30 giugno 2015

Le auto blu e i costi della politica sono i veri problemi in Italia?

Le auto blu e i costi della politica sono i veri problemi in Italia?
E’ da anni ormai che i media realizzano articoli, video-inchieste e dibattiti in cui le auto blu e i costi della politica vengono mostrati come un qualcosa di fortemente deplorevole, facendo sicché il telespettatore inquadri questi fenomeni come un grave problema economico che, se decisamente affrontato, permetterà di migliorare l’attuale situazione economica, se non risollevarla definitivamente. Dunque ho deciso di affrontare questo discorso per chiarire, con dati alla mano, una volta e per tutte se effettivamente i problemi principali dell’Italia siano quelli sopra elencati (auto blu, auto grige, stipendi della politica, costi dell’apparato amministrativo, ecc…) oppure sia la mancanza di sovranità monetaria.

COSTI DELLA POLITICA E DELL’APPARATO BUROCRATICO-AMMINISTRATIVO

I media solitamente ci mostrano centinaia di servizi in cui vengono denunciati: Gli stipendi spropositati che percepiscono i politicanti; Le spese concernenti il mantenimento o l’acquisto di auto blu; I costi per il mantenimento del sistema burocratico-amministrativo italiano. Purtroppo questi servizi descrivono solo alcuni aspetti di queste tematiche (Ad esempio lo stipendio percepito da uno o più senatori/deputati nello specifico), o meglio non esiste una completa esposizione delle effettive quantità economiche riversate dalle casse nello Stato nel mantenimento di auto blu, costi della politica, ecc…, impedendoci di avere un quadro di insieme chiaro ed organico. Esplicativo, in tal senso, è un documento dell’Uil (Dicembre 2013) che quantifica in maniera chiara ed approfondita vari aspetti delle spese amministrative ed istituzionali, che così può essere riassunto:

– Le spese degli Organi Istituzionali, Stato Centrale e Autonomie Territoriali (ovvero Presidenza della Repubblica, Camera dei Deputati, Senato della Repubblica, Corte Costituzionale, Presidenza del Consiglio,Indirizzo politico dei Ministeri per lo Stato Centrale; mentre Organi per il funzionamento delle Giunte e dei Consigli diComuni, Province e Regioni, per le Autonomie Territoriali) raggiungono i 6,1 miliardi di euro;
– Costi per consulenze e per il funzionamento degli organi delle società partecipate per un totale di 4,8 miliardi dieuro;
– Altre spese (auto blu/grige, taxi, auto a noleggio, Direzione ASL, personale politico di fiducia ecc…), che ammontano a 5,2 miliardi di euro;
– Quello che viene definito “Costo dovuto al sovrabbondante sistema istituzionale” che raggiunge i 7,1 miliardi dieuro.
Dunque i costi totali della politica, diretti ed indiretti, raggiungono i 23,2 miliardi di euro.

VALORE INDOTTO, SOVRANITÀ’ MONETARIA, SIGNORAGGIO BANCARIO, BRETTON WOODS E DEBITO PUBBLICO

Il sistema bancario e monetario vigente possiede delle insiste problematiche riguardanti la moneta che hanno portato all’attuale crisi economica i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti, ma per comprendere a pieno l’erroneità di questo sistema bisogna avere ben chiari i concetti di: moneta, valore (indotto, intrinseco e nominale), signoraggio bancario, riserva aurea, proprietà ed emissione monetaria. Per esplicarli mi servirò della speculazione giuridica del professore Giacinto Auriti, colui che è stato in grado di comprendere il vero motivo della crisi, ma procediamo per gradi.
Innanzitutto: cos’è la moneta? “La moneta è una fattispecie giuridica“. E perchè la moneta possiede valore? Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima chiederci: cos’è il valore? Secondo Auriti: “Il valore è un rapporto tra fasi di tempo. Così ad esempio una penna ha valore perché prevediamo di scrivere; quindi il valore è un rapporto fra il momento della previsione ed il momento previsto. La prima fase di tempo è il momento strumentale, che attiene all’oggetto, la seconda fase di tempo del valore è il momento edonistico, che attiene al soggetto.”
Quindi il valore è un rapporto tra fasi di tempo, momento della previsione e momento previsto, realizzato dal soggetto, ma perché la moneta ha valore?
“La moneta ha valore perché è la misura del valore. Poiché ogni unità di misura ha la qualità corrispondente a ciò che deve misurare, come il metro ha la qualità della lunghezza perché misura la lunghezza, così la moneta ha la qualità del valore perché misura il valore.“.
Ma se il valore è un rapporto tra fasi di tempo, scandite dal soggetto, chi è che da valore alla moneta? E’ la società che accetta per convenzione la moneta come metodo di pagamento, in quanto i singoli individui accetteranno moneta contro merce e merce contro moneta (ad esempio se il Signor Rossi va dal panettiere e accetterà di ricevere un pezzo di pane per 1 euro, mentre il panettiere accetterà 1 euro per un pezzo di pane), conferendo valore a quest’ultima.
Constatato cosa sia il valore e chi alla moneta lo conferisce, sorge un’altra domanda: Di chi è la proprietà della moneta? Dato che è il popolo/società che accetta per convenzione la moneta come metodo di pagamento è ilpopolo/stato che deve avere la proprietà della moneta, ma purtroppo attualmente non è così. Perché? Oggi la proprietà della moneta all’atto dell’emissione non è di chi quella moneta la accetta, ma di chi la emette. Chi emette attualmente la nostra moneta, l’euro? La Banca Centrale Europea (BCE) che, a differenza di quanto possa farci pensare il nome, questa banca è privata. O meglio, la Banca Centrale Europea è posseduta dalle rispettive banche centrali dei paesi membri che a loro volta sono private, dunque la banca centrale europea è privata. Potreste pensare che ciò non significhi nulla, invece questa è la chiave di volta, la pietra angolare su cui si basa tutta l’attuale truffa monetaria (causa della crisi). La banca centrale emette i nostri soldi prestandoceli (con gli interessi) e con questo artificio giuridico diventa essa proprietaria della nostra moneta, espropriandoci della sovranità monetaria (sancita dall’articolo 1 della costituzione: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”), il tutto in un perverso sistema che è l’emissione a debito o moneta debito. In sintesi, la privata BCE stampa i nostri soldi (basta controllare sopra le banconote troverete la scritta BCE) e ce li presta facendoli gravare di interessi. Ma non è solo questo il problema, in quanto c’è un altra falla in tale sistema usuraio che è il signoraggio bancario.
Per capire il signoraggio bancario dobbiamo prima comprendere la differenza tra valore nominale e valore intrinseco di una moneta e, per fare ciò, ci serveremo di una piccola digressione.
Inizialmente le monete erano realizzate in oro (anche in argento, in bronzo, in rame,ecc… , ma prenderemo in esame solo il caso dell’oro che è il metallo più nobile ndr) in modo tale che il valore nominale della moneta era garantito dalvalore intrinseco. Per comprendere cosa siano il valore nominale ed il valore intrinseco, basta ricorrere a qualche esempio. Ammettiamo di essere parte del conio di un sistema politico X qualsiasi, e possediamo il quantitativo di 10 grammi d’oro che vogliamo tramutare in moneta, cosa facciamo? Innanzitutto scegliamo il nome che vogliamo dare alla nostra valuta, ovvero “Denaro” e ne scegliamo il simbolo monetario, ad esempio l’effige di un regnante. Imponiamo il rapporto che ci deve essere tra la nostra moneta, il Denaro, e l’oro che abbiamo (10 grammi) e imponiamo che: per ogni moneta da 1 Denaro si deve utilizzare un ammontare di 1 grammo d’oro. Dunque, viene semplice l’equazione, 1 Denaro possiede 1 grammo d’oro, o meglio: il valore nominale di 1 Denaro deve essere garantito da 1 grammo d’oro con il quale questo “1 Denaro” viene coniato (valore intrinseco). Ma cosa succede qualora, per realizzare “1 Denaro”, non si utilizzasse 1 grammo d’oro, ma di meno (ad esempio si usano 0,8 grammi d’oro)? Semplice: la differenza tra il valore nominale di “1 Denaro” e il valore intrinseco (che non è più di 1 grammo, ma di 0,8 grammi con un disavanzo di 0,2 grammi), se la intasca chi possiede la prerogativa di coniare quella moneta, in tal caso si parla di Signoraggio. Ora staccandoci da questo esempio e ritornando al discorso precedente, cosa succede? Il banchiere ci espropria dei nostri soldi, li stampa (al costo tipografico quasi nullo, circa 0,30 centesimi a banconota) senza che essi abbiano una copertura aurea e li presta alla collettività che dovrà pagare in titoli di stato il cui valore, a differenza delle banconote, è certificato da un quantitativo d’oro posseduto dal Tesoro Italiano. Quantificando ed esemplificando, il banchiere stampa i nostri 100 euro , al costo tipografico di 0,30 centesimi, ma ce li presta al costo di 100 euro più gli interessi. Facendo un semplice calcolo (100 – 0,30 = 99,70) il banchiere su 100 euro stampati dal nulla si intasca 99,70 euro di differenza più gli interessi. Inoltre la banca centrale europea essendo l’unica a poter stampare carta-moneta ci chiude in un circolo usuraio che ha come meta l’insolvenza, poichè è impossibile pagare debito di moneta con altra moneta a debito. Mi spiego: ammettiamo che lo Stato Italiano necessiti di 100 euro per far girare la sua economia e, essendo la privata BCE l’unica ad avere la prerogativa di stampare moneta, chieda a quest’ultima di stampare quei soldi. Bene. La banca centrale ci presta 100 euro gravandoli di interessi pari al 5%, cosa succederà? Che quando l’Italia vorrà chiudere questo debito sarà incapacitata a farlo poichè anche se darà alla BCE i 100 euro lei dovrà dare anche il 5% di quei 100 euro, ovvero 5 euro, che la banca centrale non si è curata di stampare. Dunque per poter risolvere quel debito dovrà chiedere altri soldi in prestito in un macabro circolo senza fine, in cui sarà la banca a dettare la politica degli stati. Infatti disse Nathan Rothschild: “Datemi la possibilità di emettere la moneta di un Paese,e non m’importerà chi farà le sue leggi“. E quanto c’è di più vero se consideriamo della situazione greca (ed anche italiana) e del ruolo dittatoriale svolto dalla Troika (gestita da UE, Commissione Europea e, per l’appunto, Banca Centrale Europea)?
Ma, facciamo un passo indietro, da dov’è nato tutto questo? Per rispondere a questa domanda dobbiamo considerare i Trattati di Bretton Woods, come propedeutici per comprendere a pieno l’attuale crisi. Per descriverli mi servirò di un precedente articolo apparso sul nostro sito: “Alla conferenza di Bretton Woods, che durò dal 1 al 22 luglio 1944, parteciparono 730 delegati in rappresentanza di 44 Paesi della coalizione anti-nazista. La conferenza si svolse sotto la presidenza del ministro delle Finanze degli Stati Uniti, Henry Morgenthau. La delegazione dell’URSS era guidata dal vice ministro del Commercio estero Mikhail Stepanov, mentre la Cina mandò in America Chiang Kai-shek che in seguito dovette fuggire a Taiwan sotto i colpi dell’esercito comunista. […] Alla fine fu creato un sistema che doveva garantire la ricostruzione e lo sviluppo dell’economia internazionale dopo la guerra. Questo sistema agganciava il dollaro all’oro (35 dollari per un’oncia troy), stabiliva il cambio fisso delle valute nazionali dei partecipanti contro il dollaro USA, e ammetteva la revisione dei cambi valutari soltanto attraverso svalutazione o rivalutazione.” In sintesi, con questi trattati si ancorò direttamente il dollaro all’oro (35 dollari per un’oncia troy) e le altre valute internazionali, tramite i tassi di scambio imposti dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) erano ancorate, tramite il dollaro, indirettamente all’oro, instaurando quello che passò alla storia come “Gold standard” o “Sistema Aureo“. Ciò permise che il valore nominale di una banconota fosse garantito dalla riserva aurea (riducendo di molto il signoraggio bancario). Tuttavia, con la “storica dichiarazione di Nixon del 15 agosto 1971 a Camp David, con cui veniva annunciata la decisione di sospendere la convertibilità del dollaro in oro.” e la riserva aurea fu abolita. Da qui la spropositata e catastrofica crescita del Debito Pubblico Italiano.

Qui i dati rilasciati dalla privata Banca D’Italia.
Ai quali si devono aggiungere i dati del triennio 2013-2015 che sono i seguenti:
Gennaio 2013 DEBITO PUBBLICO = 2.022,700 € (in miliardi di euro);
Gennaio 2014 DEBITO PUBBLICO = 2.089,500 € (in miliardi di euro);
Gennaio 2015 DEBITO PUBBLICO = 2.166,000 € (in miliardi di euro);
Aprile 2015 DEBITO PUBBLICO = 2.194,500 € (in miliardi di euro).


Avete capito bene! 2.194 miliardi di Debito Pubblico più 90 miliardi di interessi ogni anno. Ed ora ci troviamo a dover pagare un debito inestinguibile, in una schiavitù senza fine che sta portando i suoi amari frutti: povertà in aumento(10 milioni di poveri, Istat Luglio 2014), disoccupazionein crescita (pari al 12,7%, mentre quella giovanile è al 42,6%), gioventù senza futuro, minori diritti lavorativi, salari sempre più bassi, imprenditori che si suicidano ed imprese che chiudono, costi maggiori e servizi minori. Diceva Auriti: “Senza la sovranità monetaria le future generazioni non avranno altra scelta tra il suicidio e la disperazione.” E ditemi se questa non è la verità.
La soluzione? E’ più facile di quanto si possa pensare. Dato che il problema è che un istituto privato, la BCE, stampa i nostri soldi (a costo nullo) e ce li presta, espropriandoci della sovranità monetaria, basta prenderci la sovranità monetaria, facendo emettere allo stato la propria moneta a credito e non a debito. Una moneta che all’atto dell’emissione appartenga al popolo, perchè è il popolo che dà valore alla moneta, liberandolo dalla schiavitù della vigente usurocrazia bancaria.
Vi starete giustamente chiedendo: “Ma dato che è questa la soluzione perchè non è stata mai adottata?” Per il semplice fatto che l’attuale classe politica in Italia è lì presente non perchè il popolo ha eletto i suoi rappresentanti, ma perchè la BCE (insieme a gruppi di potere, come il Bilderberg Group, la Commissione Trilaterale e le multinazionali) ha posto al governo coloro che difenderanno i propri interessi anche se al danno del popolo italiano. Diceva Ezra Pound: “I politici sono i camerieri dei banchieri.”
Solo un capo del governo si oppose contro questo abominio: quest’uomo fu Aldo Moro e la sua fine la conosciamo tutti (sì anche la lira era stampata e posseduta da un privato, che allora fu la Banca Centrale Italiana, quindi non cambia niente tra lira ed euro sotto questo punto di vista ndr).

CONFRONTO

Mettendo a confronto i dati concernenti i costi della politica e il problema della mancanza di sovranità monetaria (ed il conseguente Debito Pubblico) facilmente si comprende quale sia il vero problema. Lo studio precedentemente mostrato afferma che di tutti i costi della politica il disavanzo che può essere tagliato è pari a 7,1 miliardo di euro,che se messo in relazione, in primis, agli interessi annui di 90 miliardi di euro ed in secundis ai 2.194 miliardi di Debito Pubblico, quel disavanzo risulta essere davvero un pugno di spiccioli a confronto ed affermare il contrario significa oggettivamente cadere nel ridicolo. Qualora volessimo fare un ragionamento per assurdo e volessimo azzerare i costi della politica (pari a 23,2 miliardi) il risultato è sempre lo stesso: c’è una differenza abissale. Certo è indubbio che gli stipendi e le pensioni della classe politica sono spropositati, se li mettiamo in relazione a ciò che viene percepito mediamente dagli italiani, in particolar modo dai pensionati. Ma da qui a dire che il problema principale dell’Italia sono i costi della politica, senza considerare i 2.194 miliardi di debito pubblico, significa prendersi in giro. Il problema è che i media (finanziati dalle grandi banche e multinazionali) svolgono il ruolo per cui sono finanziati, ovvero concentrare la popolazione su questioni di poco conto, distraendola dai veri problemi. I media tramite le solite e ridicole inchieste fanno adirare il nostro dissenso contro quel politicante di turno che guadagna 6 mila euro al mese (o a quel panettiere che non fa 1 euro di scontrino o le auto blu che coprono una spesa ridicola di 1 miliardo) e poi non ci dicono che abbiamo un debito inestinguibile, a causa della mancanza di sovranità monetaria.
Ora siete difronte ad una scelta, preferite: una bugia rassicurante o una verità scomoda? La prima diabolicamente vi sussurra di credere alle fiabe raccontate dai media, che vi dicono che la crisi sta per finire e tutto tornerà normale, mentre la situazione peggiora di giorno in giorno; la seconda per quanto dura possa essere ci mostra la realtà effettiva delle cose e ci fa intravedere uno spiraglio di luce, di speranza. Ora sta a voi la scelta: continuare a farvi prendere in giro o togliervi i paraocchi e liberarvi finalmente dalla schiavitù usurocratica.
Io confido nella vostra intelligenza.

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Fonte: Losai.eu
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