20 luglio 2015

COS’E’ CHE NON FUNZIONA NEL NOSTRO SISTEMA MONETARIO (E COME RIMEDIARE)

COS’E’ CHE NON FUNZIONA NEL NOSTRO SISTEMA MONETARIO (E COME RIMEDIARE)
- DI ADRIAN KUZMINSKI –

C’e’ qualcosa di profondamente sbagliato nel nostro sistema finanziario globale. Papa Francesco è solo l’ultimo di molti ad aver lanciato questo allarme:

“Gli esseri umani e la natura non devono essere al servizio del denaro. Dobbiamo dire no a un’economia di esclusione e disuguaglianza, regolata non dallo spirito di servizio ma dal denaro. E’ un’economia che uccide. E’ un’economia che emargina. Quest’economia distruggerà la Madre Terra.”

Quella che il Papa chiama “un’economia di esclusione e disuguaglianza regolata dal denaro” è ben nota a tutti. Quello che invece non è molto chiaro è come abbiamo fatto a finire in questa situazione e come rimediare.

La maggior parte della gente prende per scontato il nostro sistema monetario e si sconvolge quando scopre che non è il suo governo ad emettere il loro denaro. Quasi tutto il denaro è generato da prestiti fatti di ‘aria fritta’ provenienti da registrazioni contabili di banche private. Per questo ‘passaggio’ le banche applicano interessi, guadagnando quindi per aver fattp praticamente niente. La valuta emessa dal governo – monete e banconote – è una parte trascurabile al confronto.

L’idea di dare alle banche private il monopolio per l’emissione del denaro risale all’Inghilterra del diciassettesimo secolo. Il governo britannico, messo alle strette, consentì a un gruppo di banchieri privati di assumersi il debito nazionale come collaterale per l’emissione di prestiti, sicuri che lo stato avrebbe certamente ripagato il debito, rivalendosi sui contribuenti.

E così è stato fin da allora. Alexander Hamilton ammirava molto questo sistema che chiamò ‘il sistema inglese’; lui e i suoi successori riuscirono ad esportarlo negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo.

Ma il denaro è una cosa troppo importante per lasciarlo nelle mani dei banchieri. Non c’è alcun motivo per concedere ad entità private il redditizio monopolio dell’emissione del denaro; questa dovrebbe essere un servizio pubblico, cosa che molti oggi credono sia. Inoltre, l’emissione privatizzata del denaro consente a poche grandi banche e istituzioni finanziarie non solo di lucrare facendo nient’altro che delle registrazioni contabili, ma anche di convogliare gli investimenti verso società ‘amiche’ e non verso tutti indistintamente.

La persone comuni ottengono finanziamenti a condizioni proibitive, se non addirittura disastrose, che le condanna a vivere eternamente nel debito con ipoteche, prestiti universitari, rate per l’acquisto di automobili, rimborsi di carte di credito, ecc. Gli interessi su questi prestiti vanno ad alimentare la macchina degli investimenti privati di Wall Street, rappresentata dalla figura estrema del moderno creditore: il famoso ‘unpercentista’.

Sono due i principali critici del nostro sistema finanziario privatizzato: i fanatici dell’oro (gold-bugs) e i sostenitori del sistema di banche pubbliche. I primi vorrebbero tornare a uno standard aureo e alla moneta d’oro. Il problema è che diverrebbe praticamente impossibile avere denaro in prestito poiché la quantità d’oro disponibile in circolazione è esigua e poco flessibile. Non c’e’ modo di espandere la quantità di oro presente del mondo.

Il credito – la capacità di avere denaro in prestito – è fondamentale per qualsiasi economia. Se non potessimo avere prestiti per ottenere capitali di investimento, strade, infrastrutture, case, aziende, ospedali, istruzione, ecc, allora non saremmo più in grado di finanziare i servizi essenziali. Per questo abbiamo bisogno di un’offerta monetaria elastica.


I sostenitori del sistema delle banche pubbliche – come Stephen Zarlenga e Ellen Brown – conoscono bene la necessità del credito. Il loro scopo è quello di trasferire il monopolio del credito dal privato al pubblico. Purtroppo, non c’è alcuna garanzia che questa forma di finanziamento statale “progressista” si migliore della versione ‘privata’.

Se avessimo un governo realmente democratico che si assumesse concretamente le sue responsabilità nei confronti dei cittadini, allora sì che questo sistema funzionerebbe; ma, in realtà i governi degli Stati Uniti e dei paesi più sviluppati non sono che oligarchie controllate da interessi particolari. Una banca pubblica centralizzata senza una rivoluzione politica finirebbe con il favorire degli appaltatori ‘amici’ del governo, che continuerebbero a spremere i debitori per avere gli interessi, con la scusa che sono destinati al “bene pubblico”.

Curiosamente, questo ci ricorda il sistema adottato dalla vecchia Unione Sovietica e dalla Cina attuale, dove unanomenklatura politica detta legge e arricchisce se stessa. Il nostro attuale sistema di finanza privata centralizzata, così come la proposta “progressista” di una finanza pubblica centralizzata, non sono altro che versioni gemelle di un controllo finanziario dall’alto verso il basso in mano a un’élite.

Fortunatamente, esiste anche un altro modello alternativo. In America c’è una lunga tradizione iniziata nel periodo della resistenza al colonialismo britannico del ‘sistema inglese’ e poi continuata dai Jeffersoniani, dai Jacksoniani e dai populisti del post-guerra civile. Questa tradizione si opponeva a qualsiasi forma di banche centrali e promuoveva l’emissione decentralizzata del denaro.

L’idea che svilupparono era di proibire qualsiasi forma di banche centrali – sia pubbliche sia private – e consentire l’emissione del denaro esclusivamente in modo locale, a fronte di valide garanzie sia per gli individui sia per le aziende. E’ un approccio essenziale, che parte dal basso e dà la priorità ai cittadini e alle aziende locali, che ottengono dalle banche pubbliche locali prestiti senza interessi per finanziare le loro attività.

Un tale sistema dovrebbe essere pubblicamente regolamentato, per garantire uno standard equo e uniforme dei prestiti locali. Sarebbe, in effetti, un sistema bancario pubblico. Tuttavia, l’assenza di un’istituzione emittente centralizzata, impedirebbe qualsiasi concentrazione del potere finanziario, sia pubblico sia privato.

Qualsiasi sistema di controllo finanziario top-down – sia privato sia pubblico – presuppone un qualche tipo di controllo da parte di un’élite. Ovvero, una sorta di pianificazione centrale elaborata sia dai consigli di amministrazione delle aziende sia dagli uffici delle agenzie governative, o da una combinazione di entrambi. La storia ci suggerisce un sistema decisionale top-down finisce inevitabilmente con il favorire gli interessi privati, diventa quindi distorto e socialmente controproducente.

Il sistema decentralizzato di finanza populista opererebbe senza una pianificazione centrale. Al contrario, la finanza si auto-regolerebbe con innumerevoli decisioni locali su prestiti e meriti creditizi. L’amore per il denaro non finirebbe con lo sfruttare il suo potere: sarebbe invece disperso e distribuito fra tutta la popolazione, come dovrebbe essere, senza interessi onerosi e a beneficio di tutti.

Adrian Kuzminski



Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63
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