08 luglio 2015

Continuano i successi del FMI in Ucraina: entro fine anno un terzo della popolazione sarà povera

Continuano i successi del FMI in Ucraina: entro fine anno un terzo della popolazione sarà povera

Dal marzo 2014 a oggi 1,4 milioni di persone sono sfollate all'interno dell'Ucraina

di Eugenio Cipolla

I dati sugli effetti devastanti che la guerra in Donbass ha avuto sulla popolazione dell’est Ucraina li ha forniti ieri pomeriggio un report del ministero delle politiche sociali di Kiev. A giugno 2015, un anno e tre mesi dopo l’inizio del conflitto nella parte orientale dell’ex repubblica sovietica, gli sfollati interni costretti ad abbandonare le proprie case sono 1,4 milioni, circa 100.000 persone in più rispetto all’ultimo rapporto diffuso dalle Nazioni Unite lo scorso mese. E se a questi aggiungiamo il milione di persone che si sono rifugiate nei paesi vicini, come Russia e Bielorussia, si arriva alla cifra monstre di 2,5 milioni. Numeri che fanno impallidire persino l’emergenza immigrazione che riguarda il nostro paese (che comunque non va sottovaluta, anche per le diverse caratteristiche che ha rispetto al problema ucraino).

La guerra in Donbass, dunque, a dispetto del silenzio dei media occidentali, continua incessantemente, mietendo ogni giorno nuovo vittime e continuando a stravolgere la vita di inermi civili, colpevoli solo di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Dal punto di vista militare, nelle ultime ore si è vista un’intensificazione dei combattimenti nell’area di Luhansk (nel fine settimana sono morti quattro soldati di Kiev) e in quella circostante all’aereoporto di Donetsk, dove ieri sera, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa filorussa DAN, l’esercito regolare ha bombardato ripetutamente la zona con colpi di artiglieria pesante. Le accuse tra le due parti sono come sempre reciproche, con i filorussi che incolpano Kiev di bombardare senza sosta aree residenziali e Kiev che risponde accusando i miliziani separatisti di voler provocare una nuova escalation del conflitto per conquistare la città portuale di Mariupol.

La situazione non è affatto tranquilla. Le diplomazie continuano a lavorare, ma finora gli effetti sperati non si sono visti e l’attuazione degli accordi presi a Minsk lo scorso febbraio continua a slittare senza sosta. «E’ il pericolo principale per l’Ucraina in questo momento», ha detto stamattina Dmitri Peskov, portavoce di Vladimir Putin, aggiungendo che «per dire che la situazione si sta stabilizzando, bisognerebbe ignorare completamente i dati giornalieri su attentati, sparatorie e bombardamenti che avvengono in quella zona». Ma non c’è solo la questione militare. L’economia ucraina, ormai sull’orlo del collasso se entro fine mese non verrà trovato un accordo con i creditori privati, continua a soffrire la mancanza di un input capace di trascinarla fuori dalle sabbie mobili.

L’inflazione nei primi sei mesi dell’anno, secondo quanto riferito dal Servizio statale di statistica, ha raggiunto il 40,7%, erodendo ancora di più il pochissimo potere d’acquisto delle famiglie ucraine. Il risultato ovviamente è disastroso. Ieri a Kiev è stato presentato il rapporto “Gli obiettivi di sviluppo del millennio. Ucraina: 2000-2015”, stilato con il sostegno del programma di sviluppo delle Nazioni Unite in Ucraina, dell’Istituto demografico nazionale, dell’Accademia delle Scienze dell’Ucraina e del ministero dello Sviluppo Economico. Entro la fine di quest’anno il tasso di povertà tra la popolazione ucraina aumenterà ancora, arrivando al 32%.

Secondo il direttore dell’Istituto demografico e ricerca sociologica, Ella Libanova, «contrariamente alle aspettative non siamo stato in grado di superare il problema povertà». Nello studio si legge che, a seguito della crisi economica e politica del 2014, una parte significativa della popolazione è diventata più povera a causa dell’inflazione, dell’aumento della disoccupazione e della necessità di fuggire dal conflitto armato nell’est del paese. «Sono le famiglie con bambini – è scritto nel rapporto – a costituire il gruppo principale e più vulnerabile della situazione socio-economica che il paese sta vivendo».

Tuttavia, il “merito” del declino economico non può essere concesso esclusivamente alla guerra tra governo centrale e separatisti. Enormi responsabilità le ha anche il Fondo Monetario Internazionale, al quale l’Ucraina ha deciso di consegnarsi dopo l’uscita dall’orbita di Mosca. L’organismo diretto da Cristine Lagarde ha stipulato diversi mesi fa un accordo con Kiev per un prestito da 17,5 miliardi, imponendo però dolorose riforme e misure impopolari. Come gli spropositati aumenti per l’energia elettrica (40%), per il gas (+280%) e per i riscaldamenti (+66%). Così, in maniera inevitabile, gli ucraini stanno impiegando i loro pochi guadagni per pagare l’aumento delle tariffe, rinunciando all’essenziale e modificando il proprio stile di vita. Facendo, insomma, ciò che fanno tutti i poveri, rinunciare a vivere una vita dignitosa.
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