17 luglio 2015

La “geopolitica del genocidio”, strumento del dominio occidentale

La “geopolitica del genocidio”, strumento del dominio occidentale
- di Enrico Galoppini –

Un primo ministro preso a sassate all’estero non è cosa da tutti i giorni. Se poi questo primo ministro è quello di un Paese che porge le proprie scuse ai familiari di un massacro di cui è considerato responsabile, credo si tratti di una cosa più unica che rara. Ma è successo al serbo Aleksrandar Vučić, in visita a Srebrenica (Bosnia) per il ventennale di quello gli occidentali definiscono un “genocidio”.
Il “genocidio di Srebrenica” è uno di quegli eventi che avrebbero giustificato la guerra della Nato alla Jugoslavia. La prima “guerra umanitaria”. L’inizio del bombardamento etico sulle ragioni di una “guerra giusta” in pieno territorio europeo. La ripetizione ossessiva della unilateralità della colpa e del male: l’hitlerizzazione del nemico e Norimberga che si ripete.

I serbi, in tutto questo, ovviamente non stanno a farsele suonare e basta. Durante il proditorio attacco, compiuto anche con la partecipazione del governo italiano d’allora (D’Alema), resistono come possono, anche eroicamente, e solo la totale supremazia aerea garantita dai bombardieri strategici fa volgere le sorti di quella guerra dalla parte degli occidentali che sponsorizzano i “Freedom Fighters” albanesi dopo aver sostenuto le “ragioni” di sloveni, croati e bosniaci.


I pianificatori del macello seppero attizzare gli odi etnici e religiosi in un contesto che certo non presentava troppi ostacoli… Altro che “colombe di pace”! Le autorità occidentali, con tutto il loro circo di ONG tipo Centro Wiesenthal a caccia di “criminali di guerra”, si genuflettono davanti ai poveri musulmani bosniaci, per i quali approntano un “memorial” dove accorrere in lacrime ogni 11 luglio. Tutta l’Europa istituzionale, la stessa che strangola senza pietà i greci (!), si unisce nel cordoglio e nella contrizione. Strano, no, che tutti piangano per dei musulmani (che mediamente devono starci sulle scatole). Ma si noti il motivo dominante che aleggia sulla commemorazione: “L’Europa, allora, non fece nulla”…

L’Europa è sempre colpevole. Perché va ridotta all’impotenza.


Il gioco – al di là di queste bagattelle – è il seguente: all’America servono i bosniaci, come gli albanesi, per dimostrare che l’Europa non è tutta “cristiana” e condurre le sue guerre nei Balcani destabilizzando tutti quelli che non si piegano: gli slavi ortodossi alleati di Mosca, oltre ai greci, come vediamo in questi giorni. John Kleeves, buon’anima, l’aveva messo per iscritto e gli si rivoltarono tutti contro… Lo accusarono di “razzismo” anti-albanese, ma la verità è proprio quella: un nazionalismo esasperato di queste “etnie” musulmane, turchizzate e spesso wahhabizzate, più un matrimonio d’interessi con gli occidentali.

Scheda del massacro di Srebrenica 

Ma ammettiamo che i numeri di 8.000 ammazzati dai cattivissimi serbi siano veri(e lasciamo perdere altri “genocidi” di quegli anni assolutamente dimenticati, come quello dei serbi della Krajina), e ammettiamo anche che Izetbegovic fosse una pecorella sbranata dal lupo Milosevic (cosa non vera perché in Bosnia accorsero i soliti “jihadisti” dal coltellaccio facile), che d’altronde era il presidente della Federazione Jugoslava e pertanto rappresentava il “governo legittimo”.

Cosa accade dopo vent’anni? Che un primo ministro serbo (di una Serbia che nel frattempo s’è anche sottomessa parzialmente all’Occidente, pur mantenendo i legami con la Russia) va in Bosnia a “chiedere scusa”… Per tutta risposta, fanatici e provocatori infiltrati nella manifestazione lo prendono a sassate. Una cosa che non si vede mai da nessuna parte (l’unico caso simile è un primo ministro francese fatto scappare a gambe levate a Ramallah, una quindicina d’anni fa). I tedeschi sono decenni che vanno dappertutto a chiedere “scusa”, e nessuno li ha mai presi a sassate. Nemmeno in Israele! In Giappone, dove ogni anno si ritrovano per ricordare le bombe atomiche americane, nessuno s’è mai sbracato in una gazzarra simile. Altro stile, altra pasta.
E nessuno che trovi disdicevole l’accaduto. Nessuno si “indigna” come al solito. Chi ha architettato la provocazione? Vogliamo credere che i fanatici takfiri ed i loro sodali si siano fatti sfuggire l’occasione d’intrufolarsi in una situazione così propizia? Le teste calde teleguidate non mancano, dai Lupi Grigi agli islamisti cosiddetti “moderati” in combutta coi “ribelli siriani”. Ma anche in Bosnia hanno i loro emuli. Quelli sì che sognano una “pulizia etnica”!

Com’è che queste “etnie” musulmane balcaniche ce l’hanno sempre coi loro vicini e, in nome di deliri etnonazionalisti (come quello della “Grande Albania”), sono sempre pronti ad attaccare mettendosi al servizio del disegno strategico euro-atlantico? Questa è una domanda che bisognerebbe cominciare a porsi in quest’Europa che, dopo vent’anni, pare non aver capito ancora nulla.


O forse ha capito fin troppo bene, se si riflette sull’uso che del “genocidio armeno” vien fatto per tenere a bada i turchi quando ‘sgarrano’. Ma non capiscono perché sono ultimi arrivati nella ‘fabbrica del piagnisteo’, così anche loro ed i loro alleati balcanici hanno avuto il loro “memoriale” (di serie B) e stanno al gioco per assecondare i loro “sogni di gloria”.

Non capiscono che tutti, quando finiscono sotto il tallone occidentale (persino da “alleati”, si consideri l’uso che vien fatto ogni anno delle Fosse Ardeatine), sono passibili di essere trasformati in “genocidi” assetati di sangue. Chissà quanti memoriali esistono nel mondo, ma le lacrime occidentali irrorano solo quelli della “parte giusta”.

Qualcuno conosce il memoriale di al-‘Amiriyya a Baghdad? Bene, penso di essere stato uno dei pochi privilegiati europei ad averlo potuto visitare, prima dell’invasione anglo-americana del 2003. Che cos’era accaduto lì il 13 febbraio del 1991? Che l’aviazione americana, forte di una “risoluzione” dell’Onu, stava martellando di bombe la capitale irachena, ed un ordigno esplosivo finì nei condotti di aerazione di un rifugio per civili provocando un’orrenda carneficina: di molti sventurati non rimase che una “impressione” fotografica sul muro…

Pensate che ogni anno partano delegazioni occidentali per portare in quel luogo un fiore? Figuriamoci! Ma gli stessi occidentali hanno sostenuto alla grande il “memoriale” curdo a Halabja, dove sarebbe avvenuta la gasazione di circa cinquemila curdi da parte delle truppe irachene durante gli ultimi sprazzi della guerra con l’Iran.


Come si può capire molto bene, una volta incartocciatisi in questa logica dei “genocidi” se ne esce solo in un modo: esiste un Cattivo assoluto, da una parte, ed un Buono assoluto, dall’altra, vittima sacrificale prima dell’eterna flagellazione che attende i “colpevoli”, mentre intorno vigila il consesso dei distributori della patente di “buono” e “cattivo”.

E così tutti stanno al gioco: appena possono si fanno dare il loro “memoriale” chiavi in mano, certi che tutti si “ricorderanno” e piangeranno davanti alle telecamere. Finché farà comodo, ovviamente.

From left: Venezuela’s President’s wife Cilia Flores, Venezuela’s President Nicolas Maduro, Kazakhstan’s President Nursultan Nazarbayev, Russian President Vladimir Putin, unidentified man, China’s President Xi Jinping, Mongolia’s President Tsakhiagiin Elbegdorj, Chinese first lady Peng Liyuan, United Nations Secretary General Ban Ki-moon and other officials take part in a wreath laying ceremony on the Victory Day by the Kremlin walls in central Moscow, Russia, May 9, 2015. Russia marks the 70th anniversary of the end of World War Two in Europe on Saturday with a military parade, showcasing new military hardware at a time when relations with the West have hit lows not seen since the Cold War.

Lo si è visto di recente, quando prima tutti gli occidentali si son spellati le mani per Putin che andava a Auschwitz, ma poi, una volta capito che quello non era il solito fesso, si sono irrigiditi e non ne hanno più voluto sapere di presenziare alla parata della Piazza Rossa per celebrare la vittoria sul cosiddetto “Male assoluto”!

Col che gli altarini si sono definitivamente scoperti, e con essi questa ridicola messinscena delle lacrime a comando che, oltretutto, è pure ingiuriosa per chi davvero ha sofferto gravemente.

Ecco, forse, dovrebbero essere proprio i familiari delle vittime i primi ad opporsi a quella “cultura della memoria” ufficiale e ritualizzata, e pretendere di poter portare un fiore sulla tomba dei propri cari senza dover sopportare l’andirivieni di personaggi che altro non cercano se non visibilità, arrogandosi il monopolio della rispettabilità e della capacità di provare un sincero e partecipato cordoglio.

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