30 giugno 2015

IPOTESI DI VALUTA PARALLELA IN GRECIA?

IPOTESI DI VALUTA PARALLELA IN GRECIA?
Sul tavolo del governo Tsipras una proposta alternativa per uscire dalla crisi

– di Redazione di FEF Academy

scuola di alfabetizzazione e formazione macroeconomica che la lo scopo di far comprendere a tutta la società civile italiana qual è l’architettura finanziaria europea ed internazionale.

A oggi la situazione delle trattative fra il governo greco e le istituzioni europee è ormai giunta ad un punto di rottura. Dietro trame e voci che si rincorrono , smentite e controsmentite, mettiamo in fila i fatti degli ultimi giorni. Nella notte fra venerdì e sabato Alexis Tsipras ha annunciato un referendum sulla sull’ultima proposta dei creditori, indetto per il 5 luglio. Il premier ellenico ha dichiarato di essere stato costretto a indire la consultazione popolare perché l’Eurogruppo ha presentato un ultimatum alla Grecia che è contro gli stessi valori europei e ciò obbliga «a rispondere sentendo la volontà del popolo sovrano. Ci hanno chiesto di accettare pesi insopportabili che avrebbero aggravato la situazione del mercato del lavoro e aumentato le tasse». L’annuncio ha completamente ribaltato il tavolo delle trattative che sabato erano riprese fra i ministri delle Finanze della zona euro, riuniti a Bruxelles per la quinta volta in 10 giorni per l’Eurogruppo. L’esito è stato un no alla proroga degli aiuti alla Grecia fino al referendum.

Da ieri e per tutta la settimana fino al giorno del referendum le banche greche e la borsa di Atene resteranno chiuse. Inoltre, è stato introdotto un limite massimo di 60 euro per il prelievo ai bancomat. Oggi scadrà il termine per ripagare la prima rata da 1,6 miliardi di euro al Fondo Monetario Internazionale, che non verrà pagata da parte del governo, e durante l’estate ci saranno ulteriori pagamenti da affrontare per un totale di 7,2 miliardi di euro.

A questo punto è difficile prevedere se la Grecia resterà all’interno dell’Eurozona e a quali condizioni.

Secondo una fonte vicina al governo di Atene riporta la possibilità che la Grecia introduca una valuta parallela in caso di mancato accordo o nel corso degli eventuali prossimi negoziati (nel caso dovessero riprendere). Originariamente questa è stata presentata l’anno scorso ma conserva estrema attualità e interesse. La sua paternità è di uno dei ricercatori del centro studi Levy Institute of Bard College, Robert Parenteau (in coda trovi la traduzione completa della proposta fornita da FEF Academy) e poi ampliata di recente insieme all’economista norvegese Trond Andresen.

Vediamo adesso di che si tratta. Il governo comincerebbe ad utilizzare per la propria spesa pubblica dei Tax Anticipation Notes (letteralmente “titoli di anticipazione d’imposta”, d’ora in poi TAN) per pagare i propri dipendenti e fornitori e più in generale per tutti i beneficiari di trasferimenti pubblici.

Una parte della spesa avverrebbe in euro e un’altra (variabile, inizialmente si pensa a 20%) in TANs.

Questi TANs, che sono già conosciuti e utilizzati dai governi federali statunitensi, avrebbero le seguenti caratteristiche:
Nessuna cedola: non è previsto alcun pagamento di interessi ai detentori dei TANs.
Perpetuo: non hanno una data di scadenza e quindi non sarà necessario ripagare il capitale, in questo caso i TANs non andrebbero quindi ad incrementare il livello del debito pubblico, dal momento che non rappresentano dei titoli con scadenza. In pratica, i TANs equivarrebbero a dei crediti d’imposta che però non verrebbero contabilizzati come una passività sul bilancio del governo e quindi non richiederà un flusso futuro per il pagamento di interessi. I governi che emettono i TANs potrebbero così portare avanti politiche di bilancio espansive per far ripartire l’economia e l’occupazione.
Trasferibile: può essere venduto a terzi liberamente sul mercato, esattamente come ogni altro titolo.
Accettati con un rapporto 1 TAN = 1 Euro dal governo per il pagamento delle imposte.

Concretamente, come primo passo il Parlamento dovrà creare un soggetto addetto alla gestione delle transazioni in TANs (una specie di banca centrale che gestisca però solo i pagamenti in TANs), che gestirà elettronicamente (e solo elettronicamente) tutti i pagamenti.


Il governo avrà un “conto TANs” senza limiti presso l’istituto incaricato della gestione dei pagamenti, che verrà addebitato ad ogni pagamento di stipendi pubblici, pensioni, servizi, imprese e verrà accreditato ogni volta che qualcuno li utilizzerà per pagare le imposte.

Tutti i cittadini e le imprese nazionali, invece, saranno automaticamente titolari di un conto TANs; mentre i soggetti esteri che lo richiederanno (magari quelli che dovranno pagare dazi doganali o tariffe al governo greco) ne riceveranno uno.

Nel momento in cui il governo deciderà di effettuare una spesa, i TANs saranno distribuiti elettronicamente sui conti correnti di imprese e famiglie, tramite un sistema di transazione criptato e sicuro. E, il fatto che i TANs possano essere utilizzati per il pagamento delle imposte renderà immediata la loro accettabilità. Inoltre, dal momento che ci sono ampi pagamenti in sospeso da parte del governo greco e ci sono anche grossi arretrati sul pagamento delle imposte, i TANs dovrebbero essere immediatamente accettati. Inoltre

Non ci sarebbero, dunque, TANs fisici o cartacei in circolazione. Questo perché, da un lato, un sistema elettronico è più facilmente e rapidamente implementabile e soprattutto per evitare confusione fra monete e banconote in euro e TANs. Inoltre, in questo modo i TANs non potranno essere scambiati sul mercato nero e non ci potrà essere una fuga di capitali: tutti i TANs emessi rimarranno sul bilancio del soggetto che gestisce le transazioni e i pagamenti in TANs.

E dal momento che i i vari trattati europei che regolano l’Eurozona lasciano il diritto ai governi di imporre le tasse ai propri cittadini e di definire cosa accetteranno per il pagamento di quelle imposte, questo rende i governi dei “market maker” con sufficiente “potere di acquisto” per sostenere la convertibilità di 1 TAN per 1 Euro.

Per esempio, se i TANs dovessero essere scambiati fra i cittadini con un leggero tasso di sconto, allora la domanda di TANs per il pagamento delle imposte aumenterebbe (proprio perché questo sarebbe il modo meno oneroso per adempiere agli obblighi fiscali), spingendo così i TANs alla parità rispetto all’Euro.

È vero che è improbabile che i TANs vengano accettati dai partner commerciali delle nazioni che li adotteranno come strumento di finanziamento alternativo, a meno che questi partner commerciali non abbiamo passività fiscali o tariffarie nei confronti dei paesi che adottano questo meccanismo di finanziamento alternativo. In ogni caso, molto probabilmente i TANs saranno utilizzati nelle transazioni sul mercato interno, che in questo modo avrà maggiori quantità di Euro per pagare le importazioni di beni essenziali come cibo, carburante e medicine.

Infine i TANs potrebbero anche essere utilizzati per implementare una politica per la creazione di posti di lavoro incentrata sullo schema del datore di lavoro di ultima istanza (Employer of Last Resort, ELR), che potrebbe anche avere un effetto stabilizzante sull’inflazione. Rania Antonopoulos, Vice Ministro del Lavoro e della Solidarietà Sociale in Grecia, ha già eseguito una simulazione di prova dell’ELR in Grecia.

Insomma, vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni e come andrà il referendum del 5 luglio, certamente questa proposta potrebbe aprire un nuovo capitolo non solo in Grecia ma anche nel resto dell’Eurozona.

Per la traduzione completa del documento ti basta cliccare sul questo link e scaricarlo dal sito di FEF Academy:

Tratto da: www.fef.academy
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