26 giugno 2015

Nsa, Usa & Co.: Amici e spioni

Nsa, Usa & Co.: Amici e spioni

- di Filippo Ghira –

Gli Stati Uniti che spiano la Francia. Sono cose che tra alleati non si fanno. Meglio sarebbe dire tra l’imperatore e i suoi vassalli ma il fatto, o meglio la sua rivelazione all’opinione pubblica, non è andato giù a Francois Hollande che se ne è lamentato con Barack Obama.

Ma no, cosa dici, non è come sembra. Come nella barzelletta dove la moglie si giustifica con il marito che l’ha scoperta a letto con l’amante. Nel caso della Francia, la protesta è in fondo il frutto del rimpianto per una Grandeur ormai sfiorita, e che non tornerà più, e della necessità di stimolare l’orgoglio nazionale dei cittadini che, dopo la perdita dell’impero coloniale, non ha più molte occasioni di essere alimentato. I francesi, nonostante tutte le loro aspirazioni, come il ruolo svolto nella guerra contro Gheddafi, si devono accontentare di un ruolo di comprimari sullo scenario internazionale, solo che non lo possono ammettere apertamente.

Lo spionaggio in questione è quello operato dalla National Security Agency su tutte le comunicazioni via Internet francesi e degli altri Paesi europei ma in buona sostanza di tutto il mondo. Una realtà ben conosciuta dalle classi dirigenti francesi (ed europee) ma che, evidentemente, ha raggiunto livelli così imbarazzanti da costringere Hollande ad intervenire. Tranne poi lasciare cadere la questione nel dimenticatoio.

Uno spionaggio, quello, che riguarda tutte le comunicazioni via Internet e che si è andato ad aggiungere a quello esercitato da decenni su tutte le comunicazioni telefoniche del mondo, svolto dalla Nsa unitamente alle analoghe strutture, anche se di minori dimensioni, degli altri quattro Paesi di lingua inglese: Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Uno spionaggio effettuato tramite i satelliti e le centrali di ascolto collocate in tutto il mondo. Un sistema (indicato all’epoca come Echelon) basato non sul controllo del singolo telefono, fisso o cellulare che sia, ma su tutte le telefonate. Un sistema che venne reso noto ufficialmente da una interrogazione di un deputato britannico al Parlamento Europeo nel 1998 ma che era ben noto non solo agli addetti ai lavori (governi e membri dei servizi segreti) ma anche al grande pubblico.

Un libro come “Il Negoziatore” (1989) di Frederick Forsyth ne parlava tranquillamente, offrendo oltretutto al lettore tutte le indicazioni per calcolare in quante ore la trascrizione di una telefonata fatta in Europa, intercettata da un satellite, poi filtrata dai computer e reputata interessante ai fini di quella specifica indagine, finiva sulla scrivania del funzionario addetto nella sede della Nsa a Fort Meade nel Maryland. Altri libri in precedenza, come “La Talpa” di John Le Carrè (1974), ne parlavano apertamente, senza però arrivare a dettagli tecnici.

Quello svolto dagli Usa su Internet è invece un sistema di spionaggio incentrato su una seconda base della Nsa che è situata nel deserto del Nevada e che, come quella di Fort Meade, occupa migliaia di dipendenti, tutti esperti nelle più avanzate tecnologie. Un sistema ancora più invasivo e subdolo di quello telefonico e che può avvalersi della collaborazione delle principali aziende americane del settore. Sia quelle produttrici di computer, Ibm, Apple ed Hewlett Packard, sia soprattutto quelle che producono sistemi informatici, in primo luogo la Microsoft. In buona sostanza, qualunque email inviamo ad un nostro amico o ad un’azienda per motivi di lavoro viene automaticamente intercettata dalla Nsa. Tutto prevedibile comunque.

I programmi Microsoft, tanto per citare quelli più usati, contengono in sé una chiave che permette alla casa madre (e quindi alla Nsa) di tenere costantemente sotto controllo i suoi utilizzatori. Ed è una chiave che si trasferisce automaticamente anche nei programmi pirata, quelli che vengono clonati da quanti non li vogliono pagare. Tanto che ai clienti abusivi arrivano di continuo comunicazioni nelle quali si ricorda che il programma in uso è illegale e che, quindi, stanno commettendo un reato. Di fatto si tratta dell’ammissione che tutti i programmi sono controllabili e controllati.

Non è un caso che anni fa, poi la cosa è stata dimenticata, la Microsoft annunciò che, a richiesta, i programmi in uso potevano essere “riparati” dalla sede centrale. Della serie: non ci sfugge niente. Non è difficile immaginare quale tipo di tecnologia avanzata ci sia dietro. Allo stesso tempo, è naturale concludere che essa sia di supporto alla concezione imperiale della quale gli Usa sono impregnati e che esercitano dal 1945.

In un mondo ormai totalmente globalizzato, diventa fondamentale infatti la necessità di conoscere in tempo reale cosa fanno e pensano i cittadini e i governi dei Paesi amici e nemici. E cosa stanno combinando i concorrenti delle proprie imprese nazionali. Il tutto per motivi economici ma anche ai fini del mantenimento della supremazia militare Usa. Non scordiamo che le aziende americane del settore sono legate mani e piedi all’apparato militare Usa e che Internet venne resa accessibile ai comuni cittadini dopo essere stata per anni una esclusiva del Pentagono.

Da questo fatto ne deriva un altro che è molto più di una ipotesi. E cioè che i sistemi operativi a disposizione delle alte sfere militari Usa siano molto superiori, quanto a potenzialità di applicazione, a quelle dei comuni mortali. Quello che semmai colpisce è il silenzio complice dei governi europei, compreso quello italiano, che all’epoca dell’avvio della Echelon telefonica avevano permesso l’installazione di stazioni di ascolto a terra sul territorio nazionale e che poi avevano taciuto sulla sua esistenza. Un silenzio a dir poco incredibile considerato che il sistema in questione, nato nell’epoca della Guerra Fredda in funzione antisovietica, venisse poi utilizzato per spiare anche i Paesi alleati della Nato. Quando nel 1998 emerse la vicenda, Romano Prodi, allora capo del governo, farfugliò imbarazzato: “Non so bene… forse sì.. mi dicono che in effetti c’è qualcosa..”. E Prodi non poteva non esserne al corrente, sia per il suo ruolo istituzionale sia per il suo essere professore universitario di economia e politica industriale e quindi dentro i processi tecnologici ed informativi.

La verità vera è che il silenzio dei governi europei sul sistema di spionaggio americano (Echelon Due) è ancora più grave del precedente. Esso è il segnale di un vassallaggio politico e mentale nei riguardi degli Usa. Al tempo stesso, è la conseguenza del fatto che gli europei non dispongono di una tecnologia propria e che si trovano costretti ad utilizzarne una americana e ad esserne dipendenti, con il rischio concreto di vedersi razziati i propri dati e i propri segreti industriali dalla Nsa e di conseguenza dai concorrenti di oltre oceano.

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