23 giugno 2015

Crac, scalate e bilanci truccati. Ma anche truffe, vendite di prodotti finanziari scadenti e buchi milionari. La storia delle banche popolari italiane e in generale di quelle più...


Crac, scalate e bilanci truccati. Ma anche truffe, vendite di prodotti finanziari scadenti e buchi milionari. La storia delle banche popolari italiane e in generale di quelle più...

Crac, scalate e bilanci truccati. Ma anche truffe, vendite di prodotti finanziari scadenti e buchi milionari. La storia delle banche popolari italiane e in generale di quelle più piccole legate al territorio è fatta di supporto alla crescita del Paese ma anche di passi falsi e di aule di tribunale.

Caso emblematico è la Banca Popolare di Lodi guidata durante l’estate del 2004 dal rampante ragionier Gianpiero Fiorani. Che investito dall’allora Governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, della difesa dell’italianità dei gioielli bancari d’Italia, trasformò la banca lodigiana nell’asso pigliatutto delle popolari dei territori contigui. Fiorani, previo bacio sulla fronte all’inquilino di Palazzo Kock, immortalato in una storica intercettazione, cominciò una portentosa scalata alla banca Antonveneta minacciata dagli olandesi della Abn Amro. Fu un susseguirsi di colpi di scena nell’estate calda delle scalata bancaro tra furbetti del quartierino e plotoni di immobiliaristi gonfi di liquido, lanciati nelle corsa per accaparrarsi anche la Banca Nazionale del Lavoro. Un gioco finito con la rovinosa e veloce caduta di Fiorani e Fazio. Il primo condannato per falso in bilancio, visto che per assediare l’Antonveneta la sua creatura nel frattempo trasformata in Banca Popolare Italiana dovette truccare i conti per farla apparire più solida di quanto realmente fosse. Il secondo, Antonio Fazio da Alvito, cadde nell’oblio mediatico. Anche la Popolare di Milano, storico istituto meneghino, infatti, ha passato il suo momento di clamore giudiziario. Tra qualche giorno si terrà l'udienza preliminare a carico dell'ex presidente Massimo Ponzellini e di altre 14 persone per la vicenda dei presunti finanziamenti illeciti concessi. La decisione potrebbe portare alla sbarra l’ex presidente e altre 15 persone, tra cui l’allora suo braccio destro Antonio Cannaliere e il patron di Atlantis/B-Plus Francesco Corallo. Le accuse a vario titolo ipotizzate dalla Procura sono associazione per delinquere, appropriazione indebita, riciclaggio e altri reati. Ponzellini, secondo quanto emerge dalle imputazioni, avrebbe creato “una struttura parallela e deviata” all’interno di Bpm per distribuire oltre 233 milioni di euro di presunti finanziamenti illeciti anche “a soggetti segnalati da ambienti politici o imprenditoriali”. In cambio dei presunti prestiti illeciti Ponzellini e altri indagati avrebbero ottenuto compensi, ossia presunte mazzette, per circa 2,4 milioni di euro.

Banca Italease, creatura nata sotto l’egida del sistema della banche territoriali, nel 2008 sotto la guida dell'amministratore delegato Massimo Faenza, fu invischiata in un scandalo per la vendita di prodotti derivati che determinò una perdita di quasi 450 milioni di euro.

Tra le banche territoriali non mancano quelle che hanno passato o stanno affrontando commissariamenti e liquidatori. La Tercas, la Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo, il 4 maggio del 2012 ha dovuto digerire lo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e controllo e l’amministrazione straordinaria per gravi irregolarità disposto da Bankitalia. In particolare un gruppo di imprenditori si erano di fatto impadroniti della banca “sostenendo fittiziamente l'istituto di credito e ottenendo finanziamenti al di fuori dei protocolli di garanzia che non venivano restituiti”. Per questa vicenda La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di 16 persone tra i quali l'ex direttore generale dell'istituto di credito Antonio Di Matteo e l'avvocato Giampiero Samorì. L’arrivo della Popolare di Bari ha rimesso in moto la banca teramana.

Tra le piccole in difficoltà c’è anche la Banca Marche, commissariata da Palazzo Koch per gravi irregolarità e gravi perdite del patrimonio. “Si facevano troppi interventi di nuova finanza - ha spiegato Banca d’Italia - a sostegno di grandi gruppi immobiliari, e talvolta l'effetto è stato quello di ritardare l'emersione di anomalie”. Per ora sono 37 gli indagati per il crac tra cui ex vertici, ex amministratori di BM, Medioleasing e componenti del vecchio cda. La Procura di Ancona ha chiesto il prolungamento delle indagini fino al prossimo aprile. Infine Banca Etruria commissariata qualche giorno dopo essere assurta agli onori delle cronache per il boom in Borsa dopo la presentazione della riforma delle Popolari da parte del Governo. Movimenti sospetti sui titoli, ipotesi di insider trading, e corsa da record a Piazza Affari +80% in pochi giorni. Un caso non solo economico. Ma anche politico. Il padre del ministro Elena Boschi, dunque a conoscenza dei dossier governativi, è vicepresidente dell’Etruria. La Consob indaga, la Procura di Roma anche. E Renzi traballa.

Marco Valeri
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