07 luglio 2015

I nostri soldi in banca non sono “nostri”

I nostri soldi in banca non sono “nostri”

Se questa “crisi greca” ha dimostrato qualcosa di utile per tutti quanti, greci o no, è che i soldi, “i nostri soldi” in banca, non sono affatto “nostri”.

Prima la chiusura delle banche per una settimana e il concomitante tetto massimo di prelievo fissato in 60 euro (c’era chi pretendeva 20). Poi potrebbe scattare anche un prelievo forzoso. E chissà cos’altro.

Insomma, a questo punto lo capisce anche un cerebroleso che se metti i soldi in banca il sistema bancario ne fa quel che vuole.

Non sai nulla di come li investe (assai lucrosamente mentre a te non dà nulla); non hai la disponibilità immediata dell’intero ammontare del tuo conto corrente (perché hanno messo in giro, prestandolo, del denaro che non esiste confidando sul fatto che i depositanti adoperano solo in piccola parte i loro risparmi); se prelevi oltre una certa cifra segnalano la cosa alle “autorità” perché potresti essere un mafioso, un terrorista o uno che vive “sopra le righe” (come se loro fossero dei monaci certosini). E via abusando.

L’unica banca sensata dovrebbe limitarsi a:
1) fornire un servizio di custodia (quindi va bene pagare, anche se la gente s’era abituata a percepire un interesse);
2) favorire la transazioni monetarie a fini commerciali (anche questo è un servizio che ha una sua utilità se le controparti sono distanti, e tuttavia nel mondo esistono vari altri strumenti, come le varianti delle “lettere di credito” usate da molti extracomunitari).

Stiamo con tutta evidenza parlando di una situazione nella quale non esiste la moneta scritturale e/o elettronica, altro passaggio fondamentale per il consolidamento della gabbia usurocratica.



I plutocrati, nel tempo, con la democrazia parlamentare, hanno reso la politica una filiale dell’usura. Così sono diventate “legali” delle cose che non stanno né in cielo né in terra. Tipo il versamento obbligatorio dello stipendio su un conto corrente.

Fino ad un’epoca ancora “normale” esistevano nelle aziende di un certo rilievo gli “uffici stipendi”, che corrispondevano al dipendente lo stipendio in contanti. Poi arrivò l’assegno, che comunque è ancora una forma di “contante”, e che poteva essere presentato all’incasso anche senza avere un c/c presso la banca indicata dall’azienda.

Uno dei passaggi fondamentali dei plutocrati per imporre la loro dittatura è stato quello di far credere che un conto in banca fosse assolutamente necessario (ce l’hanno fatta anche coi pensionati).

Le “leggi” hanno compiuto il resto del lavoro. Oggi ancora molti non sono titolari di un conto, checché se ne dica, e per questo vari enti che non sono banche emettono carte con iban per l’accredito dello stipendio. Deve passare tutto da loro, così possono bloccarti tutto quando vogliono, e monitorare, con un sacco di scuse, le tue spese e il tuo “stile di vita”.

Sono diventati i padroni assoluti del rubinetto della “liquidità”. E ora che ci sono riusciti godono a far morire di sete la gente.

Si può vivere senz’acqua? La risposta è ovvia.

Posta un commento

Facebook Seguimi