23 giugno 2015

Chi definisce un "terrorista"? Il dopo Charleston e le vittime di serie A e di serie B per definire "terrorismo".?

 Chi definisce un terrorista? Il dopo Charleston e le vittime di serie A e di serie B per definire terrorismo.?

Il rifiuto di definire "terrorismo" la strage compiuta da Dylann Roof dimostra la malleabilità assoluta del termine

Il recente attacco in una chiesa metodista, frequentata principalmente da afro-americani, ha provocato un dibattito appassionato su chi è - e non è - un "terrorista". Secondo il direttore dell'FBI James Comey, l'autore della strage di Charleston, che ha ucciso nove persone, non si qualifica come tale :

"Il terrorismo è un atto di violenza commesso o minacciato al fine di cercare di influenzare un organismo pubblico o la cittadinanza, quindi è più di un atto politico e sulla base di quello che so io non lo vedo come un atto politico".

Molti sono rimasti sconcertati da queste parole, e da quello che sembra essere un doppio standard curioso: dopo tutto, se un musulmano commette violenza, i media e le autorità sono unanimi nel loro verdetto che si tratta di un atto da "terrorista", e dovrebbe essere trattato come tale. E questa non è solo una questione di terminologia: è giuridicamente rilevante dal momento che l'era post 11 settembre ha lasciato in eredità all'America un corpo intero di leggi relative al "terrorismo" che prevedono pene severe per i crimini designati come tali. 


"Per molti, [Dylann] Roof non evoca l'immagine classica del terrorista. 'Spesso abbiamo etichettato episodi simili come crimini di odio ma c'è una grande differenza tra un crimine di odio e il terrorismo ", spiega Ibrahim Hooper, direttore della comunicazione per il Council on American-Islamic Relations. "Quando si verificano queste violenze aspettiamo prima di sapere se sono stati compiute da un musulmano per capire se saranno identificati come terrorismo' ".

La denuncia di Hooper ha avuto una grande eco in alcuni ambienti dei media, ed è ben giustificata: dopo tutto, dietro le azioni di Roof c'è un motivo essenzialmente politico-ideologico. Prima di aprire il fuoco ha detto che le sue vittime "doveva farlo", perché i neri si stanno "prendendo tutta la contea". Una manifesto online scoperto dopo l'attacco di Charleston evidenzia le sue idee razziste in maniera approfondita. Allora perché Dylann Roof non è considerato un terrorista?

In un recente articolo su The Intercept, Glenn Greenwald ha affrontato il problema del "chi-è-un-terrorista"elencando una serie di incidenti che sembrano adatti ad un modello "iconico" di terrorista, e tuttavia sono stati etichettati come meri atti "criminali", al contrario di atti compiuti dai musulmani, che apparentemente qualificano l'autore come un "terrorista". Questo problema, sostiene Greenwald, riguarda "l'identità di coloro che commettono violenza e l'identità degli obiettivi. Non ha evidentemente nulla a che fare con una valutazione obiettiva e neutra degli atti oggetto di etichetta". 

Greenwald sottolinea come gli esempi che dimostrano la malleabilità assoluta del termine "terrorismo"siano numerosi. Nel corso solo negli ultimi dieci anni, il termine "terrorismo" è stato usato da politici e media occidentali per condannare i musulmani che hanno usato violenza contro una forza occupante in Afghanistan, contro coloro che hanno raccolto fondi per aiutare gli iracheni a lottare contro un invasore. In altre parole, ogni violenza compiuta dai musulmani contro l'Occidente è intrinsecamente "terrorismo", anche se rivolta solo contro i soldati in guerra e / o progettati per resistere all'invasione e all'occupazione. 

In netto contrasto, nessuna violenza da parte dell'Occidente contro i musulmani può eventualmente essere "terrorismo", non importa quanto brutale, disumana sia. L'invasione dell'Iraq, il far volare droni assassini in modo permanente su villaggi terrorizzati e città, impegnarsi in atrocità a Falluja, finanziare e sostenere Israele e Arabia saudita nella distruzione di popolazioni civili inermi: niente di tutto questo, naturalmente, può eventualmente essere chiamato "terrorismo". 

Per non parlare dell'utilizzo del termine terrorista fatto dagli Stati Uniti. Nelson Mandela, ora ampiamente considerato come un eroe morale, è stato ufficialmente un "terrorista" agli occhi degli Stati Uniti per decenni. L'Iraq era sulla lista dei paesi sponsor del terrorismo. L'amministrazione Reagan ha armato e finanziato gruppi terroristici in America Latina mentre chiedeva sanzioni contro i sovietici e gli iraniani per essere sponsor del terrorismo. 

Ciò che è più sorprendente di tutto questo è che "il terrorismo" - un termine che è così facilmente e frequentemente manipolato e privo di un significato obiettivo - è diventato fondamentale per la nostra cultura politica e il quadro giuridico. E' costantemente invocato, come se fosse una sorta di termine di precisione scientifica, per giustificare una serie infinita di politiche e poteri radicali. Tutto dall'attacco all'Iraq alle torture alle uccisioni dei droni alla sorveglianza di massa viene giustificato in suo nome.

In realtà "terrorismo" è un termine che giustifica tutto ma non significa nulla. Forse l'unico modo che potrebbe indurre le persone ad aprire gli occhi è far diventare chiaro che non solo i gruppi minoritari emarginati, ma anche il proprio gruppo può essere travolto dall'elasticità di significato del termine. C'è un'ampia resistenza a questo, che è il motivo per cui la violenza ripugnante commessa da bianchi non-musulmani come la strage di Charleston è raramente descritta con il termine "terrorismo". Ma questo è un motivo in più per insistere su un'applicazione equa e coerente, conclude Greenwald.
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