26 giugno 2015

Ah…finiremo come l’Argentina ! Sempre sui falsi miti della moneta unica e del cambio fisso.

Ah…finiremo come l’Argentina ! Sempre sui falsi miti della moneta unica e del cambio fisso.

Uno dei vari miti dell’”Economista da talk show”, pro euro, è “Se l’Italia svaluta finiamo come l’Argentina”.

Spieghiamo cosa significa, facendo un breve riassunto storico. Dopo i governi militari e di destra degli anni ’80, che avevano condotto ad una esplosione del debito pubblico e dell’inflazione, nel 1991, per garantire la stabilizzazione dell’andamento dei prezzi e per richiamare investimenti esteri, il governo e la banca centrale argentina decisero di rendere convertibile l’Austral, la monetà dell’epoca dell’Argentina (poi trasformata nel Pesos), con il dollaro. La Banca centrale inizio a cambiare l’austral ad tasso di 10 mila ogni dollaro. Successivamente l’Austral fu eliminato e venne reintrodotto, come detto precedentemente, il pesos, con un tasso pari a 10000 a 1, per cui il cambio diventò 1 ad 1 con il dollaro.


Biglietto da cinquecentomila australes

La scelta stabilizzò i prezzi interni e permise un notevole afflusso di capitali. Inoltre il debito pubblico divenne estremamente attrattivo in quanto assicurava buoni ritorni con una svalutazione, ed un rischio, apparentemente contenuti. Il problema fu che il cambio fisso nascose la perdita di competitività dell’economia argentina nei confronti delle altre economie dell’area del dollaro. Inoltre economie latine direttamente in competizione con l’Argentina, ma che avevano mantenuto una valuta flessibile, progressivamente si svalutavano , rendendo le economie nazionali sempre più competitive.

I nodi giunsero al pettine nel 1998, quando , successivamente alla crisi finanziaria Russa, la crisi si affacciò nel Sud America. Le economie dell’area, in competizione diretta con quella Argentina, soprattutto Brasile e Messico, risposero quasi automaticamente con una svalutazione delle proprie valute. Questo spiazzò economicamente l’Argentina, che inizio a sentire in modo disastroso la concomitanza di tre elementi:

– tasso fisso con il dollaro, che impediva il riacquisto di competitività;

– un debito pubblico elevato e denominato in dollari;

– un aumento del deficit per il ridursi dei ritorni fiscali, dovuti alla crisi economica.

Se questa situazione vi ricorda un paese mediterraneo, scegliete a caso fra Italia , Grecia e Spagna, beh avete proprio ragione. Il presidente eletto nel 1998, De La Rua, fu eletto con la prospettiva di difesa ad oltranza del cambio fisso, ma intervenne il Fondo Monetario Internazionale che imposte una politica restrittiva per la riduzione del deficit … oh guarda, vedo Italia e Grecia…. Comunque De La Rua , ed i vari ministri delle finanze che lo servirono, fecero veramente di tutto per salvare la situazione : nuova tassazione, swap del debito , introduzione di monete complementari per ridurre la stretta monetaria e rilanciare l’economia. Fecero veramente di tutto… ma alla fine la realtà ebbe la meglio. Il pareggio sul dollaro era una posizione indifendibile per il governo, che uccideva l’economia e rendeva il debito insopportabile.




Lecop, moneta complementare di stato argentina.







Proteste di piazza del dicembre 2001. il “Cacezolado”

A dicembre 2001 , dopo moti di piazza bagnati dal sangue , De la Rua dovete lasciare il proprio seggio e fuggire in elicottero. Il nuovo primo ministro ad interim Rodriguez Saa, cercò di mantenere una forma di cambio fisso, introducendo una nuova moneta complementare, l’Argentinos, che avrebbe dovuto riassorbire le altre monete varate nel periodo e circolare solo in contanti. L’esperimento non ebbe successo, e Rodriguez Saa fu costretto ad abbandonare. Il successore Duhalte , peronista, invece semplicemente abbandonò il cambio fisso, prima svalutando il peso del 40%, quindi lasciandolo fluttuare e raggiungere una quotazione di 4 pesos per 1 dollaro.

I contraccolpi furono fortissimi, ma già alla fine del 2002 , dopo nuove elezioni e la nomina di Lavagna a ministro dell’economia, la situazione iniziò a riprendersi, soprattutto per l’occupazione. Le esportazioni del’Argentina ripresero con forza, sostenendo la moneta e permettendo un flusso di capitali dall’estero.

Vediamo alcuni grafici relativi all’Argentina prima e dopo l’abbandono del cambio fisso,


Vediamo come dopo l’abbandono del cambio fisso nel 2002 l’economia Argentina sia esplosa. e come la povertà sia caduta a picco.


vediamo come dal 2002 la disoccupazione sia precipitata.

Bisogna dire che , in realtà, dopo la flessibilità iniziale il cambio dollaro/peso è rimasto “Controllato” da parte del governo per lungo tempo, portando ad una quotazione duplice della valuta : quella ufficiale e quella in nero. Il governo peronista della signora Kirchener ha parzialmente compiuto gli stessi errori dei suoi predecessori, il tutto in nome della “Lotta all’inflazione”. senza contare che le alte imposte sulle esportazioni, che avevano la finalità di mantenere prezzi interni più bassi rispetto a quelli internazionali, non hanno permesso all’economia di svilupparsi, mentre hanno portato ad un boom delle esportazioni di contrabbando in Paraguay, la cui esportazione di carne è cresciuta del 29% negli ultimi anni. Nonostante queste limitazioni il PIL (gdp) pro capite è esploso.


Concludendo, a pro degli economisti da Talk Show:

a) Non si può mantenere una moneta irrealistica e scollegata con l’economia reale. Il concetto di Area valutaria omogenea, dove avvengono trasferimenti fiscali, di capitale e di lavoro in modo libero, prima o poi punirà con decrescita , disoccupazione e deficit.

b) il mercato vince sempre, e volerlo piegare non può che portare a povertà, distruzione e disastri economici e politici.

Ora sta a Tsipras ed a Renzi capire la lezione….
Posta un commento

Facebook Seguimi