27 luglio 2015

IL GOVERNO STA PENSANDO ALL’INASPRIMENTO (FEROCE) DELL’IMPOSTA DI SUCCESSIONE

IL GOVERNO STA PENSANDO ALL’INASPRIMENTO (FEROCE) DELL’IMPOSTA DI SUCCESSIONE
Come avrete letto nel corso della settimana, il Premier Renzi si è lanciato nella mirabolante idea di ridurre le tasse per circa 45/50 miliardi in tre anni. Siccome fa caldo e sono prossimo al meritato periodo feriale, non ho troppa voglia di commentare (con i numeri) le scarse possibilità che ciò avvenga, senza recuperare il gettito necessario da qualche altra parte (o con altre tasse o tagliando le spese). Fatto è che di soldi non ce ne sono (e non ce ne saranno). Quindi occorre trovare uno strumento fiscale che consenta recuperare gettito al fine di finanziare l’eventuale taglio delle tasse promesso da Renzi, che non mi pare abbia raccolto tanto entusiasmo da parte del Ministro delle Finanze Padoan e da parte della UE
Ora sapete anche che l’italia, dal punto di vista delle imposte di successione, è considerato quasi un paradiso fiscale.

Ciò perché i patrimoni che vengono trasferiti per donazione o successione scontano dei bassi livelli impositivi, peraltro fortemente attenuati da franchigie elevate che consentono di trasferire patrimoni (ad esempio da genitori a figli) fino a un milione di euro senza versare imposte di successione o donazione.
Per essere più precisi le aliquote e le franchigie variano in funzione del rapporto di parentela intercorrente tra il donante e il beneficiario. Le imposte vanno calcolate secondo lo schema che segue:

• 4%, per il coniuge e i parenti in linea retta, da calcolare sul valore eccedente, per ciascun beneficiario, 1.000.000 di euro
• 6%, per fratelli e sorelle, da calcolare sul valore eccedente, per ciascun beneficiario, 100.000 euro
• 6%, da calcolare sul valore totale (cioè senza alcuna franchigia), per gli altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al terzo grado
• 8%, da calcolare sul valore totale (cioè senza alcuna franchigia), per le altre persone.

Ora, ricorderete anche che quando il governo Renzi, appena insediatosi, dispose l’aumento della tassazione di quelle che vengono impropriamente definite rendite finanziarie, uno dei cavalli di battaglia fu proprio quello per cui era necessario adeguare la tassazione delle rendite finanziarie ai livelli europei in quanto superiori agli standard italiani (cosa peraltro neanche vera). Quindi, se è stata fatta passare all’opinione pubblica una cosa non vera (come quella che le tasse sui risparmi erano più elevante in europa rispetto a quelle italiane), per Renzi sarà un gioco da ragazzi dire che, in nome della necessità di adeguare l’imposta di successione agli standard europei, è necessario aumentare la tassazione dei patrimoni trasferiti per donazione o per morti causa. E ciò proprio perché, effettivamente, almeno sotto questo punto di vista, l’Italia sconta una tassazione particolarmente agevolata.
Senza poi dimenticare che una misura del genere sarebbe accolta con favore anche dall’area più a sinistra del PD e non solo.

Quello dell’inasprimento dell’imposta di successione è uno dei cinque rischi capitali di cui ho scritto decine e decine di volte e, allo stato attuale, è sicuramente il più probabile proprio perché il più spendibile politicamente.
Pensateci un attimo: se il governo dovesse aver bisogno di denaro (come in effetti è), secondo voi quale potrebbe essere uno strumento che potrebbe raccogliere ampi consensi politici e, allo stesso tempo, produrre strutturalmente un cospicuo gettito tributario? Non è certo l’imposta patrimoniale o il suo inasprimento, visto che le imposte patrimoniali esistono già (l’Imu per gli immobili e l’imposta di bollo per i risparmi). E’ proprio l’imposta di successione.

Una svolta a sinistra che piacerebbe molto ai dissidenti dem, compresi quelli che hanno abbandonato il partito di Matteo Renzi perché troppo berlusconiano.
Guadagnerebbe gli applausi della Cgil e, in generale, di tutti quelli che fanno il tifo per una patrimoniale. Svolta molto meno gradita alle famiglie italiane, che si ritroverebbero a fare i conti con il ritorno della tassa di successione vecchio stile. Tarata sul valore di un immobile di medio valore, quindi sulla tipica eredità della classe media.
Il governo sta facendo i conti su come coprire i tagli delle tasse promessi pochi giorni fa alla direzione Pd. L’abolizione della Tasi sulla prima casa, innanzitutto. Che vale 3,5 miliardi e nei piani del premier dovrebbe scattare già dal 2016. Poi, nel 2017, la riduzione di Ires e Irap. Infine, prima delle elezioni, nel 2018, cambiamenti agli scaglioni Irpef e le nuove pensioni.
Programma ambizioso che, nel complesso e a regime, potrebbe costare 40 o 50 miliardi. Saranno trovati con la «spending review» (risparmi sulla spesa pubblica) e «l’eliminazione degli sprechi della Pa», ha assicurato il premier. Fonti più tecniche, ma ufficiali, parlano di tagli alla spesa per 10 miliardi da subito, poi deficit, da portare a ridosso della soglia del 3%, in barba alle regole dell’Unione europea. Flessibilità che esiste solo nei sogni del governo, perché l’Europa non ha nessuna intenzione di concederci margini di tolleranza da utilizzare per tagli delle tasse.
Ma i soldi servono ed ecco che in questi giorni tra le coperture ipotizzate tra Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia è rispuntato fuori un classico. Una tassa chiaramente. Nello specifico, il ritorno della imposta di successione, se non per molti, per tutti. Attualmente è in vigore una franchigia nel caso di successione in linea diretta, quindi al coniuge o ai figli. Sulle cifre superiori al milione di euro si paga un’aliquota del 4%. Per i fratelli la franchigia è di 100mila euro e l’aliquota del 6% mentre per gli altri gradi non c’è franchigia.
Per fare un esempio, su un’eredita di 1,5 milioni ai figli o al coniuge si pagano quattro punti percentuali su mezzo milione, quindi 20mila euro.
L’idea che si sta facendo strada è quella di ridurre la franchigia. E il limite di cui si parla in questi giorni è di 200mila euro. Questo significa che, prendendo lo stesso esempio, si pagherebbe l’imposta su un imponibile di 1,3 milioni di euro. Roba da ricchi si dirà. Forse. Ma con una franchigia così bassa si finirebbe per fare pagare l’imposta a molta classe media.
Soldi sicuri per il governo. Impossibile evitare la morte. Difficile evitare l’eredità, anche quando – cioè nella maggioranza dei casi – è costituita da un immobile, il cui valore è calcolato sulla base della rendita catastale. Quindi è tutto teorico, mentre l’imposta va pagata cash.
Per questo l’imposta di successione è sempre stata la più odiata dagli italiani. Ridotta nel 2000 da Prodi, abolita l’anno successivo dal governo di Silvio Berlusconi, poi reintrodotta di nuovo da Prodi nel 2006. Ma in versione depotenziata.
Se Renzi deciderà di pescare dal mazzo delle coperture proprio questa, diventerà il paladino di un mondo che non l’ha mai amato. E potrà tornare in buoni rapporti con Maurizio Landini, leader della Fiom, che proprio pochi giorni fa ha segnalato tra le cose che non gli piacciono dell’Italia, che «abbiamo una tassa di successione praticamente inesistente rispetto ad altri paesi».
Era già successo esattamente un anno fa. Il governo doveva coprire il bonus da 80 euro e tra le coperture spuntò un abbassamento della franchigia fino a 100mila euro. Renzi dovette rinunciare per le proteste. 

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