29 giugno 2015

Israele blocca la Marianne a 100 miglia dal porto di Gaza

Israele blocca la Marianne a 100 miglia dal porto di Gaza

Si conclude il viaggio della Freedom Flotilla III, con il NO di Israele al sollevamento dell'embargo

di Paola di Lullo

È arrivato alle 4,30 circa il tweet della Freedom Flotilla Coalition :

"Freedom Flotilla ‏@GazaFFlotilla 

IDF says has intercepted and captured Marianne. #FreedomFlotilla".

La notizia si stava rincorrendo da ore, da quando cioè, alle 22,57 si erano persi tutti i contatti con la Marianne de Goteborg, la barca di testa della coalizione.

Nonostante le continue minacce di Israele, gli attivisti non erano disposti ad arrendersi ed avevano tutti partecipato ad un corso di addestramento alla resistenza non violenta, in caso di abbordaggio armato.

A 100 metri dalle coste di Gaza, la Marianne, seguita da diverse ore da navi non identificate, e successivamente identificatesi come navi militari israeliane, è stata intercettata, abbordata, perquisita da corpi speciali dell'unità Shayetet 13 e dirottata presso il porto di Ashdod dove, secondo fonti militari, la nave dovrebbe attraccare entro le prossime 12-24 ore, a seconda della condizioni meteo-marine.

Dopo l'arrivo a Ashdod, gli attivisti saranno interrogati prima di essere accompagnati all'aeroporto di Ben-Gurion e rimpatriati.

La Freedom Flotilla Coalition ha riportatato che gli altri tre velieri, Vittorio, Rachel e Juliano 2, stanno tornando nei porti greci, secondo quanto precedentemente concordato.

Continuando la linea delle crescenti provocazioni e minacce che avevano preceduto l'abbordaggio, secondo il piano originale dell'esercito, i soldati israeliani hanno consegnato agli attivisti a bordo della Marianne una lettera della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con la quale li si accoglie in Israele, chiedendo loro perché siano salpati verso Gaza e non la Siria. "Forse pensavate di navigare altrove nelle vicinanze, in Siria, dove il regime di Assad sta massacrando il suo popolo ogni giorno, con il sostegno del regime iraniano assassino".

Si conclude dunque il viaggio della Freedom Flotilla III, con il NO di Israele al sollevamento dell'embargo, blocco illegale e disumano che dura da troppo tempo, e che Israele, coadiuvato dall’Egitto, impone a danno della popolazione civile Palestinese su Gaza, con l'ennesima violazione del diritto internazionale, con l'ennesimo schiaffo dato ai Palestinesi.

Due tipologie di diritti, entrambe acquisite dalla giurisprudenza contemporanea, le istituzioni internazionali sono chiamate a tutelare:

1) il diritto di un milione e ottocentomila persone che abitano nella Striscia di Gaza di tornare ad appartenere al genere umano avente libertà e autodeterminazione;

2) il diritto di tutti i cittadini liberi di navigare in acque internazionali, nel rispetto della legalità internazionale, ed arrivare sani e salvi a Gaza, il porto della Palestina.

Qualche giorno fa, un attivista a bordo di una delle navi aveva affermato che una delle navi della flottiglia che si stava dirigendo verso la Striscia di Gaza era stata sabotata a sud di Creta.

L'attivista svedese di origine israeliana Dror Feiler aveva dichiarato alla radio al-Shams con sede a Nazareth che la nave era stata sabotata da professionisti, e sarebbe affondata se si fosse trovata a navigare in mare.

"Qualcuno è andato sotto la nave durante la notte ed ha sabotato le eliche, proprio come hanno sabotato la stessa nave nel 2011", aveva detto Fieler riferendosi a danni simili causati ad una nave che partecipava ad una flottiglia nel 2011.
Feiler, che ha rinunciato alla sua cittadinanza israeliana dopo essersi trasferito in Svezia, è salito a bordo del peschereccio Marianne di Gothenburg in Svezia, con 18 altri attivisti sei settimane fa. L'equipaggio ha evitato di fermarsi in ogni porto europeo per non rischiare di essere bloccato delle autorità locali.

Nonostante il sabotaggio, il resto del convoglio della flottiglia si sposterà come previsto con l'arrivo delle navi attese a Gaza, in successione, entro tre giorni, aveva affermato Feiler.

La flottiglia è la terza del suo genere che tenta di accedere alla Striscia di Gaza via mare dal 2010, con l'obiettivo rompere il blocco di quasi nove anni di Israele che sta causando quella che viene definita dalle organizzazioni per i diritti come una crisi umanitaria per 1,8 milioni di abitanti della Striscia.

Nel maggio 2010, le forze israeliane hanno organizzato un raid contro una flottiglia di sei navi che si è concluso nel sangue, causando la morte di 10 attivisti per i diritti turchi e scatenando una crisi con Ankara.

La partecipazione alla flottiglia di quest'anno di un membro Palestinese della Knesset, Bassel Ghattas, ha scatenato una protesta tra i membri di destra della Knesset, il parlamento israeliano, che ha chiesto che Ghattas sia spogliato dell' immunità per l'adesione.

Una proposta simile era formulata per Hanin Zoabi, membro Palestinese della Knesset, membro di una delle imbarcazioni della flottiglia del 2010, quando il ministro israeliano Miri Regev aveva accusato la Zoabi di "essersi unita ai terroristi ."

I leader israeliani affermano che unire gli sforzi per rompere il blocco militare israeliano su Gaza lavora direttamente contro la sicurezza di Israele.

"È la cosa più grave possibile che un parlamentare israeliano si sia unito alla flottiglia il cui scopo è quello di aiutare l'organizzazione terroristica di Hamas", ha detto il Ministro Israeliano dell'Immigrazione Zeev Elkin del partito di destra Likud, all'inizio di questa settimana.

Ghattas sarà affiancato dall'ex presidente tunisino, da parlamentari europei ed attivisti in quella che la Freedom Flotilla Coalition ha descritto come "una soluzione pacifica, azione nonviolenta per rompere il blocco illegale e disumano della Striscia di Gaza."

Ad ostacolare la partenza per Gaza alla “Marianne” e alle altre imbarcazioni della Freedom Flotilla, anche Ban Ki Moon, schierato contro la missione volta a rompere il blocco navale di Gaza attuato da Israele. Secondo il Segretario generale dell’Onu questa nuova missione della flottiglia per Gaza non servirà ad “alleviare le condizioni disastrose” nella enclave palestinese.

“Il segretario generale Ban Ki-moon continua a credere che la flottiglia non aiuterà ad affrontare la terribile situazione a Gaza e ribadisce i suoi appelli al governo (Netanyahu) affinchè ordini di revocare tutte le chiusure, con la dovuta considerazione delle legittime preoccupazioni di sicurezza di Israele”, ha comunicato il sottosegretario generale Jeffrey Feltman durante un briefing al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Feltman ha aggiunto che Ban sta “seguendo da vicino i report dei media” sulla flottiglia.

La dichiarazione di Ban giunge alcuni giorni dopo che l’ambasciatore israeliano all’Onu, Ron Prosor, aveva invitato il capo dell’Onu a condannare la “Freedom Flotilla” e aveva informato indirettamente dei preparativi della Marina israeliana per bloccare le tre imbarcazioni dirette a Gaza.

“La comunità internazionale deve inviare un messaggio chiaro agli organizzatori e ai partecipanti di queste provocazioni. Tali iniziative non fanno che aumentare le tensioni nella nostra regione”, aveva scritto Prosor a Ban Ki-moon. “Questo tentativo di sfidare il blocco (di Gaza) avrà conseguenze pericolose – aveva ammonito – L’unico scopo del flottiglia è quello di fare provocazioni che mettono a rischio la sicurezza e costituiscono una violazione del diritto internazionale”.

Israele sta facendo enormi pressioni su vari Paesi e istituzioni internazionali per bloccare la “Marianne”, una barca da pesca scandinava che guida il convoglio della Freedom Flotilla. A bordo, oltre all’equipaggio, ci sono 12 passeggeri, tra i quali attivisti ed esponenti politici, una parlamentare europea, una giornalista svedese, un musicista di origine israeliana, un deputato arabo della Knesset e anche una suora. Gli organizzatori insistono sul carattere assolutamente pacifico della missione e ripetono che le navi portano soltanto un carico di pannelli solari, forniture mediche e altri aiuti umanitari per i residenti di Gaza in condizioni precarie dopo l’offensiva israeliana della scorsa estate.

Nella giornata di ieri, l’ex membro della Knesset Uri Avnery, di Gush Shalom (il gruppo israeliano per la Pace), aveva lanciato al Primo Ministro Netanyahu ed al Ministro della Difesa Ya’alon un appello ad una pacata riflessione dell’ultimo momento, per consentire a quella che è stata definita “la flottiglia svedese” di raggiungere il porto di Gaza. “Quattro piccole imbarcazioni cariche di attrezzature mediche e pannelli solari per la generazione di corrente elettrica non costituiscono la benché minima minaccia alla sicurezza di Israele. L’arrivo a Gaza delle barche con il loro carico umanitario sarebbe un piccolo gesto di buona volontà da parte dello Stato di Israele. Al contrario, l’invio di commando armati per impadronirsi delle imbarcazioni in mare rappresenterebbe solo un mero ulteriore atto di forza bruta che rafforzerebbe ancora di più l’immagine di Israele quale violento ed aggressivo Golia – un’immagine che è il principale motivo dell’incremento degli atti di boicottaggio contro Israele in tutto il mondo.”

Avnery ricorda che lo Stato d’Israele permise l’approdo di navi con aiuti umanitari a Gaza in almeno quattro passate occasioni. Questo avveniva prima della decisione di adottare la politica della forza bruta, una linea che causò lo spargimento di sangue della disastrosa vicenda “Mavi Marmara”. Ad esempio, nel Novembre 2008 il Governo israeliano consentì a due imbarcazioni che trasportavano 44 attivisti di 17 paesi di attraccare nel porto di Gaza. All’epoca, il Ministero degli Affari Esteri israeliano rilasciò una dichiarazione che recitava: “Permetteremo a questi cacciatori di visibilità di entrare a Gaza, negando così il successo alle loro provocatorie pubbliche relazioni”. Alla marina militare israeliana fu quindi ordinato di sorvegliare le barche senza però interferire con la loro navigazione ed approdo a Gaza – e così fu. “Si può ritrovare il testo del comunicato del 2008 nei computer del Ministero degli Affari Esteri, per rilasciarlo nuovamente oggi parola per parola” ha suggerito Avnery.

“Al di là della questione specifica di questa flottiglia, è ormai tempo di aprire il porto di Gaza e liberare l’economia della Striscia di Gaza da uno strangolamento che conduce i suoi residenti alla disoccupazione e ad una terribile povertà, terreni di coltura per l’odio e l’estremismo. E’ risaputo che soggetti internazionali hanno la volontà di trattare un accordo per la supervisione internazionale sul Porto di Gaza, e che la leadership di Hamas desidera raggiungere tale accordo” aggiunge Avnery.

Di seguito, la lettera scritta da Associazioni palestinesi, ebraiche e attivisti israeliani che hanno chiesto la fine dell’assedio di Gaza :

Noi, associazioni palestinesi, ebraiche e attivisti israeliani, siamo contro la politica israeliana che continua a violare i diritti umani, una politica che cerca di mantenere il controllo sull’assedio che sta strangolando la popolazione palestinese. L’assedio mina lo sviluppo e l’indipendenza economica e mantiene Gaza sotto occupazione, dipendente da Israele per la maggior parte dei bisogni umani basilari. Sosteniamo la lotta per porre fine all’occupazione dei territori palestinesi e della Striscia di Gaza assediata.

Siamo preoccupati per la condizione umanitaria nella Striscia di Gaza, sottoposta a rigido assedio dal 2007. A Gaza, più del 70% della popolazione dipende da aiuti umanitari; alla vigilia di “Margine Protettivo” l’attacco militare a Gaza, il 57% della popolazione soffriva di insicurezza alimentare; il tasso di disoccupazione era del 42.8% nell’ultimo quarto del 2014 (rispetto al 18.7% nel 2000); 27 scuole statali a Gaza sono state gravemente danneggiate o distrutte durante il bombardamento della scorsa estate; prima dell’operazione militare la Striscia era già a corto di 200 scuole, tra cui 150 statali; le classi normalmente fanno i doppi turni; Israele non consente la costruzione di un porto a Gaza e pone restrizioni severe ai pescherecci.

Più di 100.000 abitazioni sono state danneggiate durante le ultime ostilità, tra cui 17.000 con danni gravi o distrutte: circa 562 industrie e laboratori sono stati danneggiati o distrutti durante le ostilità.

Più di 2000 persone hanno perso la vita durante l’ultimo attacco militare a Gaza nell’estate 2014.

Chiediamo al governo israeliano di non impedire alle imbarcazioni di arrivare a terra e chiediamo di astenersi da qualsiasi attacco alle navi. Abbiamo assistito al crescente tono belligerante dei funzionari israeliani contro la missione della flottiglia e le persone a bordo, tra cui parlamentari europei e il parlamentare israeliano della Knesset , Bassel Ghattas.

Chiediamo ai media israeliani di non servire più da portavoce del governo israeliano e dell’esercito israeliano, ma di iniziare a rivelare al pubblico la verità sulla flottiglia.

Gli attivisti a bordo hanno dichiarato che vengono nella regione in missione di pace per sostenere i diritti umani della popolazione di Gaza. Gli organizzatori della freedom flotilla hanno già dichiarato di aver fatto training per azioni non-violente in caso di attacco violento alle imbarcazioni. Nonostante questo, Israele si vanta dei preparativi per prendere il controllo delle navi.

E’ ora che la comunità internazionale chieda la fine dell’assedio.

Le freedom flottiglie verso Gaza, come altre azioni di solidarietà, continueranno finchè l’assedio durerà e il diritto alla vita e alla libertà dei Palestinesi continuerà ad essere negato!

La lettera è firmata da 75 persone e da 7 associazioni:

Physicians for Human Rights – Israel
Coalition of Women for Peace
Women Against Violence
Gush Shalom
Alternative Information Center
Taayush
Tarabut-hithabrut

Israele, ha deciso ancora una volta, di non ascoltare gli inviti alla cooperazione, al rispetto del diritto internazionale, al rispetto della vita umana...Gaza resta la più grande prigione a cielo aperto del mondo
Posta un commento

Facebook Seguimi