25 giugno 2015

Kiko e il femminicidio

Kiko e il femminicidio
Gira un video di Kiko, intitolato Il femminicidio è colpa delle donne che non amano i mariti. Forse Kiko non parla un italiano splendido, certamente il giornalista

de La Stampa e quello di Repubblica, come quello diGayburg (guarda caso il titolo è pressoché uguale per tutti!), stentano a capire ragionamenti minimamente complessi. Ma non certo inaccessibili. Il pensiero unico nuoce gravemente all’intelligenza.

Cosa ha detto Kiko?

Ci sono tanti casi di questo tipo (di uomini che uccidono le mogli, e anche se stessi, ndr), dicono che questa violenza di genere sia causata dalla dualità maschio-femmina, ma per noi non è così. Quest’uomo per noi ha ucciso le bambine per un’altra ragione. Se quest’uomo èateo, secolarizzato, non va messa nessuno gli conferisce l’essere come persona, ha solo una moglie che gli dà un ruolo: «Tu sei mio marito» e così lui si nutre dell’amore della moglie. Ma se la moglie lo abbandona e se ne va con un’altra donna quest’uomo può fare una scoperta inimmaginabile, perché questa moglie gli toglie il fatto di essere amato, e quando si sperimenta il fatto di non essere amato allora questo richiama l’inferno. Quest’uomo sente una morte dentro così profonda che il primo moto è ucciderla. Il secondo moto, poiché il dolore che sente è mistico, siderale e orribile, piomba inun buco nero eterno e allora pensa: «Come posso far capire a mia moglie il danno che mi ha fatto? La sofferenza che ho?». Uccide i bambini. Perché l’inferno esiste. I sociologi non sono cristiani e non conoscono l’antropologia cristiana. Il problema è che non possiamo vivere senza essere amati prima dalla nostra famiglia, poi dagli amici a scuola, poi dalla fidanzata e infine da nostra moglie”.

Cosa significa questo discorso, così mistificato, con un titolo che ne sconvolge il significato?

Semplicemente che la parola “femminicidio”, cioè un neologismo alla moda, non rende ragione di nulla. Non spiega nulla. E’ un vezzo ideologico senza senso. L’uomo, l’assassino, non ha ucciso la donna perché odia le donne, per causa “della dualità maschio-femmina”, perché i maschi odiano le femmine (e allora li femminilizziamo prima, mettendogli il trucco a tre anni, dicono gli ideologi del gender, così non succederanno più femminicidi). Al contrario la ha uccisa perché questa dualità, questa unione nella diversità, così importante, è stata spezzata, infranta. Infatti tra gli esempi di Kiko c’è un uomo che ha ucciso anche se stesso!

Quello che Kiko ha detto è semplice: sono le persone che ci amano che ci rendono ciò che siamo; è l’amore dato e ricevuto che rende la vita degna di essere vissuta. Al punto che quando l’amore tra l’uomo e la donna si rompe, l’uomo (o la donna) che non ha neppure l’amore di Dio (Kiko ha detto non a caso che l’uomo è “ateo esecolarizzato e non va a messa”, il che non è, per lui, un elogio!) precipita nel non amore, nella solitudine totale. Solitudine rispetto alla persona che dava senso alla sua vita; solitudine rispetto al Padre di tutti, che rende possibile anche una vita senza la donna amata. Allora l’uomo non sa più chi è, perché non c’è più la persona amata a dirglielo. Allora, senza amore, l’uomo non crede più alla vita: né alla sua, né a quella degli altri, e finisce per uccidere.

Il non amore è l’inferno (altra parola utilizzata da Kiko, non certo per giustificare l’assassino!), l’odio, l’omicidio. Satana, infatti, è “omicida sin dal principio”. Kiko ha detto che il gesto è satanico, ma anche che questo gesto è reso possibile dalla solitudine, dal non amore, che è proprio la condizione di Satana (colui che si è separato da Dio).

Se il termine di moda fosse stato “maschicidio”, Kiko avrebbe potuto dire la medesima cosa: una donna che non è più amata, non interessa qui se per colpa o meno (Kiko non ha mai introdotto questo concetto, presente invece nei titolo mistificatori), se fosse anche orfana di Dio Padre, si sentirebbe inghiottita nell’inferno della solitudine assoluta e del non amore.

Un suo eventuale gesto di follia (ad esempio l’uccisione dei figli, cosa che succede; oppure il suicidio) non sarebbe imputabile alla “dualità maschio-femmina”, e neppure alla sua avversione per i maschi, ma semmai alla non realizzazione di questa unione, così confacente alla nostra natura, tra uomo e donna. L’ideologia gender, dunque, questo è il succo finale, separando donna e uomo, attraverso i matrimoni gay, non è affatto utile ad eliminare il problema del femminicidio.

“Il problema – conclude Kiko, che è un maschio, ma non è colpa sua- è che non possiamo vivere senza essere amati prima dalla nostra famiglia, poi dagli amici a scuola, poi dalla fidanzata e infine da nostra moglie”.

Sì è esattamente questo il problema: non saranno il divorzio breve e l’insegnare ai maschi quanto è bello stare con i maschi e utilizzare le donne solo come uteri da affittare e ovuli da comperare, a migliorare il mondo! L’unica cosa che salverà uomini, donne, bambini è l’amore: di Dio, e tra di loro. Secondo il progetto di Dio (quel progetto familiare così evidente che, quando viene infranto, provoca dolore e morte). 

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