23 luglio 2015

Gli Usa umiliano la Mogherini: creato un canale diretto con la Russia per la crisi ucraina

Gli Usa umiliano la Mogherini: creato un canale diretto con la Russia per la crisi ucraina

Lady Pesc esclusa da tutti i tavoli. Conta sempre il "gioco di squadra"?

di Eugenio Cipolla

Quando Matteo Renzi, dopo un lunghissimo braccio di ferro, riuscì a ottenere la nomina di Federica Mogherinicome Lady Pesc in molti si complimentarono con lui per la scelta. Persino il presidente della Repubblica, che allora era ancora Giorgio Napolitano, intervenne pubblicamente per lodare la decisione e la tenacia del premier italiano. A un anno da quella nomina, però, il ruolo della Mogherini è più che sbiadito. Nella crisi ucraina, ad esempio, l’ex ministro degli Esteri italiano è stata più volte scavalcata dal duo Merkel-Hollande, protagonisti nei colloqui in “formato Normandia”, che comprendono Francia, Germania, Ucraina e Russia, tenendo fuori il capo della diplomazia europea.

Anche sull’altro fronte diplomatico per la risoluzione del conflitto in Donbass, quello del gruppo di contatto, composto da Osce, Russia, Ucraina e rappresentanti delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk, la Mogherini è stata praticamente marginalizzata e il suo contributo si è rivelato pressoché inesistente. E siccome non c’è due senza tre, anche gli Usa, captata la debolezza della Lady Pesc europea, hanno deciso di farne a meno. Lo si evince da un rapporto della società di analisi privata americana Stratfor, stilato da alcuni esperti nel settore dell’intelligence.

A giugno e luglio, infatti, si sono svolti alcuni colloqui riservati tra la diplomatica statunitense Victoria Nuland (famosa per il celeberrimo “Fuck the EU”) e Grigory Karasin, vice ministro degli esteri russo e fedelissimo di Sergey Lavrov. Secondo gli esperti americani, di solito le conversazioni telefoniche tra diplomatici di questo livello non sono molto importanti, ma questo caso rappresenta un’assoluta eccezione. Nel rapporto c’è scritto che Sergei Ivanov, capo dell’amministrazione presidenziale russa e braccio destro di Vladimir Putin, avrebbe riferito al capo del Cremlino che il canale “Karasin-Nuland” diventerà la soluzione diplomatica per la risoluzione del conflitto in est Ucraina.

«Il conflitto ucraino – si legge nel report – porta con sé due grandi problemi geopolitici. La Russia vuole proteggere se stessa proteggendosi ai confini, mentre gli Usa vogliono impedire l’emergere di forze che potrebbe sfidare la supremazia di Washington. Lo scontro di questi due interessi è avvenuto in Ucraina. Se l’Ucraina sosterrà Mosca, la Russia diventerà il più importante centro della regione, mentre se sosterrà l’occidente, la Russia sarà vulnerabile sia dentro che fuori». E’ per questo, dunque, che la paura secolare del Cremlino, sull’influenza degli Stati Uniti alla periferia del suo territorio, ha portato alla creazione di un dialogo diretta tra Mosca e Washington, escludendo l’Europa e umiliando il rappresentante della sua politica estera, ignorato convintamente da ambo le parti. 

Il negoziato è ancora in corso e non sembra potersi risolvere a breve. Per Stratfor «non è detto che ci sia una risoluzione del conflitto a breve a una de-escalation della violenza». Mosca e Washington sono ancora lontane, mostrando idee e opinioni diverse su alcuni punti, come il tipo di autonomia da concedere alle regioni separatiste, i nuovi rappresentanti delle istituzioni e i colpevoli da consegnare all’opinione pubblica e a qualche tribunale internazionale.
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