29 luglio 2015

Comunisti: dal sol dell’avvenire ai liberal gay friendly

Comunisti: dal sol dell’avvenire ai liberal gay friendly
Uno splendido articolo di Rino Cammilleri mette in luce la grottesca parabola dei comunisti. Nel giro di 70 anni sono passati dal combattere per il “Sol dell’avvenire” al piegarsi al politicamente corretto di ispirazione liberale ed americana. Dal militarismo sovietico al gay friendly obamiano.

E invece la Russia, ex cuore pulsante del comunismo più rosso e cupo, è divenuta un indiscusso baluardo dei valori tradizionali.

- di Rino Camilleri – 

Era stato giusto Karl Marx a dire che spesso la storia finisce in farsa. Mica sapeva che sarebbe stata proprio la sua. Ecco, infatti, com’è finita la parabola comunista dopo i settant’anni che hanno fatto tremare il mondo e le centinaia di milioni di morti ammazzati per un «sol dell’avvenire» che non venne mai: la Russia è diventata la paladina dei valori cristiani, della famiglia, della lotta all’ideologia gender nonché la casa dei capitalisti ricchi sfondati; e i partiti comunisti che l’Unione Sovietica aveva sparsi per il mondo sono diventati liberals all’americana. Per forza: abituati da sempre a prendere gli input dalla casa-madre (ricordate i «trinariciuti» guareschiani?), crollato il marxismo si sono sentiti persi e per un po’ hanno continuato col riflesso condizionato della demonizzazione del «nemico». Poi, sgomenti, hanno girato le antenne della fu Radio Praga verso l’ultima sinistra potente & influente rimasta, quella americana.

E pazienza se (ecco la farsa) dopo settant’anni di antiamericanismo viscerale il faro culturale sono adesso gli Usa. E così eccoli tutti “gay-friendly”, salutisti, antitabagisti, ecologisti, buddisti, antirazzisti, immigrazionisti, antiproibizionisti, filopalestinesi, vegani, animalisti, ciclisti, relativisti e politicamente corretti anche nel linguaggio. In Italia, dove c’era il più grande e organizzato partito comunista d’Occidente, per i vent’anni seguiti alla caduta dei muri hanno campato di antiberlusconismo bilioso e forcaiolo, però hanno dovuto piegare il collo a leaders democristiani, Prodi, Letta, Renzi. Loro, il cui slogan era sempre stato «non moriremo democristiani». Già: la storia che finisce in farsa.

Quando la ministra più bella del mondo era la berlusconiana Carfagna, i loro nani & ballerine hanno affrontato impavidi la querela pur di proclamare ai quattro venti che, quella lì, il posto se l’era guadagnato per meriti sessuali. Ora che, col governo Renzi, le belle ministre sono uno squadrone, ecco che Rocco Siffredi, famoso attore porno, dice tranquillamente al programma La zanzara su Radio24 che «la Boschi secondo me è una vera maiala, un animale» e nessuno protesta; anzi, ci sta che i politici e le politiche a cui, richiesta dai conduttori, la pornostar ha assegnato le pagelle sexy siano pure lusingati dei complimenti. Il fatto è che ormai il Siffredi è stato arruolato dalla sinistra-che-pensa, la cui rivista di punta è la prestigiosa MicroMega. L’ultimo numero, il 5 del 2014, è infatti un monografico interamente dedicato al sesso.

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Nel sommario si legge che «due pornostar internazionali», appunto Rocco Siffredi e la collega Valentina Nappi, «discutono» con la regista Roberta Torre. Segue un’intervista condotta dalla famosa giornalista Maria Latella. Segue «l’assistenza sessuale ai disabili». I quali, secondo la cultura liberal, è bene che siano abortiti, ma quelli che in qualche modo la scampano hanno diritto alle «carezze» di infermiere all’uopo specializzate. Segue una pensosa riflessione su «storia e fenomenologia del porno e sua presenza nel cinema d’autore» (Pasolini? Tinto Brass? Von Trier? Non sappiamo, abbiamo solo scorso l’indice e ci è bastato). Poi «due lunghi saggi ricostruiscono il rapporto delle religioni cristiana e islamica con (contro) le donne». E te pareva. Non poteva mancare, infine, la firma di Umberto Veronesi, il medico-star secondo il quale l’amore gay è più «puro» di quello etero perché sterile e la cui totale devozione alla political correctness è incrinata dal sostegno agli ogm (che sono uno dei diavoli della sinistra). Subito dopo la corposissima monografia, emblematico il titolo del tema scelto dal direttore Paolo Flores d’Arcais: «Salviamo i valori dell’Italia nata dalla Resistenza».

Quali siano questi valori e quale la loro evoluzione è stato già esposto nel numero monografico. Voi mi direte: vabbe’, ma questi qui sono radical-chic, l’ala italiana della gauche-caviar francese e degli obamiani di Harvard. Invece no. Per esempio, ricordate la vecchia e gloriosa e proletaria per definizione Festa dell’Unità? Ora si chiama Festa Democratica, anche perché L’Unità è fallita e se la vuole comprare nientemeno che la Santanchè (come già detto, la storia diventa farsa). Ebbene, che ti fanno a Napoli? Voi penserete: l’anniversario di Berlinguer? No, un dibattito serissimo sulla «pornosofia» incentrato su Lisa Torrisi, di professione attrice hard. La quale, dall’alto dei suoi studi che immaginiamo intensi e titolati, ha lanciato l’originalissima idea di una «cittadella dell’amore» a Napoli. Cioè, il quartiere a luci rosse con le «case» e le signorine del felliniano Amarcord. Così, la parabola moralistica decollata con la senatrice Merlin (ovviamente di sinistra) si sfracella dove doveva: sul marciapiede. Già detto: la storia diventa farsa. Il motto del «Manifesto» di Marx ed Engels? Ecco il nuovo: proletari di tutto il mondo, copulate. Pane & lavoro? Scordateveli

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