22 giugno 2015

Diranno che…

Diranno che…

Diranno che un milione di persone in piazza è una stima cattolica, come se quella delle presenze al gay pride la fornisse la Nasa. Diranno, con indignazione, che è stata una cosa organizzata dalla Cei coi soldini dell’8×1000, senza sapere che è tutto nato dal basso e che, almeno all’inizio, gli alti prelati scettici erano di gran lunga superiori agli entusiasti. Diranno, ancora, che è stata una manifestazione cristiana, come se dal palco non avesse parlato anche un imam e non fosse pervenuta una lettera – peraltro molto bella – dal rabbino di Roma. Diranno che è triste una piazza contro i diritti, facendo finta di non sapere che le coppie di fatto – dalla successione nel contratto di locazione a seguito della morte del convivente (C.C. sent. n. 404/1988) alla vista in carcere al partner (D.P.R 30 n. 230 del 2000), dalla risarcibilità del convivente omosessuale per fatto illecito del terzo (Cass., sez. unite Civ., sent. 2697) ai permessi retribuiti per decesso o per grave infermità del convivente (L.n. 53 2000) – tantissimi diritti li hanno già. Diranno che siamo nel 2015 e che non bisogna restare ancorati al passato, non tenendo presente che è proprio la famiglia cosiddetta tradizionale la sola che, mettendo al mondo ed educando i figli, un futuro lo può garantire. Oppure cercheranno di evitare il discorso, dicendo che è stato un appuntamento omofobo, accusa indefinita e furbetta. Diranno di tutto, insomma, ma faticheranno infinitamente a dire la verità, loro che alla manifestazione pro-family di piazza san Giovanni non hanno dedicato un solo rigo fino ad oggi, quando centinaia di migliaia di famiglie li hanno costretti ad aprire gli occhi.

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