta pressando per far attuare in Grecia le stesse misure di politica economica applicate agli altri paesi (Spagna, Italia, Portogallo, Irlanda, ecc.) che hanno prodotto affossamento dell’economia, deflazione e disoccupazione di massa ma hanno garantito il rientro dei crediti delle grandi banche. In Grecia poi le conseguenze sono state ancora più drammatiche ed è sufficiente, per comprovarlo, verificare di quanto si sia alzato il tasso di mortalità tra i bambini e l’aspettativa di vita nella popolazione anziana. Vedi: Grecia, strage degli innocenti: +43% di mortalità infantile dopo i tagli alla sanità.

Inutile chiedere perché’ si persista nelle stesse ricette economiche neoliberiste che si sono rivelate fallimentari: la Commissione risponde che è prioritario che la Grecia, con queste misure, realizzi un avanzo primario di bilancio (al netto degli interessi) del 3,5% del PIL entro il 2018. Questo l’obiettivo sostanziale che la Merkel, il FMI e la Commissione Europea impongono alla Grecia: la cura del salasso per guarire dalla polmonite. Si sottintende che poi tutto andrà’ per il meglio, l’economia crescerà’ e si uscirà’ dalla crisi ma, da come lo dicono, si capisce che non ci credono neanche loro .

Questa insistenza della Merkel e dei suoi sodali, avviene nonostante il fatto che gli economisti indipendenti di tutto il mondo (incluso premi nobel come Stiglitz e Krugman) hanno rilevato l’assurdità di questo obiettivo che si tradurrebbe in una ulteriore fase di recessione del paese ,come dimostrato anche dall’esperienza degli ultimi 5 anni in tutti i paesi dove sono state applicate le ricette imposte dalla troika che hanno portato , oltre alla recessione, anche l’aumento del debito, beneficiando soltanto un gruppo di grandi banche e l’economia della Germania che si è avvantaggiato cumulando dei surplus di centinaia di miliardi di euro ogni anno, in violazione anche degli stessi trattati europei.

Il nocciolo della questione sta nella necessità’ di garantire i creditori e continuare a pagare i mega interessi sul debito che il governo greco stava pagando fino ad ora. Tutto il resto è fuffa.
La propaganda dei media vorrebbe far credere che la scelta del referendum convocato per la prossima domenica sia quella tra euro e dracma, ignorando il fatto che la vera scelta che viene offerta al popolo greco attraverso il referendum è quella sostanziale tra il riprendersi la sovranità o lasciare questa nelle mani dell’oligarchia europea.

La sovranità, quella parola sostanziale che indica la possibilità di un paese di essere autonomo nelle proprie scelte di politica nazionale (non solo economica) e di non dover dipendere da una cricca di burocrati che a loro volta dipendono dalle lobby bancarie e da un intreccio di interessi che muovono le loro decisioni a scapito dell’interesse dei popoli. Una cricca di burocrati che pretende di dettare le direttive ai paesi o le misure economiche in ogni campo, dalla dimensione delle vongole per la pesca, alla valutazione di stabilire quali siano i tagli alle spese sociali, la pretesa di voler imporre ai produttori la necessità di fare i formaggi senza latte, la misura delle zucchine, ecc..

Una cricca che rimane poi senza una propria voce di fronte alle vere emergenze reali e serie: guerra in Ucraina, terrorismo ed immigrazione. Altro che integrazione e solidarietà fra i paesi europei, come recitava la ossessiva propaganda europeista, ogni paese se ne sbatte degli altri e guarda i propri interessi a scapito degli altri. L’immagine plastica di questa situazione sta nelle navi spagnole, britanniche e francesi che raccolgono centinaia di profughi al largo delle coste africane e poi vengono a scaricarli in Italia, unico paese che, grazie al servile governo Renzi / Alfano, accetta tutto dall’Europa, anche di martellarsi i piedi da solo.

Con il referendum si tratta di decidere riguardo a quella sovranità che la Grecia, con uno scatto di orgoglio, vorrebbe adesso riprendersi , in controtendenza rispetto a governi succubi di Bruxelles e governati dai lacchè della Merkel, come l’Italia e la Spagna, un concetto che i politici asserviti al sistema dell’usura tendono a dipingere come un fastidioso”retaggio” del passato che è bene consegnare nelle mani di Bruxelles di Francoforte e dei poteri finanziari. Loro vegliano per il nostro bene. Così la pensano Renzi, Napolitano e soci.
La vera scelta che deriva dal referendum è quindi quella di restituire il potere nelle mani del popolo piuttosto che lasciarlo mani della burocrazia incapace e corrotta di Bruxelles che ha prodotto solo disastri. Una scelta sostanziale tra democrazia (nel senso letterale del termine) o commissariamento dei poteri sovranazionali.

Sarebbe superfluo farsi troppe illusioni sull’esito della consultazione, salvo sorprese: pesa sulla scelta della popolazione il ricatto delle banche che hanno stabilito di rimanere chiuse fino alla fine della settimana, tanto per far capire da quale parte stanno, per non parlare della massiccia campagna dei media imperniata sulla falso dilemma di “Euro o Dracma”. Non si può essere certi che la popolazione si faccia convincere dal ricatto e dalla paura: esiste un forte risentimento contro la Germania della Merkel che non si avvertiva dai tempi dell’ultima guerra, questa l’incognita.

Questa incognita spiega il nervosismo che serpeggia questa settimana fra i burocrati di Bruxelles e le pressioni che questi a loro volta ricevono da oltre Atlantico, con le telefonate di Obama, preoccupato che si possa verificare uno strappo alla politica atlantista caldeggiata da Bruxelles e che potrebbe quindi rappresentare un pericoloso precedente per la compattezza dell’Europa.

Molto più che una questione economica la questione Grecia è una questione politica e questo ne spiega l’importanza. Chi , come gli opinionisti dei grandi media ed i politici filo europeisti, riduce tutto ad una questione economica ed una scelta tra dracma ed euro , tra Europa e altro, sta tentando palesemente di distorcere il significato della questione. Sono gli abituali falsificatori, manipolatori dell’informazione, omologati nella propaganda, gli stessi che ci parlavano della Grecia come “grande successo dell’euro” (Monti), quelli delle “rivoluzioni popolari” in Libia, i medesimi che descrivevano i tagliagole dell’ISIS in Siria come “ribelli democratici” che l’Occidente deve sostenere, ecc..

Mai prestare fiducia ai falsari, se ne pagano poi le conseguenze a lungo.

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