15 luglio 2015

Grecia: la morte della democrazia

Grecia: la morte della democrazia
- di G. Cirillo –

Nel nostro ultimo articolo abbiamo esaltato e condiviso la scelta del duo Tsipras-Varoufakis di indire un referendum sulle misure d’austerità chieste dai creditori, ora dobbiamo purtroppo, ma forse era banalmente prevedibile, tornare sui nostri passi e denunciare invece il totale tradimento della volontà popolare. Già le dimissioni di Varoufakis, subito dopo la vittoria del NO, non presagivano niente di buono per il popolo greco ed infatti Tsipras si è praticamente arreso ed ha chiesto aiuti al Fondo di Salvataggio Europeo proponendo misure praticamente uguali a quelle respinte dai greci nel referendum di domenica scorsa.

Ma quindi perché Tsipras ha fatto tutto questo casino del referendum per poi arrendersi alla volontà dei creditori? A nostro avviso la risposta più ovvia è che lui si attendeva una vittoria del SI come indicavano i primi sondaggi e quindi voleva sgusciare fuori da questa situazione impossibile lasciando al popolo la decisione finale di aver accettato l’austerità. Oppure voleva, come ha dichiarato, andare a trattare in Europa, spalleggiato dalla volontà popolare contraria all’austerità, ma a questo punto non ha senso, dato che ha ottenuto pochissimo. Ha fatto bene, l’ex ministro dell’economia Varoufakis a dimettersi, perché sarebbe stato veramente disonorevole davanti al popolo greco andare a supplicare all’Europa di accettare un accordo simile al precedente.

Ma ora, dopo che Tsipras ha per un attimo fatto risorgere la democrazia, per poi ucciderla definitivamente sull’altare della politica corrotta e della plutocrazia, cosa succederà? Guardando il nostro ultimo articolo, attualmente si sta verificando lo scenario numero 3, quello della Grecia che si avvia verso l’uscita dall’Euro, ma tutto potrebbe decidersi oggi, con la riunione dell’Eurosummit di tutti i paesi dell’Unione Europea. Ieri si era invece riunito l’Eurogruppo dove sono emerse subito posizioni divergenti con i paesi meridionali Spagna, Francia, Italia, Portogallo, Cipro, Malta favorevoli alle condizioni offerte da Tsipras e all’erogazione di ulteriori miliardi (tra 50 e 70) necessari per consentire alla Grecia di rimborsare i prestiti i scadenza e per poter finanziare la propria struttura statale e con i paesi nordici cioè Germania, Finlandia, Estonia, Olanda, Slovacchia che invece si oppongono ad erogare ancora soldi a queste condizioni, richiedendo ulteriori garanzie, ulteriori condizioni e assolutamente nessun alleggerimento del debito, come richiesto da Tsipras.

Proviamo a delineare degli scenari alla luce degli ultimi avvenimenti:

1) COMPROMESSO RAGGIUNTO: l’Eurosummit riesce a trovare un compromesso, vengono erogati ulteriori miliardi alla Grecia in cambio delle condizioni offerte da Tsipras. A questo punto possono poi verificarsi altri due scenari a) Syriza il partito di governo, si spacca e l’accordo viene respinto oppure viene approvato facendo perdere la maggioranza al governo. Tsipras è costretto alle dimissioni, vengono convocate elezioni anticipate mentre il paese rimane senza soldi e nel caos. Possibile dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Presidente della Repubblica per superare la difficile fase di transizione. b) L’accordo viene approvato dal Parlamento Greco ma scoppiano pesanti sommosse, il paese anche in questo caso potrebbe sprofondare nel caos oppure le rivolte rientrerebbe e ricomincerebbe la lenta decadenza, senza considerare l’impossibilità che il sistema bancario torni a funzionare normalmente c) L’accordo è raggiunto ma alcuni paesi devono farlo approvare dal proprio parlamento, nel caso questo lo respingesse, bisognerà di nuovo tornare a trattare mentre la Grecia affonda giorno dopo giorno d) Dopo l’accordo, Alba Dorata denuncia la violazione della volontà popolare espressa nel referendum e guida azioni antigovernative, non è escluso che possa essere spalleggiata dai militari o da parte di essi (che votano secondo molte indiscrezioni, in gran parte questo partito) magari a loro volta spalleggiati dalla Russia di Putin. A questo punto si aprirebbe lo scenario guerra civile tra antieuropeisti ed europeisti, senza dimenticare le minoranze albanesi e musulmane e senza dimenticare i clandestini presenti che potrebbe diventare delle orde pericolose nel caso non ricevessero più aiuti a causa della bancarotta o dell’instabilità.


2) PAESI NORDICI CHIEDONO ULTERIORI CONDIZIONI:l’accordo potrebbe essere approvato, ma saranno necessarie ulteriori condizioni, come rinunciare al taglio del debito pubblico, oppure offrire aziende statali come garanzia in caso di mancato rimborso, oppure altre misure d’austerità. Nel caso Tsipras approvasse il rilancio guidato dalla Germania, sarebbe ancora più difficile farlo digerire alla propria maggioranza. Senza contare una rabbia popolare ancora più intensa. Tsipras potrebbe essere costretto ad indire un nuovo referendum proprio sulla permanenza o meno nell’eurozona oppure a dimettersi.

3) COMPROMESSO RAGGIUNTO MA ALCUNI PAESI IN MINORANZA SI RIFIUTANO: il compromesso viene approvato ma alcuni paesi si rifiutano. Il compresso viene comunque approvato perché non c’è il veto, ma serve una maggioranza dell’85% del capitale versato al Fondo Salva Stati. Se la Germania votasse NO, il compromesso non potrebbe essere accettato anche se tutti gli altri votassero SI, dato che la Germania ha versato il 27% del capitale e quindi la maggioranza sarebbe inferiore all’85% richiesto. Se la Germania votasse SI, considerando il probabile voto favorevole di paesi come Italia, Francia e Spagna anche se Finlandia, Olanda, Slovenia, Slovacchia ed Estonia che insieme non raggiungono il 10% del capitale versato, votassero NO, l’accordo verrebbe comunque raggiunto. Sta di fatto, che si potrebbe comunque andare verso una rottura, soprattutto se il Parlamento di uno di questi paesi non approvasse comunque l’accordo e paradossalmente potrebbe essere ad esempio la Finlandia a rompere con l’eurozona e non è esclusa una sua uscita dall’Euro. Ma molto più probabilmente sarà la Germania a decidere e gli altri paesi nordici si adegueranno, dato che solo essa ha il potere percentuale di bocciare il salvataggio della Grecia.

4) COMPROMESSO RESPINTO: Germania, Finlandia e altri paesi respingono la richiesta di ulteriori aiuti da parte della Grecia. Tsipras è costretto a stampare una nuova moneta oppure a dimettersi. L’Unione Europea organizza aiuti umanitari da fornire al paese per aiutare la popolazione in caso di uscita caotica e tragica dall’Euro. Se Tsipras non si dimette, è possibile che il governo in carica possa gestire in maniera abbastanza ordinata il GREXIT, nel caso di elezioni anticipate, invece, la situazione potrebbe peggiorare e il paese sprofondare nel caos. Se le elezioni si riescono a tenere, se vincono di nuovo formazioni euroscettiche si finalizzerebbe l’uscita dalla moneta unica o perlomeno l’introduzione di una valuta parallela. Se dovesse vincere una formazione europeista come il partito Nuova Democrazia, il processo potrebbe essere invertito e la Grecia si piegherebbe totalmente ai creditori scatenando però proteste violente da parte della parte di popolazione più in difficoltà. Anche in questo frangente non è esclusa una deriva autoritaria o una guerra civile.

Nel caso di guerra civile, osservando i risultati dell’ultimo referendum, possiamo osservare che le aeree più euro-ostili sono quelle dell’isola di Creta, delle isole Ionie e della Grecia Centrale, mentre il nord e il Peloponneso, pur avendo comunque votato NO, risultano essere meno euro-ostili. La cosa è anche confermata dal fatto che questi ultimi sono proprio i territori dove è maggioritario il partito filo-europeo di Nuova Democrazia. Al tempo stesso bisogna anche dire, che nelle aeree filo-europee, l’elettorato euroscettico è molto rappresentato da Alba Dorata. Quindi abbiamo una Grecia divisa con Macedonia, Epiro, Tracia e Peloponneso più filo-europeii ma con una importante presenza di Alba Dorata, mentre Grecia Centrale, Creta e Isole più antieuropee ma più verso sinistra. Queste considerazioni possono essere interessanti in caso di tragica evoluzione della crisi greca in guerra civile, perché possono far comprendere meglio eventuali posizionamenti e spaccature territoriali. Le minoranze presenti sono due, quella Greco-Albanese, nelle zone vicine all’Albania e quella Islamica in Tracia al confine con la Turchia.

Questo è il quadro odierno della crisi greca, domani o già stasera si saprà se e cosa avrà deciso l’Eurosummit, sicuramente voleranno parole grosse e sicuramente la volontà del popolo greco non sarà minimamente tenuta in considerazione. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.

Fonte: Hescaton

Tratto da: Controinformazione
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