27 luglio 2015

IN FRANCIA LAVORI PER IL FISCO FINO AL 29 LUGLIO, IN GERMANIA 1° LUGLIO, IN BELGIO 6 AGOSTO, IN GRAN BRETAGNA 10 APRILE!


PARIGI - E' un rapporto che certamente alimentera' in Francia la sensazione di overdose fiscale, quello preparato dall'Istituto economico Molinari, un think-tank liberale franco-belga, e che il quotidiano "Le Figaro" oggi pubblica in anteprima: i lavoratori dipendenti francesi conserveranno per se' stessi i frutti del loro lavoro solo a partire dal 29 luglio prossimo.

In altre parole, per oltre la meta' dell'anno avranno lavorato per finanziare lo Stato!

In Europa, solo i dipendenti belgi sono messi peggio: il giorno della loro "liberazione fiscale" e' il 6 agosto; i tedeschi sono invece stati "liberati" il 1° luglio ed i britannici addirittura due mesi e 20 giorni in anticipo, il 10 aprile di ogni anno. Da notare, quindi l'enorme differenza tra le nazioni che usano l'euro e quelle come il Regno Unito, che a sui tempo lo rifiutò.

E peggio ancora, per la Francia: la situazione dei lavoratori dipendenti francesi ha continuato a deteriorarsi negli ultimi anni: nel 2014 erano stati "liberati" un giorno prima e nel 2010 tre giorni prima.

A pesare sulla busta paga dei lavoratori francesi sono soprattutto i contributi sociali: in questa materia la Francia ha il poco invidiabile primato tra tutti i paesi che aderiscono all'Ocse. Nel corso degli anni, infatti, i differenti governi che si sono succeduti a Parigi, ma anche le parti sociali, hanno pensato che fosse piu' "indolore" aumentare i prelievi per finanziare i trattamenti pensionistici, le indennita' di disoccupazione eccetera, piuttosto che la tassazione diretta dei redditi, da cui sono esentate il 52,5 per cento delle famiglie.

Ma va detto, però, che la Francia, quando ancora non aveva aderito all'euro, aveva uno dei regimi fiscali meno oppressivi d'Europa. Da quando non è più in grado di battere moneta, compensando gli aumenti della spesa pubblica con l'inflazione programmata e nel caso ricorrendo (ma non l'ha mai fatto) alla svalutazione del franco, l'oppressione fiscale in Francia è diventata insopportabile e ha deteriorato sia gli investimenti che più in generale l'economia.

Il governo socialista negli ultimi tempi ha detto di essere corso ai ripari ed il presidente Francois Hollande nel suo intervento televisivo in occasione della Festa nazionale francese del 14 luglio ha ribadito: "Non ci sara' nessun aumento di tasse" fino almeno al 2017.

Ma i francesi ci credono poco: secondo un sondaggio realizzato dall'istituto Odoxa, il 74 per cento degli intervistati e' scettico.

La ragione e' che, a fronte di un leggero calo delle imposte sui redditi, il ministero dell'Economia ha gia' annunciato un aumento delle tasse locali, che pesano parecchio sui bilanci delle famiglie; senza contare che il "contributo clima energia", la tassa sulle emissioni di anidride carbonica applicata ai carburanti, nel 2016 dovrebbe raccogliere 4 miliardi in piu': e tutti dalle tasche dei cittadini-automobilisti.

Ma il dato più amaro non è relativo alla pur eccessiva pressione fiscale francese, per non dire belga, italiana (giorno della liberazione fiscale in giugno, variabile tra il 15 e il 27) o tedesca. E' viceversa il confronto con chi ebbe la lungimiranza di non aderire alla sciagura chiamata euro.

La Gran Bretagna, grazie ad accorte politiche d'incentivazione degli investimenti, grazie alla sterlina, grazie alla bassa tassazione derivata dalla completa sovranità valutaria, non taglieggia nè i dipendenti, infatti si lavora per lo stato solo tre mesi e 10 giorni all'anno, nè le imprese, infatti Londra è la più grande piazza finanziaria mondiale che attrae capitali da ogni dove.

Il giorno in cui l'euro finirà sarà il giorno della nuova alba di speranza per tutta Europa.

Redazione Milano
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