16 novembre 2019

Fondazioni degli edifici veneziani

Fondazioni degli edifici veneziani

Il turista che arriva a Venezia e percorre sul Vaporetto il Canal Grande la prima cosa che si chiede è: Che magneficenza questi palazzi, ma come è possibile costruire sull'acqua? Come sono le fondazioni degli edifici veneziani?

La risposta, semplice mia allo stesso tempo complicata è che le fondazioni degli edifici di Venezia, fin dai tempi più remoti, seguono sempre lo stesso sistema che si chiama a fondazione indiretta.
Tutta la città è stata costruita come se fosse in una palude poco profonda, per cui la zona da edificare veniva dapprima solidificata piantando dei pali di legno appuntiti (larice o rovere), corti e nodosi fino a raggiungere uno strato di terreno particolarmente duro e compatto di argilla, detto caranto, di particolare consistenza, che si trova ad una decina di metri sotto lo strato di terreno superficiale della Laguna.
La infissione dei pali viene effettuata secondo un allineamento multiplo, lungo la striscia di terreno sopra la quale si eleveranno i muri perimetrali e di spina che sorreggeranno gran parte del peso dell'edificio.
Se lo strato di caranto è troppo profondo e i pali non arrivano, del tutto o in parte, a conficcarvisi, la sottofondazione viene fatta per costipamento. In tal caso i pali vengono piantati su tutta la superficie sopra la quale poggerà l’edificio, prima chiudendo il perimetro con una fitta palificata e procedendo poi all’interno con un disegno a spirale verso il centro della zona.
Questo procedimento viene fatto se l’edificio da sostenere è molto pesante, come ad esempio il Campanile di San Marco, oppure per la costruzione del Ponte di Rialto dove furono impiantati 11mila pali per sostenere il peso del ponte in pietra.
Sopra le teste dei pali vengono fissati due strati, tra loro incrociati, di tavoloni di legno di larice di grosso spessore. Sopra questo speciale zatterone viene elevata la fondazione vera e propria, costituita da un muro a plinto, cioè a zoccolo con le pareti leggermente inclinate, a strati abbastanza regolari in blocchi di Pietra d’Istria fino a superare il livello medio di marea. Sopra questo primo muro di pietra vengono poste le colonne del piano terra, o i muri perimetrali dell’edificio.
Con questo tipo di fondazione soltanto la parte in Pietra d’Istria resta a contatto con l’acqua salsa e l’aria, mentre le parti in legno restano conficcate nella melma o nel caranto, subendo con il tempo un processo di mineralizzazione che anziché marcire le rendono sempre più resistenti. La Pietra d'Istria, per la sua natura compatta e particolarmente impermeabile, o comunque non soggetta a modificarsi anche a contatto con elementi erosivi, è risultata l'unica soluzione a sostenere l'immane peso delle fabbriche veneziane, tutto questo senza subire esfoliazioni o sfregolamenti.
Se bene i nostri Progenitori siano stati rinchiusi in queste isole, circondate da velma, si sono però allargati quanto comportava il sito del luogo, supplendo al difetto della natura con l'Arte, e ciò tanto più, quanto con gli anni accresciuta la città, e bonificata l'aria per lo concorso delle persone, per li molti fuochi, per lo continuo flusso e riflusso del Mare, si fabbricavano vaghi casamenti e sontuosi Palagi.
Ora le fondamenta di tali edifici si fanno di fortissimi pali di quercia, che durano eternamente sotto acqua, per rispetto del fondo lubrico, e non punto saldo della palude. Questi fitti per forza nel terreno, indi fermati con grossi travi, e ripieni fra l'uno e l'altro di rottami di sasso, riescono per la coagulazione, e presa loro, come basi così stabili, e ferme, che sostengono ogni grossa e salda muraglia.
Le Arene si hanno dalla Brenta, e dal Lido, ma le dolci sono migliori.
I legnami ci si portano in abbondanza per i Fiumi dalle Montagne del Cadorino e del trevigiano; le pietre vive procedono da Rovigo e da Brioni; e la Ferrarezza dalla Lombardia.
Così divenne magnifica questa Metropoli al pari d'ogn'altra al Mondo, da che si ammirano con stupore Monasteri, Chiese, Torri ed altrij di somma mole, nonchè inamovibili, sostenuti da rovinose reliquie di Provincia, desolate o dalla ingiuria dei tempi, o dalla ferocia dei Barbari.
Al Signor Pubblico Proto Antonio Mantoan, perchè riesca al dover nostro più agevole questa difficle idea, facessimo invocazione.
Con queste parole il disegnatore olandese nato a Venezia Jan Grevembroch, accompagnava il disegno acquerellato dei palificatori, conservato al Museo Correr, facente parte della raccolta che illustrava usi e costumi, arti e mestieri, abiti ed acconciature di varie epoche e ceti sociali, assieme a manufatti della città di Venezia.
Una passeggiata con una guida capace di trasmettere conoscenza e venezianità con la quale avere maggiori e più approfondite informazioni si trova a Questo link
Le case veneziane non potevano essere costruite su basi poco consistenti, per cui si effettuavano le fondazioni sulle parti che non erano canali, considerando che nell'alveo dei canali lo strato di carato possa essere stato anche parzialmente eroso dal movimento delle maree e quindi sostituito da sabbie più o meno solide.
Ecco perché le costruzioni eseguite all'interno della Laguna debbono seguire l'andamento, non sempre regolare, dei rii.
Fino a qui sono state accennate le fondazioni degli edifici, ma a Venezia si parla anche di Fondamenta che sono delle strade che corrono parallelamente ai rii.
Quando a fianco dei rii si trova un percorso pedonale questo viene chiamato fondamenta.
Considerando che nell'italiano corrente fondamenta viene considerata la parte sotterranea degli edifici, può stupire il foresto che la stessa parola indichi a Venezia una strada posta lungo il bordo di un canale.
Potrebbe sorgere il dubbio che questa parola abbia avuto, nei tempi antichi, un significato più vicino al senso comune, ma questa ipotesi è da scartare perché un documento del 1321 parla di unam petiam de terra... quae firmat super quodam fondamenta sive via discurrente super rivum , un tratto di terra che si pone a fianco del rio, dizione che per fondamenta si intendeva una via passante lungo il rio, come lo è tuttora.
Nel Sestiere di Cannaregio gran parte dei rii sono fiancheggiati da fondamenta, vedi il Rio de la Misericordia e gli altri rii paralleli, o il Rio dei Mendicanti a Castello, mentre antri rii, Rio MarinCanale di Cannaregio o Rio de la Fornace sono fiancheggiati da fondamenta su ambedue i lati.
Redazione

07 novembre 2019

Privatizzazione, quando e come è iniziata la (s)vendita del patrimonio pubblico


All’indomani della svalutazione del 1992 iniziano i nuovi saldi del patrimonio pubblico. Multinazionali angloamericane, ma anche francesi, arrivano in Italia per “fare shopping”: vanno in cerca di società, specialmente agroalimentari e di meccanica di precisione. Italgel, per esempio, viene aggiudicata alla Nestlè a 680 miliardi di lire contro una valutazione di 750. Ma anche i giganti italiani guadagnano dallo smembramento del patrimonio nazionale: il gruppo Benetton si aggiudica per 470 miliardi GS Autogrill che poi rivende ai francesi di Carrefour GS per 10 volte tanto. Poi fagocita la rete autostradale usando la leva finanziaria, si indebita per acquistarla e poi scarica il debito sulle autostrade, naturalmente si guarda bene dal vendere l’impresa perché genera proficui profitti, specialmente mantenendo la manutenzione a livelli bassissimi.

Vengono privatizzate totalmente Telecom, parzialmente Enel ed Eni. Molte di queste aziende, fino ad allora considerate all’estero concorrenti temibili, subito dopo l’acquisizione vengono smembrate o comunque messe in condizione di non nuocere. Dal 1992 al 2002 il Tesoro ha “effettuato direttamente operazioni di privatizzazione per un controvalore di circa 66,6 miliardi di euro. A questa cifra vanno però aggiunte le privatizzazioni gestite dall’Iri (sempre sotto il coordinamento del Tesoro), per un controvalore di circa 56,4 miliardi di euro, le dismissioni realizzate dall’Eni (5,4 miliardi di euro) e la liquidazione dell’Efim (440 milioni di euro). Si tratta di cifre molto consistenti, da cui è facile intuire il valore e l’importanza dei beni venduti, o per meglio dire “svenduti“.

Per capire quanto valgono questi stessi beni che non ci appartengono più possiamo comparare gli incassi delle privatizzazioni con i valori attuali. Nel 1992 la cessione del 58% del Credito Italiano produce ricavi lordi per 930 milioni di euro, nel 2002 Unicredito Italiano capitalizza 26.593 milioni di euro. Tra il 1994 e il 1996 la cessione del 36,5% dell’Imi rese 1125 milioni di
euro, le successive tre tranche, pari al 19% e al 6,9%, rispettivamente 619 e 258 milioni di euro, nel 2002 Imi-Sanpaolo capitalizza 16.941 milioni di euro. Un caso a parte è poi rappresentato dal Banco di Napoli: quel 60% che lo Stato vende alla Bnl per 32 milioni di euro (una volta ripulito delle perdite e dei crediti inesigibili con 6200 milioni di euro di denaro pubblico), è rivenduto dalla Bnl, a distanza di pochi anni, per 1000 milioni di euro. È anche vero che la BNL lo ha risanato completamente, ma la differenza tra i due valori è enorme.

In ogni caso perché questo risanamento non poteva avvenire per mano dello Stato? Perché chi lo dirigeva non era all’altezza? Non è così, e ce ne accorgeremo più avanti. Alle cifre di vendita da parte del Tesoro vanno aggiunte le commissioni per i collocatori di borsa, banche che compongono il sindacato di collocamento e altri consulenti, così come le spese di registrazione e listing sui mercati azionari, spese per adempimenti Consob, Sec eccetera. Questi costi nel corso degli anni sono diminuiti ma si aggirano comunque tra il 2% e il 3% dell’ammontare totale del ricavato. Una fetta consistente di questo denaro, circa l’1%, l’hanno poi incassata le maggiori investment bank anglosassoni, come J.P. Morgan, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Credit Suisse, First Boston, Merrill Lynch e così via, per la loro attività di consulenza. Il tutto senza ovviamente rischiare in proprio neanche un dollaro. E senza dover neppure sostenere una gara pubblica per l’affidamento dell’incarico.
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La seconda fase del processo di privatizzazione riguarda invece le banche di diritto pubblico, e include la privatizzazione de facto della Banca d’Italia, i cui azionisti fino ad allora erano banche italiane di diritto pubblico. Dal 1992 la proprietà passa nelle mani di privati spesso addirittura esteri, che hanno rilevato quote sostanziose delle banche italiane come Bnp Paribas, Crédit Agricole, Banco Bilbao, Allianz eccetera. Il tutto in palese violazione dell’articolo 3 del vecchio statuto, sostituito soltanto nel 2006. Le conseguenze più importanti di questa decisione riguardano la creazione di moneta, che dalle mani dello Stato – cioè noi cittadini – passa a quelle di soggetti esteri.

A questi ultimi viene virtualmente ceduta una fetta della nostra sovranità nazionale. Chi produce il denaro è una casta di banchieri, anche stranieri, che ce lo presta a un tasso d’interesse variabile, a seconda della fiducia che il mercato ripone nei nostri confronti. E questo denaro viene creato dal nulla. Non c’è qualcosa di assurdo nel fatto che questa situazione sia considerata migliore e più moderna del vecchio modello dove Tesoro e Bankitalia appartenevano allo Stato? Com’è possibile che ci si fidi più di forze commerciali di mercato straniere che del nostro governo?

Completate le privatizzazioni comincia il gioco delle sedie: alcuni personaggi chiave lasciano il settore pubblico e vanno a lavorare per le grandi banche che hanno guidato la vendita del patrimonio nazionale sul mercato. Mario Draghi diventa vicepresidente della Goldman Sachs e Vittorio Grilli – ai tempi vicedirettore generale del Tesoro con delega alle privatizzazioni, viene assunto al Credit Suisse. Ma se costoro erano tanto bravi da essere chiamati dalle più grandi banche d’affari mondiali “i maghi della ristrutturazione delle imprese pubbliche”, allora perché non si sono rimboccati le maniche e queste metamorfosi le hanno fatte in casa, con gli stipendi dello Stato?

Redazione

05 novembre 2019

LA NASCITA DEL CRISTIANESIMO UFFICIALE, COSTANTINO E IL SUO CONCILIO DI NICEA



LA NASCITA DEL CRISTIANESIMO UFFICIALE, COSTANTINO E IL SUO CONCILIO DI NICEA

Il concilio di Nicea è a mio parere l’evento storico che ha avuto, in positivo o in negativo dipende dal proprio personale punto di vista, i maggiori effetti sull’intera umanità negli ultimi diciassette secoli. Forse, e qui azzardo un’ipotesi, se non ci fosse stato Gesù Cristo e la religione da lui ispirata non sarebbero il culto più diffuso ai nostri giorni, e forse neanche l’Islam sarebbe nato nelle sabbie dell’Arabia.

Tutto poteva essere diverso se quella manciata di uomini (poco più di 300) non si fossero incontrati nel 325.

Il concilio, o forse è meglio chiamarlo sinodo (dal greco synodos, da syn “insieme” e odòs “cammino”), puntava a riunire tutti i più importanti esponenti della relativamente nuova religione (aveva meno di tre secoli di vita) per riordinarla e riorganizzarla, visto che ognuno intendeva la figura di Cristo e il suo messaggio in modo differente.


Costantino, imperatore di Roma, era uscito da vent’anni di guerre civili, scatenate quasi tutte da lui per scardinare il sistema tetrarchico (basato sull’idea di Diocleziano di dividere l’impero in quattro parti, con due augusti – imperatori “maggiori” – e due rispettivi cesari – imperatori “minori” ed eredi dei rispettivi augusti) e regnare su tutto il dominio di Roma.

Le sue vittime, per raggiungere il potere assoluto, furono parecchie:

1) Massimiano, ex augusto e collega di Diocleziano per l’Occidente, costretto al suicidio dopo la presa di Massilia nel 310.

2) Massenzio, figlio di Massimiano e augusto d’Occidente (di cui Costantino era, in linea teorica, l’erede, in quanto cesare d’Occidente), sconfitto e ucciso alla battaglia di Ponte Milvio nel 312, resa famosa per il messaggio “In hoc signo vinces”, ovvero “Con questo segno vincerai”;

3) Bassiano, cesare d’Italia e cognato di Costantino, che si era ribellato alla sua autorità tra il 315 e il 316.

4) Aurelio Valerio Valente, cesare di Licinio (collega di Costantino in Oriente, ma anche antagonista per la lotta alla supremazia) che fu giustiziato da quest’ultimo dietro specifica richiesta di Costantino in cambio di una tregua nel 317.

5) Sesto Martiniano, altro cesare di Licinio, giustiziato alla fine del secondo conflitto contro Licinio, nel 324.

6) Licinio, sconfitto e ucciso dopo ben due conflitti tra il 316 e il 324. Licinio, imperatore dell’Oriente, era stato il co-autore del celeberrimo Editto di Milano del 313 (quando lui e Costantino parevano ancora amici, o è meglio dire quando progettavano di allearsi per far fuori un altro rivale, Massimino Daia), che permetteva ai cristiani di professare liberamente la loro religione.

Un particolare inquietante: Costantino, nel 324, aveva promesso a Licinio salva la vita se si fosse arreso senza opporre ulteriore resistenza, ritornando ad essere un privato cittadino. Giusto l’anno dopo, con l’accusa di un fantomatico complotto, Costantino fa impiccare l’ex rivale a Tessalonica.


Mi permetto di aggiungere un ennesimo corollario più adatto alla cronaca nera che alla trattazione storica, ma credo serva a inquadrare bene un potente e controverso personaggio, vero architetto del Concilio di Nicea: negli anni successivi al conseguimento del potere assoluto Costantino continuò a far fuori persone, spesso all’interno della sua famiglia (un vizio che i suoi figli mantennero, sterminandosi a vicenda in congiure e guerre civili fino all’ultimo dei costantinidi, Giuliano l’apostata).

Nel 326 fece uccidere a Pola il figlio primogenito Crispo, figlio di Minervina, per una presunta relazione con Fausta (sua seconda moglie) e Liciniano, figlio della sorella Costanza e di Licinio (eh si, il povero Licinio era anche suo cognato). Quindi fece affogare nel bagno anche la moglie Fausta, forse perché si rese conto che questa aveva ordito un complotto contro Crispo, per avvantaggiare i suoi figli nella linea di successione. Ad ogni modo, un bel CV.

Non ho scritto tutto questo per demonizzare Costantino, che di per sé agì esattamente come facevano i suoi contemporanei, ma solo per evidenziare che questi era tutto tranne che impernato di valori cristiani come la pietà, la tolleranza, la bontà o il perdono, ma agì come un sovrano autocrate e spietato con i suoi nemici, mettendo il potere e la ragion di Stato davanti all’eventuale fede che professava.

“Nel caso di un uomo geniale, al quale l’ambizione e la sete di dominio non concedono un’ora di tregua, non si può parlare di cristianesimo o paganesimo, di religiosità o irreligiosità consapevoli. Un uomo simile è essenzialmente areligioso, e lo sarebbe anche se egli immaginasse di far parte integrante di una comunità religiosa”

Jacob Burckhardt, ne Costantino il Grande e i suoi tempi

Gli storici moderni sono divisi sulla sua effettiva e sincera conversione al cristianesimo. Alcuni dicono che partì con il leggendario sogno del 312, poco prima della battaglia di Ponte Milvio contro Massenzio. Di questo fatto, avvenuto la notte del 27 ottobre, abbiamo alcune versioni, tutte di autori cristiani.

Lattanzio afferma che la visione ordinò a Costantino di apporre un segno sugli scudi dei propri soldati riferito a Cristo. Nella sua versione questo è descritto come uno staurogramma, una croce latina con la parte superiore cerchiata come una P.


Eusebio, vero e proprio biografo ufficiale dell’imperatore, oltre che suo amico personale, riporta due versioni dell’accaduto. La prima, contenuta nella Storia ecclesiastica, afferma esplicitamente che il dio cristiano abbia aiutato Costantino, ma non menziona nessuna visione. Nella Vita di Costantino, invece, lo stesso autore fornisce una dettagliata descrizione della visione affermando di averla sentita dall’imperatore stesso. Costantino gli disse che stava marciando col suo esercito quando, alzando lo sguardo verso il sole, vide una croce di luce e sotto di essa la frase greca “En touto nika”, che reso nel più famoso motto latino “In hoc signo vinces” si traduce “Con questo segno vincerai“.

Questa apparizione magica, su cui dobbiamo credere sulla parola al solo Costantino (nessun ufficiale o soldato dell’epoca ha segnalato nulla del genere e non potevano essere tutti analfabeti), aveva solo confuso il condottiero, perciò, per buona misura, l’imperatore affermò di aver avuto, quella notte stessa, anche la visita di Gesù Cristo stesso. Visto che il suo messaggio di luce tra le nuvole era risultato poco chiaro, gli disse senza troppi giri di parole di usare il segno della croce contro i suoi nemici. Così venne creato il sacro labarum, lo stendardo usato da Costantino in guerra, recante il segno Chi-Rho.


Ad ogni modo posso sfatare un diffuso falso mito. I cristiani, all’epoca di Costantino, non erano la maggioranza all’interno dell’impero romano. Studi di storici e archeologi come Paul Vayne hanno dimostrato che gli aderenti alla nuova religione non contavano più del 10% della popolazione. In più, a peggiorare le cose, non credevano tutti nelle stesse cose, con risultati spesso confliggenti tra loro.

Eppure il cristianesimo aveva delle potenzialità che il sovrano volle sfruttare come instrumentum regni. Perciò si mise a giocare una partita delicata e pericolosa, cercando di mettere ordine nel caos dogmatico seguito allo sviluppo del messaggio del rabbi ebreo Gesù di Nazareth.

La Chiesa cattolica al tempo era tutto il contrario di tutto, persino del proprio nome (in greco katholikòs vuol dire universale). Già nel 314 Costantino aveva avuto un assaggio dei dissensi teologici dei cristiani, mentre cercava di trovare un accordo con i donatisti, fanatici seguaci del vescovo di Cartagine: Donato. Questi si faceva forte della resistenza (fino alla morte) durante le persecuzioni di Diocleziano, condannando tutti coloro che si erano nascosti e avevano fintamente abiurato Cristo per sopravvivere.

Partendo da questo assioma, tutta la Chiesa era scomparsa a causa della codardia dei traditori tranne che in Africa, rendendo questa corrente una vera e propria spina nel fianco del potere imperiale su di una provincia strategica per qualsiasi imperatore d’occidente. Costantino, dopo il tentato dialogo, decise di far condannare e perseguitare i donatisti (andando contro il suo stesso Editto di Milano dell’anno prima, che garantiva completa libertà di credo religioso), che non si volevano allineare ai suoi progetti di inclusione e risistemazione teologica, linea di condotta seguita da quasi tutti i suoi successori fino alla quasi totale scomparsa della loro corrente sotto l’azione di Sant’Agostino, tra il 395 e il 430.


Dieci anni dopo il sinodo di Arles Costantino decise di affrontare un’altra disputa, quella sollevata dai seguaci di Ario, vescovo di Alessandria. Il tema divisivo riguardava niente poco di meno della stessa origine di Gesù Cristo. Era egli nato dal Padre (quindi della sua stessa natura, eterno) oppure, come affermavano gli ariani, era stato creato dal Padre (quindi di natura finita, individuabile nel dato periodo di tempo in cui era vissuto sulla terra)?

La questione stava spaccando in due il cattolicesimo, con tutto il suo corollario di scontri, ripicche, lamenti e suppliche all’imperatore, che doveva di volta in volta leggere lettere e petizioni oppure concedere udienza ad una e all’altra parte. Perciò Costantino, da sovrano pratico di estrazione militare, decise di convocare la più grande assemblea dei vescovi che si fosse mai vista, per risolvere in un colpo solo tutte le dispute e dare forma ad una religione che potesse entrare nell’intelaiatura istituzionale dell’impero, come era stato fatto per tutte le altre fino ad allora.

Il sovrano per l’occasione fece le cose in grande, invitando a sue spese tutti i vescovi della cristianità nella residenza imperiale di Nicea. In tutto vennero convocati 1.800 prelati, 1.000 circa dall’Oriente e 800 dall’Occidente, ma per ragioni logistiche giunsero nella città solo 300 di loro, per la maggior parte orientali (da ovest presero parte ai lavori solo due delegati del Papa Silvestro, che non si mosse dalla sua sede, i vescovi di Cordova e Cartagine e altri tre, rispettivamente uno italico, uno gallico e uno pannonico).

Costantino aprì il concilio, intervenne nel dibattito e ne determinò l’andamento. Le cose andarono male sia per i seguaci di Ario, sia per quelli di Melezio e anche per i cristiani gnostici, le cui differenti visioni su Gesù Cristo (sia come natura, sia come messaggio) vennero rigettare in toto. Quando gli ariani lesserò il loro credo, giusto per fare un esempio, al loro portavoce venne strappato di mano il foglio e ridotto in mille pezzi prima ancora che avesse finito.


L’obiettivo del sovrano fu quello di porre punti fermi sulle dispute cristologiche e sulla dottrina, sulla scelta dei vangeli da seguire, sulla riorganizzazione di aspetti giurisdizionali e organizzativi in quell’istituzione che nei suoi piani doveva diventare un pilastro dello Stato assieme alle altre religioni dell’impero.

Le decisioni del concilio andavano prese all’unanimità e perciò Costantino, attento alla forma, cacciava dall’aula o espelleva chi si manifestava contrario alle scelte che lui faceva e imponeva ai vescovi tutte le volte che non si mettevano d’accordo tra di loro. Alla fine, con questi metodi spicci e autoritari, i lavori vennero chiusi in appena due mesi, gettando le basi del cristianesimo istituzionale.

Per prima cosa venne approvato il credo o simbolo niceno, che verrà in seguito implementato con il concetto trinitario (Padre, Figlio e Spirito Santo), dal secondo concilio ecumenico di Costantinopoli, solo nel 381. Ecco il testo del credo niceno in italiano:

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente,

creatore di tutte le cose visibili ed invisibili.

Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,

unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre.

Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero,

generato, non creato, della stessa sostanza del Padre.

Per mezzo di lui tutte le cose sono state create,

per noi uomini e per la nostra salvezza discese,

si è incarnato e si è fatto uomo.

Mori, il terzo giorno è resuscitato, è salito al cielo,

verrà per giudicare i vivi e i morti.

Credo nello Spirito Santo.

Cosa mancava rispetto ad oggi? Vi era già indicato lo Spirito Santo, che era il vento, il respiro o la potenza di Yahweh secondo il termine ebraico ruach, tradotto nel concetto platonico e metafisico del greco pneuma. Questo Spirito Santo non era ancora associato al Padre e al Figlio nella Trinità, cosa che verrà decisa solo sessant’anni dopo. Non era indicata neanche la nascita di Gesù da Maria, probabilmente per non lasciare adito agli ariani che lo reputavano creato dal Padre (quindi successivo a lui e in quanto tale non eterno), cosa che viene rimarcata nel passo “Generato, non creato, dalla stessa sostanza del Padre”. Questa dottrina, detta dell’homooùsios, sanciva che Dio Padre e Gesù Cristo erano della stessa essenza (ousìa in greco), quindi entrambi co-eterni.

È infine assente tutta l’ultima parte, con il concetto del filioque (e procede dal Padre e dal Figlio) che risulta essere ancora oggi nodo di discordia tra cattolici e ortodossi e quello del credere nella Chiesa una, santa, cattolica e apostolica (sempre inserito nel 381).


Messi fuori gioco gli ariani, il simbolo niceno attaccò anche le dottrine gnostiche, che non credevano nell’incarnazione, nella morte e nella resurrezione della carne del Cristo (per loro puro spirito). Perciò venne ribadito il fatto che Gesù si era incarnato, era morto e infine risorto.

In base a queste disposizioni, tutto quello che era stato deciso a Nicea diventava d’ora in poi verità assoluta e di riflesso chi non vi si atteneva era eretico e perseguibile, gettando le basi per secoli di lotte e persecuzioni. La pena per l’eresia era la scomunica, l’esilio e nel caso peggiore (se ci si rifiutava di abiurare le proprie false credenze) la morte.

Infine, a corollario di tutto questo, in quei giorni vennero discusse anche questioni amministrative e gestionali relative all’organizzazione della futura Chiesa istituzionale. Ad esempio il vescovo della capitale della provincia civile divenne superiore agli altri vescovi locali, con il titolo di metropolita, mentre Roma, Alessandria e Gerusalemme (in seguito anche Costantinopoli e Antiochia) avevano dei vescovi con una giurisdizione speciale, superiore ai metropoliti stessi.

Per inserire le festività cristiane nel calendario ufficiale romano, Costantino decise di fissare anche il giorno di festa settimanale, la data del Natale e quella della Pasqua. Anche qui procedette “alla Alessandro Magno”, tagliando nodi gordiani a colpi di diktat imperiali ai padri della Chiesa.

Il sovrano cercò di assimilare le festività più apprezzate e seguite dai romani dell’epoca (lui era anche pontifex maximus, la più alta carica sacerdotale pagana dell’Urbe che il Papa di Roma ha in seguito fatto propria), come il dies solis, il giorno del dio solare orientale Sol Invictus, che divenne il giorno del Signore (dies dominica e infine domenica). Ancora oggi nelle lingue anglosassoni e germaniche la domenica è definita Sunday o Sonnentag (giorno del sole), vetusto relitto dell’antica divinità precristiana.

Anche il concetto di riposo domenicale ha natura sia pagana che costantiniana: fu l’imperatore a decidere che il primo giorno della settimana, ovvero il dies solis, doveva essere dedicato al riposo. Questa qualifica rimase anche quando questo divenne il dies dominica e i cristiani si limitarono a dire che il riposo equivaleva al giorno di culto della loro religione.


Stessa cosa avvenne per la Pasqua, che Costantino decise dovesse essere nettamente separata da quella ebraica, iniziando ad elaborare il concetto di triduo, i tre giorni che culminano con la morte e la resurrezione di Gesù e il Natale, dove attinse nuovamente dal culto del sole.

Il 25 dicembre, infatti, era la festa del Natalis Sol Invictus, che coincideva anche con tutta una serie di celebrazioni pagane ancora più antiche, come i Saturnalia (17-23 dicembre), riti di fertilità di natura agro-pastorale, dedicati a Saturno per propiziare l’avvento di una buona primavera dopo l’inverno. In queste occasioni si scambiavano doni (sic!) e si imbandivano grandi banchetti (secondo sic!). Il fatto era che nessuno sapeva esattamente quando Gesù Cristo fosse nato e ogni gruppo di primi cristiani aveva una sua data, come i basilidiani che celebravano tra il 6 e il 10 gennaio, gli egiziani che individuavano il giorno tra il 19 e il 20 aprile o altri il 28 marzo, in cui si pensava fosse stato creato anche il sole.

Ad ogni modo, per quanto i cristiani facessero proprie queste date per favorire la conversione, riempiendo la loro fede di riferimenti a Cristo come luce del mondo, il salvatore e via dicendo, tutti attributi del Sol Invictus, tale passaggio fu lungo e laborioso, tanto che nel suo sermone di Natale del 460 il Papa Leone si lamentava così: “È così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella Basilica di San Pietro in Vaticano, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto per mentalità pagana. I cristiani devono astenersi da ogni apparenza di ossequio a questo culto degli dei”.

Ma la Chiesa aveva il tempo, la struttura e le risorse per pazientare, sacrificando le forme per far passare la conversione. Uno dei successori di Leone, Papa Gregorio Magno, suggeriva ai suoi missionari che convertivano i popoli germanici o celtici di includere nel culto dei santi locali tutti gli elementi pagani più seguiti, modificando le storie dei martiri per farle coincidere con quelle delle divinità campestri.

Il Concilio si concluse solennemente il 25 luglio del 325, giorno del ventesimo anniversario di regno dell’imperatore Costantino, che nell’orazione finale ribadì la proibizione delle dispute cristologiche, approvò la datazione della Pasqua cristiana e proclamò trionfante la raggiunta nuova unità fraterna di tutta la Chiesa. Da Roma, Papa Silvestro, che non aveva partecipato ai lavori direttamente, dovette approvare quanto deciso dal sovrano.


Un’ultima chicca prima di tirare le somme nelle conclusioni finali: Costantino fu determinante nello sviluppo dirompente del cristianesimo all’interno dell’impero romano, trasformando un culto minoritario in quello privilegiato e promosso dal sovrano, ma tenne il piede in due scarpe fino alla fine.

Egli mantenne infatti il titolo di pontefice massimo della religione pagana, carica che era stata di tutti gli imperatori romani a partire da Augusto e che mantennero anche i suoi successori cristiani fino al 375. Costantino perseguiva probabilmente il proposito di riavvicinare i culti presenti nell’impero, nel quadro di un non troppo definito monoteismo imperiale. Le festività religiose più importanti del cristianesimo e della religione solare furono fatte coincidere come abbiamo già visto, mantenendo come riferimento centrale la figura del sovrano. Le statue del dio Sole erano spesso adornate del simbolo della Croce e a Costantinopoli furono eretti anche dei templi pagani.

Il cristianesimo aveva dalla sua una forte base ideologica e i suoi aderenti manifestavano una serietà e un rigore morale che il sovrano aveva imparato ad apprezzare, perciò decise di farne il pilastro di un impero che non riusciva a trovare altrettante risposte nella religione pagana, la quale non era in decadenza (come in molti libri si vuole far credere), ma risultava inutile ai piani di rinnovo spirituale della romanità. Costantino, con buona probabilità, reputò che con qualche aggiustamento e sotto il patrocinio e il controllo imperiale la nuova fede potesse essere un buon collante per Roma.

Il suo gioco di equilibri tra paganesimo e cristianesimo fu un azzardo che ripagò nel breve periodo, quando lui poté esercitare il suo carisma e potere assoluto, guadagnato con il pugno di ferro delle sue armate, ma scoppiò nelle mani dei suoi successori, sempre più succubi del nuovo establishment cristiano, che una volta al potere non tollerò più alternative a se stesso.


Costantino si convertì solo in punto di morte, per la concezione del tempo che con il battesimo si perdonassero tutti i peccati precedenti (e lui, secondo il metro cristiano, ne aveva collezionato molti, in numero e gravità), anche perché all’epoca non esisteva ancora il sacramento della confessione. Perciò il sovrano si ripulì la coscienza e si tenne aperte tutte le strade per l’aldilà, sia che fosse pagano (più tollerante) o cristiano (più severo). Un colpo da maestro, che dimostra le qualità pragmatiche di un fine politico romano, rispettoso delle forme e pronto a mercanteggiare con le regole imposte dagli dei.

Fu nei decenni e nei secoli seguenti che il cristianesimo divenne La Religione per eccellenza. Costanzo, figlio di Costantino, nel 341 proibì i sacrifici pagani, con minaccia di morte e sequestro dei beni per chi contravveniva e chiuse molti templi. Questa linea non venne rispettata e venne attenuata fino al 392 (con la parentesi del tentativo di reintrodurre la parità di tutti i culti con l’imperatore Giuliano, tra il 361 e il 363, perciò marchiato dai cristiani come l’apostata), quando Teodosio proibì l’esercizio pubblico del culto pagano, assimilato al delitto di lesa maestà. Nel 380 aveva anche proclamato il cristianesimo come religione di Stato di “tutte le nazioni soggette alla nostra clemenza e moderazione” definendo i non cristiani come “ripugnanti, eretici, stupidi e ciechi”. Nel 393, sempre sotto Teodosio, vennero proibiti i Giochi Pitici e Olimpici e venne dato il permesso ai cristiani di saccheggiare i templi ad Olimpia.

Il V secolo, l’ultimo dell’impero romano d’occidente, si apre con chiusure di templi, persecuzioni, saccheggi e linciaggi messi ad opera dai cristiani e sostenuti dall’autorità imperiale. Tutti i più grandi padri della Chiesa, come Giovanni Crisostomo, il santo Porfiro o il vescovo di Alessandria Cirillo aizzano le masse contro i pagani, non più protetti dalla legge di Roma. Nel 415 dei monaci linciano la filosofa pagana Ipazia, rea di parlare in nome della cultura e dell’antica religione. Nel 421 Teodosio II definisce il culto dei pagani come il culto del demonio, condannando al carcere, alla tortura e alla morte chi lo professa. Nel VI secolo l’imperatore Giustiniano priverà il paganesimo anche di ogni mezzo di espressione culturale, chiudendo la plurisecolare accademia di filosofia ad Atene, fondata da Platone.


Eppure nei secoli successivi, fino al IX almeno, sia il Papa in occidente che l’imperatore di Costantinopoli ad oriente furono alle prese con la repressione di pagani, con conversioni più o meno violente (a seconda del potere che la loro autorità poteva esercitare). Questo fatto ci deve far riflettere: in primo luogo non ci fu un miracoloso e indolore (come in molti credono o cercano di far credere) passaggio dal paganesimo al cristianesimo, ma fu un lento, costante e anche violento processo che in molti secoli debellò l’antica fede, assimilando o cancellando i suoi seguaci.

Questa linea venne tenuta anche nel medioevo, epoca buia dove a parlare sono solo i cristiani, unici depositari della cultura, che come avevano fatto i romani con i popoli sconfitti fecero con le religioni che via via trovarono, con l’operato dei missionari che convertirono i germani, gli slavi e i norreni o i conquistadores con inca e aztechi. Insomma nessun mistero e nessuna predestinazione, ma solo una grande, possente forza umana, che ha mutato per sempre l’andamento della nostra storia.

Ma come tutte le forze umane, anch’essa può subire la sorte di chi l’ha preceduta, rischiando di venire sostituita da altre forze che sorgeranno in futuro.

Redazione

29 ottobre 2019

L’Immigrazione spinge le classi popolari a destra?

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Francesco Campolongo, Valeria Tarditi, Davide Vittori -

Si dice che l’ostilità verso i migranti derivi dalla difficile convivenza in periferia ma una ricerca mostra che i timori non sono frutto di esperienze dirette. Il voto a destra cresce quando le proposte economiche della sinistra sono simili a quelle di destra
In questi anni si è radicata l’idea che l’affermazione della destra radicale nel mondo sia il prodotto della capacità di conquistare le menti delle classi popolari rispondendo in maniera efficace alle ansie e alle paure dei «perdenti della globalizzazione». La composizione sociale del voto delle destre, in realtà, non è uniforme e se in alcuni contesti la destra radicale conquista il voto della classe media impoverita e delle classi popolari (come in Francia), in altri raccoglie il consenso degli strati sociali più ricchi (come Vox in Spagna). Rimanendo all’Italia, però, le indagini post-elettorali confermano che la maggioranza dei settori sociali che, nell’immaginario collettivo, una volta componevano l’elettorato di riferimento della sinistra, alle elezioni europee hanno votato per la Lega. L’exploit di Salvini presenta un’impressionante trasversalità anagrafica e sociale, con la Lega più votata dai poveri, dai precari e dagli operai, così come dai giovanissimi al loro primo voto. Cionondimeno, è fondamentale ricordare che in questa tornata i flussi elettorali indicano una dinamica di voto ben precisa: la Lega è stata capace di attrarre voti da Forza Italia, molto di più rispetto ad altri bacini elettorali. Segno che l’area di riferimento da cui ha pescato il proprio rinnovato consenso è ideologicamente meno trasformista di quanto si possa pensare.

Il voto delle classi popolari vira a destra?
Partiamo dall’assunto che non sempre è facile distinguere chi appartiene a una classe e chi no. Specie nei sondaggi che vengono condotti per analizzare le intenzioni di voto. Non si tratta solo di una questione di «coscienza», ma anche di valutare a partire da quali parametri si giudica chi è «dentro» e chi è «fuori». E questa decisione spetta sempre a chi maneggia i dati, in prima istanza. Ciò premesso, per capire il voto di classe attuale dobbiamo spendere un po’ del nostro tempo per capirne l’evoluzione. Diversi studiosi hanno sottolineato che nel tempo la relazione tra classe e voto si sia indebolita. In parole spicce, la ripartizione della frattura tra capitale (i cui esponenti votano storicamente a destra) e lavoro (i cui esponenti votano storicamente a sinistra) si è indebolita a causa dell’emersione di altre fratture che hanno condizionato le scelte di voto di milioni di persone in Occidente: da temi tipicamente «progressisti» come l’ambiente e l’espansione dei diritti civili a temi più legati all’ambito conservatore-reazionario quali quelli identitari, religiosi e anti-multiculturali, le direttrici del voto si sono disperse e sono andati scomparendo i cosiddetti blocchi storici. A ciò hanno contributo anche le trasformazioni sociali, tecnologiche e lavorative dell’ultimo trentennio oltre al sempre più cruciale ruolo della leadership nell’orientare le scelte di voto in un periodo di particolare debolezza dei partiti. Questo disallineamento tra classe e voto ha portato a una maggiore proletarizzazione dei partiti di destra-radicale, capaci di attrarre elettori incasellati nella triade «tradizionalista»-«autoritaria»-«nazionalista» e di rendere temi legati a questi tre ambiti sempre più salienti nello spazio politico europeo e non. Più recenti ricerche hanno mostrato, tuttavia, una relazione tra determinate professioni e comportamento di voto, segno che nonostante tutto l’esperienza lavorativa conta ancora. Ciononostante anche tra le diverse professioni emerge una differenziazione culturale, con i professionisti salariati che tendono a supportare la diversità culturale e l’autonomia dell’individuo (declinabile in termini di diritti civili) e i lavoratori non professionalizzati e i piccoli imprenditori che, al contrario, mostrano una preferenza per l’omogeneità culturale e una demarcazione rigida in termini di confini nazionali. C’è quindi una tenuta di alcuni tratti caratterizzanti il voto storico della sinistra e della destra, ma sono stati erosi negli anni, soprattutto per l’avvicinamento delle piattaforme socialdemocratiche a quelle neoliberali dei partiti di centro-destra. Questo spostamento ha creato un incentivo agli imprenditori politici della destra radicale per poter attrarre un elettorato non-borghese.

Sino a che la competizione politica si è mossa lungo un solo asse – sinistra-destra – e l’identificazione politica nei concetti di sinistra-destra/progressista-conservatore è rimasta rilevante, l’autoritarismo di una parte delle classi meno abbienti veniva riassorbito all’interno della dimensione economica. Quando invece alla dimensione economica si è aggiunta quella culturale (liberalismo-autoritarismo), sinistra e destra quali concetti onnicomprensivi delle attitudini di voto hanno parzialmente perso salienza. Seppure è innegabile che la congiuntura economica abbia influenzato le scelte di voto, altri valori sono stati ugualmente importanti non solo per spiegare il voto alla destra radicale, ma per comprendere quello alla sinistra dei partiti socialdemocratici. Se si eccettua il caso greco, in cui il conflitto anti-austerità vs Memorandum europei è stato il nucleo dell’ascesa di Syriza, valori per antonomasia «interclassisti» quali la disaffezione verso la politica e i politici, lo scetticismo nei confronti della democrazia rappresentativa, la battaglia contro la corruzione del «sistema» sono risultati cruciali per comprendere il voto ai partiti anti-establishment (tra cui anche Podemos e la France Insoumise). Oltre a questi temi legati alla cosiddetta opzione «populista di sinistra», sono emersi con sempre più insistenza quelli legati alla questione migratoria, divenuti centrali nel dibattito pubblico e su cui i partiti di destra radicale fondano la propria imprenditorialità politica.

Immigrazione e classi popolari
La questione migratoria è una delle issue più politicizzate e al centro dello scontro politico ed elettorale anche in Italia. In particolare, il partito che più ha beneficiato in termini di visibilità mediatica della politicizzazione di questo tema è certamente la Lega. Ma cosa pensano le classi popolari dell’immigrazione? Sono affascinate e conquistate dai discorsi etnocentrici, nazionalisti e anti-immigrazione di partiti come la Lega? Trovano in questi discorsi rappresentanza delle loro idee?

La risposta a tali domande è ancora più interessante se si considera che i dati reali degli arrivi dei migranti in Italia smentiscono l’esistenza di un’invasione. Eppure, una parte della vulgata comune, rintracciabile anche a sinistra, sostiene che l’ostilità delle classi popolari verso i migranti provenga dalla difficile convivenza nelle disastrate periferie italiane di cui solo la destra avrebbe il coraggio di farsi carico.

Nelle interviste che abbiamo condotto come Cantiere delle Idee nelle periferie delle quattro città italiane – Milano, Firenze, Roma e Cosenza – il riferimento all’immigrazione si ritrova a più riprese e con una connotazione prevalentemente negativa. I migranti popolano realmente le preoccupazioni e le inquietudini di gran parte degli intervistati, legate a tre argomentazioni: la difficoltà di convivenza con persone di altre culture; la paura per la criminalità e il degrado urbano; la preoccupazione di perdere il proprio benessere economico. Rispetto alla prima, che appare meno diffusa delle altre due, emerge nelle parole di alcuni intervistati la convinzione che ci sia un numero troppo elevato di migranti da cui potrebbe scaturire l’indebolimento della coesione della comunità. In base alla seconda argomentazione, i migranti contribuirebbero al degrado dei quartieri e si renderebbero spesso protagonisti di atti illeciti approfittando, tra l’altro, della nostra accoglienza. Infine, la terza area di inquietudini riguarda la sfera economica e consiste nella percezione dei migranti come minaccia per il mantenimento del welfare e delle opportunità di lavoro per gli italiani. Coloro che arrivano nel nostro Paese, sottraendosi a conflitti e povertà e alla ricerca di un futuro e di una vita dignitosa, sarebbero per molti intervistati dei «privilegiati», godendo di un canale preferenziale per il riconoscimento del diritto alle case popolari e potendo usufruire dei fantomatici (e del tutto inesistenti) 30 euro giornalieri che gli garantirebbero una vita migliore di quella degli italiani.

Il senso di appartenenza alla nazione – l’italianità – si riattiva soltanto come criterio di gerarchizzazione dei diritti sociali in un gioco a somma zero in cui l’ipotetico riconoscimento dei diritti ai nuovi arrivati sarebbe direttamente connesso alla diminuzione dei diritti per i nativi. Da ciò la fondatezza del principio «prima gli italiani!».

A un primo sguardo la fisionomia del senso comune delle classi popolari sembra rivelare una chiara corrispondenza con la posizione della destra. Tuttavia, a un’analisi più approfondita, l’articolazione si fa più complessa. Non mancano riferimenti positivi al fenomeno così come dichiarazioni di empatia verso la condizione dei migranti e ancora posizioni critiche verso l’assenza e l’incapacità dello Stato di garantire lavoro e diritti per tutti. Qualcuno percepisce e rifiuta l’ondata di razzismo, identificando nella diversità culturale un’opportunità di scambio e crescita civile. Un secondo elemento particolarmente significativo è che tra percezione negativa del problema ed esperienza reale esiste una discrasia molto ampia. Anche nelle interviste dei più critici, le problematiche segnalate e i timori espressi non sono mai riconnessi a esperienze dirette e personali (tranne in un unico caso). Al contrario, generalmente i problemi associati alla presenza dei migranti vengono pensati come esistenti in altri luoghi, lontani dal proprio contesto di riferimento (città o quartiere), dove invece la convivenza risulta pacifica e in alcuni casi genera rapporti amicali. Emerge dunque come la paura verso il fenomeno dell’immigrazione non sia il prodotto diretto della convivenza multiculturale nei contesti periferici, smentendo la vulgata dominante.

La costruzione e politicizzazione del problema migratorio
Se le esperienze dirette degli intervistati con i migranti non sono negative, da dove provengono allora l’ostilità e la paura verso il fenomeno dell’immigrazione?

In primo luogo possiamo assumere come punto di partenza che le rappresentazioni culturali veicolate dai media e dalla politica contribuiscono a costruire «verità» tanto quanto i fatti reali, in un rapporto dialettico con questi ultimi, e che alcune narrazioni trovano maggiore vigore nell’esistenza di determinate condizioni sociali. Non si tratta di manipolazione, ma della capacità di fornire mappe di senso di fronte a una realtà sociale vissuta come sempre più ostile, tra perdita di diritti e di benessere economico. Mappe che risultino credibili, verosimili e capaci di indicare soluzioni praticabili per uscire dalla crisi. Buona parte della politica corrisponde in fondo alla lotta per il senso comune, muovendosi tra l’universo simbolico possente dell’industria mediatica e il complesso di relazioni tra gruppi attraversate dai molteplici meccanismi di gerarchizzazione sociale. Sono alcuni degli stessi intervistati, in maniera diretta e indiretta, a confessare che il bombardamento mediatico sull’immigrazione abbia contribuito alla loro paura, citando come fonte principale delle loro convinzioni e informazioni il web e la tv. Una parte della letteratura scientifica su media e immigrazione conferma come un determinato registro comunicativo possa alimentare visioni stereotipate del tema. Il chiacchiericcio mediatico riprodotto sul Web e in alcuni talk show televisivi alimenta un regime di «post-verità» in cui, per esempio, una fake news come quella dei 30 euro giornalieri «donati» ai migranti diviene una convinzione radicata nel senso comune.

Vi è poi l’efficacia dell’imprenditore politico nel politicizzare il tema, sfruttando l’amplificazione dei messaggi garantita da vecchi e nuovi media. Negli anni il dibattito politico ha contribuito a inquadrare l’immigrazione in chiave emergenziale e securitaria, senza grandi differenze tra centrodestra e centrosinistra. In questo contesto, la capacità di Matteo Salvini non sembra essere stata quella di offrire soluzioni politiche ai potenziali problemi derivanti dalla convivenza nelle periferie, ma di costruire una narrazione della crisi che utilizza e contemporaneamente alimenta l’immaginario sociale fondato su una declinazione negativa del fenomeno migratorio. Un ordine del discorso semplice e diretto, che identifica facilmente il problema, i nemici e le soluzioni veicolato attraverso un’indiscutibile capacità di gestione delle potenzialità comunicative del web 2.0 (è di Salvini la pagina Facebook di un politico più seguita in Europa). Lungi da essere sconnessa dalla situazione materiale e concreta dei cittadini, la battaglia simbolica condotta dalla politica e dai media offre ai cittadini un alfabeto concettuale per decodificare il vissuto, le sue crepe e le possibili vie di scampo. Il ritiro dello Stato sociale e la parziale disgregazione di due ambiti fondamento di legami comunitari – il territorio e il lavoro – che in passato avevano rappresentato due luoghi privilegiati per la costruzione di solidarietà e identità collettive, aumentano la domanda di sicurezza dinanzi a una realtà sociale sempre più difficile e minacciosa. Gli sconfitti della globalizzazione, abbandonati dalle istituzioni e sempre più soli, marginalizzati e atterriti dall’incertezza e imprevedibilità del futuro provano una frustrazione collettiva «che – sostiene Robert Castel – va alla ricerca dei responsabili e dei capri espiatori». I problemi, le ansie e le insicurezze che popolano le classi popolari, in assenza di una proposta redistributiva credibile e forte, vengono canalizzate verso un nemico esterno, venendo conquistati dalla promessa di risoluzione efficace dei problemi. Fermare «l’invasione» dei «clandestini» bloccando qualche Ong che opera a fini umanitari risulta infinitamente più facile e credibile che sfidare il capitalismo finanziario internazionale o redistribuire la ricchezza. La spettacolarizzazione di singoli eventi legati al fenomeno dell’immigrazione, la dimostrazione urlata di forza e fermezza attraverso la colpevolizzazione di chi prova a rispettare l’individuo in quanto essere umano rappresentano il mantenimento falsato della promessa elettorale. La lotta contro le Ong rappresenta lo spettacolo simbolico che accresce la pervasività e l’egemonia di una rappresentazione del fenomeno migratorio allarmistica, securitaria e contraria a ogni norma internazionale e dei diritti umani, oltre che del buon senso.

Ricostruire un’alternativa economica e sociale
L’abbandono della sinistra da parte delle classi popolari non è scontato né ineluttabile. Di fatto, come detto, una quota importante continua a votare per le forze di centrosinistra in quei contesti in cui la questione economica e sociale ha ancora una sua rilevanza politica. Quando destra e sinistra, invece, diventano simili allora cresce il numero di appartenenti alla classe lavoratrice che si sposta a destra. In Italia, la scelta dei precedenti governi di centrosinistra di rispondere alla crisi economica avallando e introducendo politiche di austerità ha ridimensionato la differenza in termini di proposta economica con gli avversari partitici collocati sul versante opposto. Ne è conseguito il passaggio di ampi strati popolari nell’elettorato prima di un partito dall’identità confusa, il Movimento 5 Stelle, e successivamente della destra radicale, la Lega. Paradossalmente, come notato da Lorenzo De Sio in un contributo del Centro Italiano di Studi Elettorali all’indomani delle elezioni del 2018, «il Pd è l’unico partito per cui si registrano effetti significativi della classe sociale sul voto, ma nella direzione inattesa di un suo confinamento nelle classi sociali più alte e con un reddito più alto».

La scomparsa di una proposta redistributiva credibile nel sistema politico ha accompagnato e favorito la graduale affermazione nel senso comune di uno dei capisaldi simbolici dell’austerità: la convinzione della scarsità di risorse e dell’immutabilità delle condizioni presenti. La crisi economica del 2008 è stato il terreno di contesa tra rappresentazioni simboliche della crisi stessa, con la conseguente determinazione di specifici colpevoli da perseguire e determinate politiche da attuare. Sia la destra che la sinistra socialdemocratica hanno condiviso e promosso l’assunto per cui le risorse economiche sono scarse e limitate a causa di anni in cui si «è vissuto al di sopra delle nostre possibilità», a causa della generosità dello stato sociale e dei diritti o addirittura dei «privilegi» acquisiti proprio dalle classi popolari. Conseguentemente, le politiche economiche adottate non potevano che puntare alla riduzione della protezione sociale di ampi settori della popolazione oppure all’esclusione dal suo godimento degli «esterni» alla comunità nazionale. L’assenza, o il carattere minoritario di un’interpretazione della crisi come prodotto dell’iniqua redistribuzione dell’enorme ricchezza esistente favorisce la centralità politica delle questioni culturali che appaiono le uniche in cui soluzioni discriminatorie diventano le misure più efficaci. La crociata di Salvini contro le Ong risulta fondamentale per mantenere salda la supremazia simbolica dell’ambito culturale, accrescendo ulteriormente il consenso della destra. È questo il campo in cui l’insicurezza sociale si trasforma in domanda securitaria, in cui l’omogeneità culturale diviene un rifugio identitario e la destra può intercettare quel «polo regressivo» che permea latente la cultura delle classi popolari. Alla difesa necessaria e doverosa dell’accoglienza, come ineludibile principio di umanità, bisogna affiancare parallelamente la ricostruzione di una proposta credibile e di lungo respiro di trasformazione economica, capace di rilanciare il ruolo dello stato nel redistribuire la ricchezza e nel riconvertire la produzione secondo un modello sostenibile. Questo è il terreno di riconquista elettorale e ideologica delle classi popolari perché in politica per combattere una bugia non basta dire la verità.

*Francesco Campolongo, Davide Vittori e Valeria Tarditi fanno parte del Cantiere delle idee, la rete nazionale di ricercatori che ha condotto la ricerca collettiva pubblicata nel volume Popolo chi? (Ediesse, 2019).

Redazione

09 ottobre 2019

L'ultimo investimento di Jovanotti ha lasciato gli esperti a bocca aperta e spaventato le banche


L'ultimo investimento di Jovanotti ha lasciato gli esperti a bocca aperta e spaventato le banche

I cittadini italiani stanno già guadagnando milioni di euro, lavorando da casa, grazie a questa "scappatoia della ricchezza", ma è tutto vero?


Jovanotti svela il nuovo investimento segreto che sta arricchendo centinaia di italiani

(CAFFEINA MAGAZINE) - Jovanotti, si è fatto un nome grazie alla sua capacità di parlare senza peli sulla lingua, e non ha paura di svelare come guadagna i soldi.

La scorsa settimana, è stato ospite di Quelli Che il Calcio, annunciando una nuova "scappatoia della ricchezza" che, a parer suo, può far diventare milionario chiunque, nel giro di 3-4 mesi. Jovanotti ha consigliato a tutti gli italiani di approfittare di questa incredibile opportunità, prima che le grandi banche la blocchino per sempre.

E, come era ovvio, alcuni minuti dopo la sua intervista, Mediobanca ha chiamato per bloccarne la messa in onda, ma era troppo tardi.

Ecco cos'è successo esattamente:

I conduttori di Quelli Che il Calcio, Luca e Paolo e Mia Ceran, hanno invitato Jovanotti in trasmissione, e lì ha condiviso alcuni consigli su come diventare ricchi, rivelando un segreto importante.

"Ciò che mi ha permesso di avere successo è stato il fatto di aver approfittato rapidamente di quest'opportunità, senza alcuna esitazione. Al momento, ciò che mi fa guadagnare di più è un nuovo programma di trading automatico di criptovalute, chiamato Bitcoin Evolution. Si tratta della più grande opportunità che io abbia mai visto in vita mia, e che può far guadagnare una fortuna rapidamente. Invito tutti ad approfittarne, prima che le banche la blocchino".

Luca e Paolo e Mia Ceran non credevano ai loro occhi, quando Jovanotti ha tirato fuori il suo telefono, mostrando ai telespettatori quanti soldi stava guadagnando grazie a questo programma "generatore di soldi", che sta facendo scalpore in tutta Italia.


Lo spazio dedicato a Jovanotti è terminato, prima che lui potesse andare a fondo, pertanto abbiamo organizzato un'intervista esclusiva con lui, per scoprire di più su quest'opportunità controversa.
Marchio Esclusivo con Jovanotti

"Potreste aver sentito parlare di questa nuova piattaforma per gli investimenti in criptovalute, chiamata Bitcoin Evolution, che sta aiutando la gente comune in Italia, Asia e Nord America a guadagnare enormi fortune, da un giorno all'altro. Potreste essere scettici, perchè sembra troppo bello per essere vero."

Jovanotti ha proseguito, affermando:

"Provai la stessa sensazione quando un mio amico fidato me ne parlò. Tuttavia, dopo aver visto con i miei occhi quanti soldi stava guadagnando, decisi di provarlo di persona.

Sono contento di averlo provato, poiché mi ha permesso di fare soldi nella maniera più semplice di tutte. Sto parlando di decine di migliaia di euro al giorno. Al momento, è il sistema che riesce a far guadagnare di più in assoluto. E non durerà per molto tempo ancora, in quanto sempre più persone lo stanno scoprendo. Oppure, potrebbe essere bloccato per sempre dalle banche."

COS'È ESATTAMENTE Bitcoin Evolution E COME FUNZIONA?

L'idea alla base di Bitcoin Evolution è semplice: permettere alle persone comuni di guadagnare dal boom delle criptovalute, l'investimento più redditizio del 21esimo secolo, nonostante ciò che pensa la maggior parte delle persone.

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IL SEGRETO REDDITIZIO PER GUADAGNARE SOLDI,E VIENE CELATOE

Jovanotti ha poi affermato:

"Oggigiorno l'economia è in crisi, e questa è la soluzione che la gente stava aspettando. In passato non abbiamo mai avuto un'opportunità così straordinaria grazie alla quale la gente comune può avvantaggiarsi e generare una ricchezza enorme in poco tempo.

Alcune persone sono riluttanti a provare questo sistema, poiché è molto diverso dagli altri. Il motivo è che le banche stanno cercando di nasconderlo in tutti i modi! Le grandi banche stanno creando attivamente una propaganda, nella quale si dipingono le criptovalute e Bitcoin Evolution come una truffa. Perché? Sono preoccupate per il fatto che i loro profitti possano ridursi, dopo che i loro clienti avranno scoperto come diventare ricchi autonomamente.

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Sto condividendo questa storia, perché ho anche ricevuto centinaia di email di persone che mi ringraziano per aver rivelato questo segreto. La mia storia preferita è quella di un ragazzo che ha regalato al fratello l'auto dei suoi sogni, una Ferrari 488 Pista, usando i profitti generati da Bitcoin Evolution. Questa piattaforma sta davvero migliorando la vita di tutte le persone del mondo."


Fin da bambino, mio fratello aveva sempre desiderato una Ferrari 488 Pista, per via del classico colore rosso e del motore potente. Bene, ultimamente, ho guadagnato tantissimi soldi, grazie a una nuova piattaforma di trading di criptovalute (mandatemi un messaggio per maggiori informazioni), e l'ho sorpreso, regalandogli l'AUTOI SUOI SOGNI! La sua reazione è stata IMPAGABILE! Ti voglio bene, fratellino!
¿Bitcoin Evolution FUNZIONA DAVVERO? L'ABBIAMO PROVATO NOI STESSI PER SCOPRIRLO

I nostri redattori senior non ci volevano dare l'autorizzazione a pubblicare l'intervista con Jovanotti, se prima non avessimo verificato la legittimità di Bitcoin Evolution come strumento per guadagnare denaro stando a casa. I direttori della nostra azienda non volevano pubblicare alcuna informazione che potesse far perdere, potenzialmente, tutti i soldi ai cittadini italiani.

Dunque, il nostro team editoriale ha testato Bitcoin Evolution, per assicurarsi che funzionasse esattamente come aveva descritto Jovanotti. Uno dei nostri redattori online, Silvio Bianchi, si è offerto come volontario, rischiando i suoi fondi e testando Bitcoin Evolution.

Silvio è un papà di 53 anni, con 2 figlie e una moglie che, l'anno scorso, ha perso il lavoro, a causa di una malattia. Ha ammesso di trovarsi in difficoltà finanziarie e che questa opportunità avrebbe potuto aiutarlo.


La famiglia di Silvio faceva fatica ad arrivare alla fine del mese e sperava che Bitcoin Evolution potesse offrire un valido aiuto finanziario; così, Silvio ha deciso di testare il sistema e di pubblicarne i risultati.

Ecco il racconto di Silvio:

"All'inizio, quando ascoltai l'intervista di Jovanotti, pensavo che stesse scherzando. Guadagnare da casa è un sogno. Decisi di provare comunque, viste le mie condizioni economiche, e anche per spirito giornalistico.

Guardai un video introduttivo sulla piattaforma, e mi iscrissi. Il video sembrava troppo ottimista sulle possibilità di guadagno, ma decisi di lasciare da parte il mio scetticismo. Entro poche ore, ricevetti una chiamata dal mio investitore personale, che rispose a tutte le domande e i dubbi che avevo, garantendomi che avrei ottenuto dei guadagni.

Il mio investitore personale mi promise anche che, se avessi perso un solo euro, mi avrebbe rimborsato il mio deposito di 225 €. Era davvero convinto di potermi cambiare la vita. L'assistenza clienti è stata fantastica, oltre ogni aspettativa, ed è ovvio che le banche sono preoccupate.

Dopo aver guadagnato accesso alla piattaforma, depositai una somma iniziale di 225 €, più o meno la cifra che la mia famiglia spende per cibi poco salutari ogni mese. Decisi di fare a meno di mangiare fast food per un mese. Avevamo la possibilità di vivere in maniera più sana e, soprattutto, di diventare ricchi.

Il sistema Bitcoin Evolution è una piattaforma di trading automatico delle criptovalute. Il software utilizza algoritmi di IA avanzati e l'apprendimento automatico per prevedere esattamente quando il prezzo delle criptovalute salirà o scenderà. Successivamente, acquista o vende automaticamente, per tuo conto, 24 ore su 24. La tecnologia ci ha già semplificato tanti aspetti della vita, dunque, perché non sfruttarla anche per fare un pò di soldi?""
I RISULTATI DI Silvio CON IL SISTEMA IN TEMPO REALE

"Trascorsa 1 ora dal deposito di 225 €, il software iniziò a fare trading per conto mio. Ad essere sincero, avevo paura di perdere tutti i miei soldi, anche perché la prima operazione mi aveva provocato una perdita di 25 €!

Iniziai a sudare freddo, pensavo di essere stato raggirato. Ero pronto a chiamare il mio investitore personale e a chiedergli il rimborso dei soldi. Tuttavia, mi ricordai ciò che mi aveva detto durante la chiamata precedente: l'algoritmo funziona l'80-90% delle volte. Non si può guadagnare da OGNI operazione, ma si riesce a guadagnare comunque bene e a realizzare profitti.

Dunque, lasciai il software a fare il suo lavoro, monitorandolo attentamente. L'operazione successiva andò a buon fine! Solo 19 €, ma era già qualcosa. Quella dopo mi fece guadagnare 51 €, poi ancora altri 22 €, per un totale di 67 €. Il tutto in meno di 5 minuti!

Presto, iniziai a guadagnare rapidamente, non riuscivo a crederci.


Ogni volta che aggiornavo la pagina, i miei profitti crescevano sempre di più. Mi sembrava di essere sotto l'effetto di droghe, a causa della forte scarica di adrenalina che mi pervadeva.

Ora, so perché Jovanotti è sempre di buon umore, e anche perché le banche non vogliono che si diffonda questo segreto. Alla fine della giornata, avevo guadagnato 754 €, non male per aver iniziato con 225 €! Ero così euforico che non riuscii a dormire bene.

Il giorno successivo, martedì, tornai al lavoro. Sinceramente (e non ditelo al mio capo), era difficile concentrarmi sul lavoro, sapendo che Bitcoin Evolution mi stava facendo guadagnare.

Andai in bagno qualche volta, per controllare i miei guadagni, che continuavano a crescere (con qualche piccola perdita). Alla fine della giornata, prima di mettere i miei figli a letto, avevo 1.349,13 € nel mio conto, molto di più di quanto guadagnavo in una SETTIMANA di lavoro!

Al termine della settimana, avevo guadagnato 5.875,46 €, prelevai esattamente 4.500 € e reinvestii la somma rimanente. Nel giro di 2 giorni, ricevetti il mio primo assegno nella casella postale, esattamente 4.500 €. Non riuscivo a crederci che fosse vero!"


Silvio ha ricevuto un assegno del valore di 4.500 €, dopo aver usato Bitcoin Evolution per due settimane

La storia di Silvio prosegue,

"Al momento, guadagno, ogni giorno, fra i 700 € e i 1.500 €, grazie a Bitcoin Evolution. Ora, il denaro viene depositato sul mio conto bancario, ogni tre giorni circa. Solo qualche clic e ricevo i fondi entro 24/48 ore. Ogni volta che il denaro arriva sul mio conto, devo darmi uno schiaffetto per capire che non sto sognando.

Fortunatamente, AMO il mio lavoro qui, poiché produco delle storie giornalistiche importanti (come questa), altrimenti mi sarei già licenziato. Tuttavia, ho già prenotato una vacanza con la mia famiglia a Bali, in Indonesia, per festeggiare l'estinzione dei miei debiti e la fine dei problemi economici della mia famiglia!

Ciò non sarebbe stato possibile senza la generosità del sig. Jovanotti, che ha svelato questo segreto in diretta TV. Sono felice di aver rischiato e di aver usato Bitcoin Evolution. Mia moglie è più felice che mai e la stanza dei giocattoli dei miei figli è ben fornita...

I miei colleghi si stanno mangiando le mani, per non essersi iscritti due settimane fa, come avevo fatto io. Alla fine, tutto l'ufficio si è iscritto (anche il mio capo) e mi chiamano "eroe" per aver sperimentato questo sistema."
COME INIZIARE A USARE Bitcoin Evolution (POSTI LIMITATI)

Per iniziare, hai bisogno solo di un computer, uno smartphone o un tablet, con accesso aernet. Non hai bisogno di particolari competenze, se non quelle di saper usare un computer ed essere in grado di navigare. Non devi avere alcuna esperienza nel settore della tecnologia o delle criptovalute, poiché il software e il tuo investitore personale ti garantiscono un profitto.

Un altro vantaggio di questo programma è che puoi iniziare quando vuoi. Puoi decidere quanto lavorare, che siano 5 ore alla settimana o anche 50. Devi semplicemente avviare il software di trading automatico quando desideri, e puoi metterlo in pausa in qualsiasi momento (anche se non vedo il motivo perchè tu lo voglia fare!).

Per far risparmiare tempo ai lettori e spiegare le funzioni del sistema, Silvio ha creato una guida introduttiva.
ECCO LA MIA GUIDA PASSO PER PASSO:

La prima cosa che vedrai sarà un video che ti mostrerà l'efficacia di Bitcoin Evolution. La pubblicità è in risalto e non puoi perdertela, ma è stata realizzata dagli americani, che sono abituati a fare le cose in questo modo. In ogni caso, devi semplicemente inserire il tuo nome e indirizzo email, affianco al video, per iniziare subito.

(Consiglio: anche se decidi di non investire il tuo denaro, ti consiglio di iscriverti comunque, in quanto è gratis e le registrazioni per i residenti in Italia potrebbero chiudersi in qualsiasi momento)


Nel passaggio successivo, ti verrà chiesto di depositare fondi sul tuo account. Mentre navigavo nella pagina del deposito, il mio telefono squillò. Era un numero internazionale ed ero riluttante a rispondere, ma poi capii chi era.


Ovviamente, era il mio account manager personale, che mi offrì un servizio eccellente, guidandomi nell'intero processo di deposito. Sono accettate tutte le carte di credito principali, come Visa, MasterCard e American Express. Proseguii e depositai l'importo minimo di 250 $ o 225 €.


Dopo aver effettuato il deposito, navigai nella sezione "Auto-Trader" del software, impostai l'importo consigliato con cui fare trading, 50 €, e diedi la mia autorizzazione. Il software iniziò a effettuare operazioni rapide; all'inizio, ero un po' preoccupato, ma poi decisi di lasciarlo fare il suo lavoro.

"Tutti vogliono diventare ricchi, ma nessuno sa come riuscirci. Bene, esiste un'opportunità unica nella vita per guadagnare una fortuna, che vi permette di vivere come desiderate. NON sarà disponibile per sempre, approfittatene". - Jovanotti

Redazione

08 ottobre 2019

Scoperto nuovo sistema bancario collaterale. Autorità scioccate e senza parole.

Scoperto nuovo sistema bancario collaterale. Autorità scioccate e senza parole.


Il governa conferma l'esistenza di conti bancari “segreti” ora disponibili legalmente per tutti i cittadini italiani. La libertà finanziaria è un “diritto umano”. Come qualsiasi cittadino può trasformare 250 € in 239.498 € in soli 30 giorni…

È un momento eccezionale per vivere in Italia, perché per la prima volta nella storia dei cittadini normali possono accedere a un nuovo tipo di sistema bancario collaterale in precedenza disponibile soltanto per persone estremamente ricche e con conoscenze.

Potresti aver sentito parlare di questo nuovo tipo di conto bancario che può far crescere dei risparmi tanto piccoli quanto 250 € in una fortuna personale di 384.094 € in pochi mesi. Dal momento che questo sistema bancario “segreto” è diventato pubblico, migliaia stanno guadagnando in modi nuovi e accrescendo i propri risparmi.

Questi nuovi conti vengono definiti “anni luce avanti” rispetto al sistema bancario “antiquato” che rimpiazzerano.

E non hanno niente a che fare con le pubblicità fasulle che vedi su facebook in ogni momento.

Uno dei nostri lettori, Carlo Pino, è stato uno dei primi ad attivare questo nuovo tipo di conto. In un'intervista ci ha detto che ha effettuato un deposito iniziale di 250 €, e ciò che è successo dopo ha cambiato completamente la sua vita.


Carlo: “Verificavo il conto ogni ora e continuava a crescere, non potevo crederci!...”

Solo 3 settimane dopo il suo deposito iniziale, Carlo aveva prelevato la maggior parte del suo conto, che era cresciuto oltre 182.309 €, senza rischi di dover fare altro da parte sua.

Tanto incredibile quanto sembra, ciò che è davvero sorprendente è che non ha investito sulle valute, utilizzato dei conti bancari offshore poco sicuri, acquistato azioni o obbligazioni o utilizzano degli strumenti di “investmento” tradizionali che normalmente vengono associati alle banche.

Infatti, il modo in cui questi nuovi conti gestiscono la crescita dei tuoi soldi così velocemente è diverso da qualsiasi cosa abbiamo mai visto in 23 anni di giornalismo finanziario.


Quando è uscita la notizia di questo nuovo sistema bancario collaterale, il nostro team di 24 giornalisti finanziari si è subito messo al lavoro per investigare sul segreto dietro questi potenti nuovi conti.

Ciò che abbiamo scoperto era più potente di qualsiasi cosa potessimo immaginare, e stiamo condividendo questa scoperta scioccante con te per la prima volta.

Nel mese scorso oltre 329.094 cittadini si sono affrettati per aprire uno di questi nuovi conti bancari.

E i risultati che stiamo vedendo sono assolutamente pazzeschi. Per esempio, Antonio Lazzaro ha effettuato un deposito iniziale di 4.900 €, e ora dopo 3 settimane ha visto una crescita sul conto di oltre 1,2 milioni!

Alba Banti, ha depositato una piccola parte dei suoi risparmi e successivamente si è quasi dimenticata, fino a quando ha ricevuto un'email con il saldo 2 settimane dopo e si è accorta di aver ottenuto abbastanza soldi per pagare il suo mutuo da 20 anni.

Ora è diventato chiaro perché questi conti collaterali “segreti” sono la prima opzione della classe ricca e dirigente.

Ed è facile comprendere l'indignazione generale relativa alla scoperta dei “vantaggi sleali” che sono stati tenuti segreti e “fuori portata” per tanto tempo. Gli esperti affermano che ha senso trasferire almeno parte dei tuoi risparmi in uno di questi nuovi conti.

Giacomo Etna, consulente finanziario afferma: “Le persone devono capire quanto profittevoli siano questi conti. Sono lo strumento più semplice e potente per proteggere e far crescere i soldi, e ora sono disponibili al pubblico, sarebbe da pazzi non approfittarne il prima possibile”.

Giacomo continua: “Non sono presenti costi, non hanno rischi e sono completamente assicurati. E attualmente permettono di ottenere profitti fino 200 volte superiori, a seconda della leva, rispetto ad azioni, obbligazioni e qualsiasi altra risorsa disponibile per gli investitori. Non c'è motivo di farsi scappare un'opportunità come questa”.

Ancora meglio, se disponi di 250 € di risparmi, puoi permetterti di iniziare a proteggere e far crescere i tuoi fondi ora, quindi non hai nessuna scusa.

Non sono presenti dei costi, tutto ciò che devi fare è depositare un importo. Ed è semplice come utilizzare un conto bancario online.
Il nuovo modo per far crescere i tuoi risparmi velocemente e “a prova di crisi”.

Questi nuovi “sistemi bancari collaterali” sono stati creati nel 1998. Una manciata delle famiglie più ricche del pianeta sapeva che il nostro sistema finanziario era insostenibile, e voleva proteggere i propri soldi nel caso in cui si verificasse una crisi.

Per questo motivo è stato creato questo nuovo sistema, e ciò che fa è completamente unico. Grazie alla sua funzione di blocco delle perdite è completamente isolato da azioni, obbligazioni e altri investimenti tradizionali. Quindi anche se il mercato entra in crisi, questi nuovi conti non vengono influenzati al 100%.

Ma la cosa veramente incredibile è come stanno trasformando tante persone normali in milionari. Non importa se sei un cameriere, un muratore, un insegnante o un amministratore delegato, tutto ciò che ti serve sono 250 € per iniziare e questo nuovo tipo di conto online lavorerà per proteggere e far crescere i tuoi risparmi.

Per esempio, se avessi depositato 500 € 31 giorni fa e fatto nient'altro, il tuo conto oggi avrebbe un valore incredibile di 21.307 €. E per quanto possa sembrare incredibile questa opportunità è appena iniziata.

Infatti la nostra ricerca indica che verranno generati maggiori profitti da questo sistema nei prossimi 12 mesi rispetto a quanto Google, Amazon, Apple e Microsoft abbiano fatto negli ultimi 12 anni insieme.

Si tratta di tanti soldi, e poprio ora hai un'opportunità unica per ottenere la posizione perfetta per guadagnare dato che questo nuovo sistema bancario sta per raggiungere la “dimensione critica”. Vedi nel 2013 soltanto 100.000 “insider” avevano uno di questi conti o erano a conoscenza della loro esistenza. Oggi oltre 22 milioni di persone usano questo sistema, e dato che il pubblico conosce il “segreto”, gli esperti si aspettano una crescita da 10 a 100 volte tanto o oltre nei prossimi 24 mesi.

Nota come il grafico sale alle stelle proprio a metà del 2019…



E la quantità di soldi che sta girando nel nuovo sistema è incredibile. Nel 2018, erano presenti solo 40 milioni di euro nel sistema. Come puoi vedere sotto, nel 2019 la quantità è salita alle stelle, con oltre 50 miliardi di euro, e tanti esperti si aspettano che i numeri raggiungano i trilioni nei prossimi 2-3 anni.

Incredibilmente, anche i bancari italiani che hanno affermato che questo giorno non sarebbe mai arrivato possono cogliere i segnali, dato che il report indica che stanno muovendo i soldi dalle proprie banche per inserirli in questi nuovi tipi di conti.

Ma non devi essere un bancario o un investitore per sfruttarli. Questo perché i conti non sono direttamente collegati ad azioni, obbligazioni, oro, argento, beni o qualsiasi altro investimento “tradizionale” di cui abbia sentito parlare. Non devi sapere nulla sugli investimenti per iniziare. Devi soltanto iscriverti sul sito web, compilare un modulo in 10 secondi e aprire il tuo nuovo conto. Dopo aver effettuato il deposito iniziale, la tecnologia farà tutto il lavoro per te. Si tratta di una cosa incredibile per te.

Come puoi vedere siamo nel mezzo di ciò che gli esperti stanno chiamando “crescita iperbolica senza precedenti”.

Sta trasformando vite in Italia, ma non aspettarti di sentirne parlare su giornali o trasmissioni pubbliche. Entrambe le cose sono controllate dalla classe ricca e dirigente, e vogliono tenere questo segreto per loro quanto più possibile.
Non tirarti indietro e non farti sfuggire l'opportunità di una vita.

Durante la storia di ogni generazione tipicamente accade solo una volta di poter diventare ricchi.

Il tuo bisnonno ha visto l'avvento della ferrovia moderna. Tuo nonno ha visto la crescita di automobili, trasporto aereo e classe media moderna. Tuo padre ha visto internet, computer e telefonini integrarsi nelle nostre vite.

Ciascuna di queste era un'opportunità di diventare incredibilmente ricchi, quindi lo hanno fatto?

Se lo hanno fatto, sai quanto sia importante sfruttare un'opportunità come questa prima che sia troppo tardi. E se non lo hanno fatto, non è colpa loro. La maggior parte delle persone semplicemente si lascia sfuggire le opportunità. Anche se sanno che si tratta di qualcosa di unico nella vita, non sono in grado di premere il grilletto (o non sanno come).

Ma questa opportunità non ti richiede di avere nessuna competenza o abilità particolare. Devi semplicemente iscriverti e seguire delle semplici istruzioni.
La ‘valuta segreta’ della famiglie più ricche del mondo.

Ora ti starai probabilmente chiedendo come questi nuovi conti siano in grado di generare profitti come questi. E si tratta di una domanda intelligente, perché prima di questi nuovi tipi di conti dei profitti simili erano impossibili.

Quindi ecco come funziona…

Quando depositi 100 € in una banca tradizionale, questa immediatamente li utilizza per effettuare un prestito di fino a 2.000 € in forma di debito, su cui successivamente raccoglie gli interessi. Chiunque richieda il prestito ha 2.000 € da spendere su ciò che vuole.

Quindi cosa succede?

Ci sono 2.000 € veri che vengono spesi nell'economia che semplicemente non esistono. La banca ha “creato” i soldi grazie a un “credito frazionario” bancario. In pratica possono creare un debito usando soldi che non esistono.

Ora l'unica cosa che devi capire è che grazie al nostro sistema finanziario, le banche possono creare soldi dal “nulla”.

Ma non solo le banche, anche società, governi e altre istituzioni hanno questo potere. E ciò che succede è che il 99% dei soldi nel mondo in realtà sono debiti mai esisti.

Le implicazioni su questo sono sconcertanti, ma in breve, significa che le famiglie più ricche del mondo hanno a disposizione un modo per creare ed emettere debiti su soldi che non sono mai esistiti prima.

Per decenni, si è trattato di un “superpotere” ben custodito e del segreto dietro le più grandi fortune nel mondo.

Quindi questi nuovi tipi di conti sono basati sull'idea che, se l'elite finanziaria può guadagnare creando debiti, allora i cittadini normali devono avere la stessa opportunità.

Ecco come questi conti trasformano 250 € in 1,4 milioni di euro in 3-6 mesi. Aumentano il benessere esponenzialmente, e più hai più velocemente guadagni.

Se avessi depositato 300 € 9 giorni fa, ora avresti sul conto 2.469 €. Si tratta di un incremento dell'823%, incredibile vero?

Da considerare anche che ci vogliono solo 30 secondi per iscriversi e non devi fare assolutamente nient'altro.

Secondo la nostra analisi, se una persona depositasse 1.000 € oggi guadagnerebbe 983.384 € nei prossimi 12 mesi, fatto che permette alle persone in Italia di diventare davvero milionari e benestanti.
AGGIORNAMENTO: Abbiamo i risultati della nostra prova. Ecco cosa abbiamo scoperto…

Abbiamo deciso di provare il sistema nel mondo reale. Dopo aver considerato migliaia di desiderosi volontari abbiamo optato per Gianni Cenci, un capo cantiere di Milano che si occupa di sua moglie e 3 bambini




Gianni sta guadagnando abbastanza per prendersi cura della sua famiglia, ma non abbastanza per risparmiare per pagare i loro studi universitari o per portarli in vacanza.

E dato che non possiede alcuna competenza informatica, laurea costosa o competenza speciale dei mercati finanziari, le sue opportunità di guadagno sono limitate. Per questo motivo, abbiamo deciso che si trattava del perfetto candidato per questo progetto.

Ecco cosa è successo dopo…

Gianni Cenci: “Innanzitutto mi sono iscritto nel sito. È stato semplice come registrare un qualsiasi altro conto online, ho impiegato 2 minuti in totale. Successivamente, ho effettuato il mio deposito iniziale online di 250 €. Dato che si trattava semplicemente di inserire dei fondi nel conto, non mi è stato addebitato alcun costo. I soldi sono semplicemente stati trasferiti nel conto. Dopo aver letto la sezione delle domande frequenti, ho scoperto di poter prelevare i soldi in qualsiasi momento come una banca normale.”

“Dopo aver la configurazione ho passato normalmente la giornata. La mattina successiva ho deciso di controllare per assicurarmi che tutto stesse andando per il verso giusto. Ho effettuato l'accesso e ho visto 1.198 € nel mio conto. Ho pensato che ci dovesse essere stato qualche errore.“

“Ho chiamato il supporto clienti e l'addetta mi ha spiegato cordialmente che non si trattava di un errore. Semplicemente, mi ero iscritto nel momento giusto e quello era ciò che avevo guadagnato. Non potevo crederci!”

“Ho tenuto d'occhio il conto per un paio di giorni e dopo 48 ore il conto era a 1.697 €. E 8 ore dopo, mi trovavo a 3.125 €… Al termine della prima settimana, avevo realizzato un totale di 4.288 € dal mio deposito iniziale di 250 €.”

“Ho prelevato 3.500 € e lasciato il resto nel conto. I 3.500 € sono stati trasferiti all'istante e ho prenotato un viaggio con mia moglie e miei figli. Passeremo una settimana in Francia. Non vedo l'ora!”

“Ora anche se questa settimana ha generato soltanto 1/10, si tratta di qualcosa che ci cambierà la vita. Ci ha già consentito di fare una vacanza che non saremo mai riusciti a permetterci prima.” Stiamo rimanendo in contatto con Gianni e aggiorneremo questa sezione con i suoi progressi.



I posti sono limitati e vengono riempiti velocemente, quindi apri il tuo conto gratis quando ancora puoi.

Per assicurarti di non perderti questa incredibile opportunità, vogliamo farti sapere che migliaia di persone proprio ora stanno cercando di approfittarne.

Data l'incredibile richiesta, i nuovi posti disponibili sono stati limitati a 200 persone, e verranno assegnati in ordine di richiesta. Quindi, per entrare prima che sia troppo tardi ecco cosa devi fare: segui le istruzioni sotto e attiva il tuo conto gratis.

NOTA DELL'EDITORE: A causa del numero di richieste dopo la pubblicazione di questo articolo presto verrà chiuso l'accesso a nuovi membri. Tenteremo di tenerlo aperto per un'altra ora, se il link sotto funziona puoi ancora accedere, ma affrettati:

Istruzioni per iniziare Passo 1: Verifica che sia possibile creare un conto. La pagina verrà aperta nella stessa finestra. Ecco cosa vedrai:


Passo 2: Dopo aver completato la registrazione verrai contattato da uno dei consulenti professionali per verificare il tuo nuovo conto.
Insieme verificherete che si tratti del conto giusto per te. Prima di depositare dei soldi, potrai ricevere risposta a tutte le tue domande in modo chiaro e non tecnico.

Passo 3: Dopo esserti registrato, clicca il pulsante "Effettua deposito" per depositare 250 € o più nel tuo conto.
L'importo depositato sarà quello che utilizzerai per gli investimenti. La piattaforma è completamente gratuita da usare e puoi prelevare i soldi in qualsiasi momento!

Clicca qui per iscriverti fino a quando c'è tempo.

Se la pagina si carica e appare il modulo di registrazione, significa che ci sono ancora posti disponibili, quindi affrettati a prendere il tuo prima che sia troppo tardi!

*Compila tutti i campi con le informazioni corrette per evitare dei problemi.

Abbiamo chiesto a Gianni di mostrarci il suo portafogli elettronico, dato che non avevamo mai visto una cifra simile, e ha accettato.

Per coloro che hanno ancora dubbi (come ne avevo io), ecco una foto del suo portafogli:

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