11 luglio 2015

Ecco perché le banche centrali ci vogliono più poveri e ignoranti


Si dice che quando sale l'inflazione, la disoccupazione diminuisce, cioè crescono i posti di lavoro. Si potrebbe anche dire che se crescono i posti di lavoro l'inflazione sale e che dunque se i posti di lavoro diminuiscono la disoccupazione cresce! Se vogliamo capire perché l'economia Italiana appaia ormai destinata a un dapprima lento e poi sempre più veloce declino con chiusure di massa, delocalizzazioni inarrestabili e disoccupazione dilagante, dobbiamo allora andare a vedere quale sia il tasso di inflazione corrente. In Italia è prossimo allo zero e per quanto riguarda il tasso relativo a beni e servizi nel mercato è già da un po' di mesi andato in deflazione cioè sotto lo zero. Questo significa che i prezzi diminuiscono (Fig. 5).

Fig. 5 - Indice dei prezzi al consumo (CPI) Italia negli ultimi mesi.

Ecco perché le banche centrali ci vogliono più poveri e ignoranti

La diminuzione dei prezzi comporta degli effetti molto negativi per le persone normali e abbastanza positivi per il sistema finanziario in genere e in particolare per le banche. Quando i prezzi diminuiscono le imprese abbattono l'offerta e restringono l'occupazione in attesa di ricontrattare il costo del lavoro. I contratti del lavoro devono essere rivisti al ribasso e per fare questo spesso è necessario licenziare per poter riassumere a prezzi stracciati. I possessori di liquidità vedono crescere il valore del loro denaro che può acquistare più beni ma i debitori di mutui rischiano di vedere crescere il loro debito fino a livelli insostenibili e falliscono. Le banche che nel loro patrimonio hanno crediti e titoli vedono crescere il valore del loro patrimonio in termini reali, In particolare le banche Tedesche, a meno che questi crediti non diventino inesigibili per effetto dei fallimenti; in questo caso viene trascinato nella polvere anche chi ha dato soldi in prestito. Ma cosa provoca la deflazione? In un sistema economico sano, la massa monetaria immessa nel sistema dalla banca centrale deve essere tale da soddisfare le esigenze di negoziazione negli scambi di mercato. Tutti sappiamo che nelle attività di impresa il denaro il più delle volte non lo si possiede ma lo si chiede in prestito. A prestarlo sono le banche che a loro volta vengono finanziate dalla banca centrale o dal mercato interbancario. Senza questi finanziamenti le banche non prestano soldi a nessuno. In questo momento il mercato interbancario è fermo perché le banche, i cui bilanci sono pieni di titoli tossici non si fidano l'una dell'altra e non si prestano soldi a vicenda e la BCE ha concesso prestiti a bassi tassi attraverso lo strumento del Quantitive Easing, alle banche al solo scopo di consentire alle stesse di speculare sul finanziamento dei debiti sovrani a tassi speculativi al fine di ripianare i propri bilanci e non certo per rifinanziare il sistema produttivo. In pratica la BCE che dovrebbe stimolare l'economia stampando moneta esattamente come si fa in Giappone o negli Stati Uniti, per effetto del suo statuto, preteso dalla Germania, non può creare valuta in alcun modo se non creando altri squilibri debitori. La mancanza di moneta conferisce più valore a quella circolante e i prezzi scendono cioè sono necessari meno Euro per acquistare lo stesso bene. In questo contesto si può notare come l'Italia sia stata l'unico paese ad essere per davvero penalizzato dalla stretta monetaria (Fig. 6). L'offerta di moneta (M1) in Germania, Francia e Italia dal 2002 ad oggi. Dopo il 2010 Francia e Germania hanno continuato a fruire di un aumento dell'offerta di moneta, mentre per l'Italia i "rubinetti" sono stati chiusi.
Fig. 6 - Offerta di moneta M1 In Italia, Germania e Francia [cliccare sopra le immagini per ingrandirle]
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Ricapitolando. La crisi scoppiata per effetto degli indebitamento del sistema finanziario dovuto alla speculazione ha indotto la BCE ad aggiustare in conti delle banche a spese dei contribuenti costringendo gli stati a pagare tassi altissimi alle banche per ottenere il finanziamento della propria spesa corrente e del proprio debito a scadenza. Questo ha innescato forti politiche di restringimento della spesa pubblica che hanno depresso spesa ed investimenti generando un forte calo della domanda e discesa repentina dei prezzi ancora a vantaggio del sistema creditizio. Questa politica del rigore scelta dalla BCE e dalla Unione Europea come abbiamo visto aggiusta i conti delle banche ma provoca la distruzione del tessuto produttivo, dilagante disoccupazione e rinuncia al welfare state cioè a quelle politiche di redistribuzione dei redditi attraverso sussidi e pensioni alla popolazione meno agiata. Lo strumento di questa disastrosa politica economica è l'EURO.

di Nicola Di Cesare

La cosa più importante è che si continui ad agire perché i poveri contino. Ci incontreremo ancora. Ci incontreremo sempre. Ci incontreremo in tutto il mondo, in tutte le chiese, le case, le osterie. Ovunque ci siano uomini che vogliono verità e giustizia (Don Andrea Gallo)



È stato per cinquant’anni un prete di strada e da quaranta ha fondato la Comunità di San Benedetto al Porto di Genova. È stato un salesiano, un  missionario in Brasile, cappellano  alla nave scuola della Garaventa , riformatorio di minori. Più tardi diventò agli occhi della Curia un prete scomodo che per decenni  ha operato in Italia, soprattutto a Genova, sempre vicino ai poveri, alle prostitute, ai tossicodipendenti, agli emarginati di quelle zone ghetto dove si annidano tristi storie di degrado ma a volte può germogliare un’umana solidarietà.
Chi riesce per tutta la vita a praticare in concreto il messaggio del più grande rivoluzionario della storia , cioè Cristo, e anche a ergersi contro corrente è un uomo di  straordinario spessore e  di grande umanità , di fede e giustizia . Uomini di tal fatta sono rari, sono  un esempio di vita per tutti, per chi crede e chi non crede. Don Andrea Gallo credeva in Dio ma soprattutto nell’uomo, e ha dato una mano,  una speranza e voce agli invisibili, cioè a  uomini, donne e ragazzi, di ogni età e provenienza, spesso ignorati .
Lo ricordo con un brano tratto dal suo libro “Così in terra come in cielo”, tratto da qui .
Grazie, Don Gallo.

“Mi hanno rubato il prete”.
Fui rimosso dall’incarico nel 1963. La motivazione ufficiale non la conosco ancora, però sospetto abbia a che fare coi miei metodi “licenziosi”. Nel gennaio 1965 mi spedirono come viceparroco alla Chiesa del Carmine, in pieno centro storico, sotto l’Albergo dei poveri. Era un quartiere popolare, di portuali e operai, con abitazioni inagibili e un mercato rionale quasi indecente. Giravo nei vicoli, sostavo fra i banchi, passavo in edicola, discutevo col salumiere che era convinto che mi piacesse il prosciutto ma comprassi la mortadella perché ero tirchio e volevo spendere meno. La zona era anche frequentata da famiglie borghesi in quanto vicinissima all’Università e al Liceo Colombo, dove nel ’68 nacque il movimento studentesco. Fu un periodo di grandi stravolgimenti: con il Concilio Vaticano II la Chiesa decideva di leggere i segni dei tempi, i giovani si impegnavano nel sociale, dibattevano sulla riforma scolastica e la guerra in Vietnam, nascevano piccole comuni, cresceva la partecipazione civile. Fu un risveglio e un contagio di idee, una primavera a tutti gli effetti. La mia parrocchia diventò un punto di riferimento, l’agape, un luogo di forte comunione e sinergia. Alla messa di mezzogiorno trattavo i temi di attualità, ero nettamente schierato al fianco degli ultimi, cominciai a tenere due leggii: da una parte il Vangelo, dall’altra il giornale. Evidentemente qualche zelante non approvava le mie omelie e avvisò la Curia. L’episodio che scatenò l’indignazione dei benpensanti fu la mia predica alla scoperta di una fumeria di hashish nel quartiere. Invece di inveire contro chi rollava qualche spinello ricordai quanto fossero diffuse e pericolose altre droghe, per esempio quella del linguaggio, talmente fuorviante che poteva tramutare “il bombardamento di popolazioni inermi” in “un’azione a difesa della libertà”. Apriti cielo.
Il parroco Don Emilio Corsi per ordini superiori dovette registrare di nascosto le mie prediche, poi mi chiese scusa, dimostrandomi tutto il suo affetto, e si rifiutò di continuare. Ma ormai la Curia aveva stabilito che promuovevo la politica e non il Vangelo e nel 1970 mi inviò un provvedimento di espulsione.
Addirittura il vescovo Chiocca telefonò a mia madre chiedendole di fare pressioni su di me affinché scegliessi “obbedienza o catastrofe”. Optai per l’obbedienza e per loro fu una catastrofe. Prima della mia partenza ci fu una sollevazione popolare inaspettata. Tutta la città reagì, tanto che della storia di questo pretino si dovettero occupare anche i quotidiani, perfino Le Monde seguì la vicenda e scrisse che “avevo il torto di essere stato fedele al Concilio.”
Le gente del quartiere inviò una lettera di protesta con 2370 firme (a cui non seguì alcuna risposta), organizzò una veglia di preghiera, occupò la chiesa per esprimere totale disapprovazione al mio allontanamento. Il 1 luglio 1970, mentre io stavo barricato in una trattoria, venni chiamato in piazza e lì trovai oltre duemila persone a manifestare. Rimasi colpito. Avevo deciso di non contestare il provvedimento, invece capitai nel bel mezzo di una mobilitazione popolare, dove il professore universitario teneva a braccetto lo spedizioniere, il fabbro la vecchietta, i figli delle prostitute alzavano i cartelli insieme ai figli dei grandi professionisti. Che commozione. Mi diedero un megafono e questo fu il mio saluto: “E’ vero, esiste un profondo dissenso fra me e la Curia, ma un dissenso di amore e di profonda, convinta ricerca della verità. La cosa più importante è che si continui ad agire perché i poveri contino. Ci incontreremo ancora. Ci incontreremo sempre. In tutto il mondo, in tutte le chiese, le case, le osterie. Ovunque ci siano uomini che vogliono verità e giustizia.
” Il 1 luglio 1970 un bambino piangeva sugli scalini della mia chiesa e quando il vigile gli chiese perché, lui rispose: “Mi hanno rubato il prete”.


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