31 luglio 2015

Ecco la verità sui conti di Roma. E’ una città praticamente fallita

Ecco la verità sui conti di Roma. E’ una città praticamente fallita

L’urbanista Paolo Berdini dà alle stampe il volume nel quale denuncia l’origine del “debito monstre” di 22 mld che grava su Roma. E la paragona con i fallimenti di Alessandria e i “buchi” di Parma e Napoli. E poi scoperchia il vaso di pandora dei costruttori. TUTTI I NOMI.

- di Patrizio J. Macci –

22 miliardi di Euro di debito al 31 dicembre 2014, milione di euro più milione di euro meno. Questo numero rappresenta la fotografia della situazione economica del Comune di Roma. Una cifra mostruosa, che cresce in maniera costante e del quale l’Amministrazione riesce a pagare gli interessi con estrema fatica: la Capitale è una città praticamente fallita. Alessandria è stata dichiarata in default per un debito di 200 milioni. Parma ha un buco di bilancio di 850 milioni. Napoli è in stato di pre-dissesto. L’Aquila è ancora un cumulo di macerie, perché la ricostruzione non ha finanziamenti adeguati, mentre sono 180 i comuni italiani commissariati per fallimento. Il quadro italiano non è assolutamente rassicurante.

In centocinquanta pagine abbondanti dense di numeri e riferimenti storici con il libro “Le città fallite” (Donzelli Editore) Paolo Berdini, urbanista, autore di indagini televisive che hanno scoperchiato lati oscuri dell’urbanistica d’assalto all’ombra del Cupolone, demolisce la politica romana in materia di “cemento”. In verità il volume abbraccia anche altre città e altri disastri, ma la parte più rilevante per il lettore della Capitale e per questa recensione è quella che affronta la situazione di Roma, città dove dal 1994 al 2014 la superficie edificata è passata da 31.000 a 55.000 ettari, nonostante la popolazione sia rimasta sostanzialmente invariata inchiodata a 2.600.000 abitanti circa. Si continuano a costruire case nonostante ve ne siano vuote e sfitte a bizzeffe, anche se la popolazione residente non è cresciuta. La colpa di questa situazione devastante, secondo Berdini, è il neoliberismo imperante che ha distrutto il welfare urbano, cancellando la tutela del territorio.

L’autore non risparmia nessuno e mette nero su bianco i nomi di tutti quelli che hanno contribuito a questo stato di cose: la cancellazione della legge sulla costruzione delle Case Popolari (siamo diventati un paese ricco e non lo sapevamo!) realizzata praticamente nottetempo, la genesi della famigerata Società Generale Immobiliare e lo sviluppo folle della rendita fondiaria, l’onnipresente Banda della Magliana e la compravendita di un albergo da parte dell’Università di Tor Vergata. La ricostruzione di come si è arrivati a questo stato di cose è cronologica e filologica, l’autore non risparmia una stoccata nei confronti dell’attuale premier Matteo Renzi circa la sua abitazione quando era sindaco di Firenze.

La Capitale attende l’arrivo dell’ufficiale giudiziario, ma un cambio di rotta in extremis è ancora possibile almeno fino a quando non si arriverà all’impossibilità per aver costruito tutto il possibile e non ci sarà più possibilità di tornare indietro, come un’automobile che non può fare più marcia indietro perché non c’è più spazio per fare alcuna manovra.

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