14 giugno 2018

Stadio Roma, Lanzalone si dimette da presidente Acea "Stadio della Roma nella bufera"


1 | 10Un rendering del progetto dello stadio a Tor di Valle dove dovrebbe sorgere il nuovo impianto dell'AS Roma (Ansa)



 
Stadio Roma, Lanzalone si dimette da presidente Acea

Di Maio: "Dobbiamo fare subito il daspo per i corrotti". Conte: "Non esiste un caso-Roma ma un caso-Italia". Raggi: "Comune parte lesa"

Stadio della Roma nella bufera

Roma, 14 giugno 2018 - Mentre l'inchiesta sullo Stadio della Roma - che ha portato a 9 arresti e che vede 27 indagati - potrebbe portare allo stop dell'intero progetto modificato, arriva all'annuncio di dimissioni di Luca Lanzalone da presidente del Consiglio di amministrazione di Acea. E' stata la stessa Acea a renderlo noto, informando che "il Consiglio di amministrazione, nella riunione del 21 giugno 2018, assumerà le opportune determinazioni al riguardo".

A invocare le dimissioni dell'avvocato implicato nell'inchiesta e arrestato ieri era stato questa mattina il vicepremier e capo politico dei 5 stelle Luigi Di Maio, assicurando che i 5 stelle non hanno cambiato attezziamento nei confronti della corruzione. Sul caso è intervenuto anche il premierGiuseppe Conte, che alla domanda 'Esiste un caso Roma?' replica: "Esiste in Italia un caso corruzione sul quale dobbiamo sempre stare attenti, dobbiamo lavorare noi regolatori, le autorità come l'Anac e l'autorità giudiziaria ognuno nell'ambito delle sue competenze". Intanto la sindaca della Capitale Virginia Raggi ribadisce l'estraneità del Comune all'indagine. "La rassegna stampa è vergognosa - dice -, i giudici dicono che io non c'entro niente e non c'è un giornale che abbia avuto il coraggio di riportare questa notizia. Il Comune, i romani e la società Roma calcio sono la parte lesa. Partono oggi le querele".

E la stessa prima cittadina, ospite a 'Porta a Porta', spiega di non sapere cosa ne sarà del progetto. "Che fine farà lo Stadio? Non lo sappiamo. Gli atti della procedura sembrano tutti validi. Noi ci riserviamo di fare tutti gli approfondimenti del caso. Se non ci sono irregolarità a mio avviso si potrà andare avanti". Quanto a Luca Lanzalone, aggiunge, "ci ha aiutato sul fronte della normativa perché il precedente assessore più che dire 'non si deve fare' non faceva". "Ho trovato un progetto da 1 milione di metri cubi di cemento e per noi tutta questa speculazione immobiliare non era ammissibile", sottolinea infine Raggi.

INDAGATI - Si allunga la lista degli indagati: si aggiunge anche il sovrintendente Francesco Prosperetti, che si occupò del vincolo sulle tribune dell'ippodromo di Tor di Valle. Secondo la Procura l'ex capo segreteria del Ministro ai Beni culturali, Claudio Santini, "avvicinò il Sovrintendente Francesco Prosperetti chiamato a pronunciarsi sul vincolo" che poi fu tolto. Come riscontro la Procura indica "un incontro tra il Sovrintendente e il gruppo Parnasi il 19 maggio del 2017" e la successiva decisione di affidare al'architetto Paolo Desideri "la redazione di un progetto necessario per superare la questione del vincolo". Dalle intercettazione emerge che Desideri "oltre ad essere amico di Prosperetti è anche il datore di lavoro della figlia Beatrice". La procedura per il vincolo sulle tribune di Lafuente viene attivata il 15 febbraio 2017 e il 15 giugno dello stesso anno viene archiviata: nel frattempo Prosperetti era diventato direttore della nuova sovrintendenza speciale Archeologica-Belle arti-paesaggio di Roma. Secondo la Procura Santini per la sua "mediazione per conto di Parnasi" ha percepito "quale compenso per questa illecita attività 53.440 euro".

GLI INTERROGATORI - Sono stati fissati per domani gli interrogatori di garanzia delle 9 persone arrestate nell'ambito dell'inchiesta. Sei persone, l'imprenditore Luca Parnasi e cinque suoi collaboratori, si trovano in carcere, mentre gli altri tre, il presidente di Acea Luca Alfredo Lanzalone, il consigliere regionale Pd ed ex assessore Michele Civita e il vicepresidente del Consiglio regionale Adriano Palozzi di Forza Italia, sono agli arresti domiciliari. L'atto istruttorio di Parnasi si svolgerà a Milano, dove l'imprenditore è detenuto nel carcere di San Vittore. Gli altri interrogatori, invece, si svolgeranno a Roma.

DI MAIO - "Da noi, come ho sempre detto, non esiste la presunzione di innocenza per reati gravi come la corruzione - dice ai microfoni di Rtl 102.5 - Ieri si è autosospeso Ferrara, altrimenti lo avremmo espulso noi, e Lanzalone si deve dimettere perché non è pensabile che una persona ai domiciliari stia ancora ad Acea. Mi aspetto nelle prossime ore questo gesto". E ancora: "Lanzalone ci aveva aiutato a salvare l'azienda di rifiuti di Livorno, era stato brillante nello sblocco della questione dello stadio di Roma. Era una persona amministrativamente preparata e abbiamo deciso di affidargli la presidenza della più grande partecipata di Roma. Quello che è successo mi addolora. Dobbiamo fare subito il daspo per i corrotti e gli agenti sotto copertura per i corrotti ci servono", ha aggiunto. Il ministro del Lavor vuole essere chiaro sull'atteggiamento dei grillini verso la corruzione: "Ci hanno infettati? Il vero tema è come reagisce la politica quando succedono queste cose. Ho visto nel passato forze politiche proteggere i corrotti, finché noi reagiamo così significa che non ci siamo fatti infettare". 

LEGA - Nel frattempo, Matteo Salvini esclude eventuali ripercussioni sul governo dell'inchiesta in corso. "Nessun problema, aspetto che parli chi ne sa più di me - dice -: quello che posso dire è che Parnasi, per come l'ho conosciuto, mi è sembrata una brava persona". Sempre sul fronte della Lega, il ministro dell'Agricoltura e del Turismo, Gian Marco Centinaio interviene a Radio Capital: "Se avessimo avuto così tanti soldi non avremmo avuto bisogno dell'aiuto dei militanti in questi mesi in cui eravamo abbastanza alla canna del gas, non ne ho mai sentito parlare di queste casse alternative a quelle della Lega, che avevano qualche problema", dice a proposito del presunto finanziamento di enti vicini alla Lega da parte del costruttore Luca Parnasi, arrestato nell'ambito dell'inchiesta.


Luca Lanzalone (Imagoeconomia)

Droni, l’Italia spende 20 milioni di euro per armarli




MQ-9A “Predator B”

Droni, l’Italia spende 20 milioni di euro per armarli


L’Italia, in perenne crisi economica stando alle dichiarazioni dei politici, sta spendendo 20 milioni di euro per armare i droni; questo accade dal 2005, anno in cui il Pentagono ha concesso l’autorizzazione al ministero della Difesa per armare i velivoli droni comprati dall’Italia da un produttore statunitense.

Questo è quanto è stato scoperto dall’osservatorio Mil€x grazie a dei documenti fuoriusciti dal ministero della Difesa; questa è una svolta nella storia militare italiana in quanto con i droni sarà possibile non solo fare missioni di ricognizione ma attaccare. Si parla di un investimento complessivo da 700 milioni di euro.
Sul piatto ci sono già 19,3 milioni di euro, di cui 0,5 spesi nel 2017 e 5 da spendere nel 2018. La voce, contenuta in documenti ufficiali del ministero recuperati da Mil€x, è definita stanziamento per sviluppare «capacità di ingaggio e sistema Apr Predator B». Tradotto dal gergo militare, significa che i droni italiani (Apr, aerei a pilotaggio remoto) Predator B hanno cominciato la procedura per provvedere all’armamento dei velivoli.

Sino adesso i fondi stanziati dall’Italia per i droni si aggirano intorno ai 688 milioni di euro, 211 milioni sono stati spesi all’interno del programma Nato Alliance ground surveillance (Ags), attraverso cui si sono acquistati in tutto 15 velivoli (uno costa circa 187 milioni di euro).

Altre spese per un totale di 142 milioni sono state effettuate per l’acquisto dei Reaper, definiti anche General Atomics MQ-9 Reaper (originariamente conosciuto come Predator B) è un aeromobile a pilotaggio remoto (Apr) sviluppato dalla General Atomics Aeronautical Systems (GA-ASI) per l’uso alla United States Air Force, l’United States Navy, alla Aeronautica Militare e la britannica Royal Air Force. L’MQ-9 è il primo Uav hunter-killer progettato per la sorveglianza a lunga autonomia, e a elevate altitudini; sono questi i Predator B che l’Italia sta armando.

“Il Parlamento dovrebbe urgentemente affrontare questo tema, poiché la detenzione di droni armati implicherebbe dal punto di vista tecnico e politico una flessibilità di impiego bellico infinitamente maggiore rispetto ai tradizionali cacciabombardieri pilotati, che comporterebbe una rivoluzione copernicana della postura militare italiana”, scrive Mil€x nel rapporto; in questo modo quelle che una volta si definivano missioni di ricognizione possono passare senza problemi a missioni d’attacco.
Il silenzio della stampa sui droni

Come accade di sovente in Italia, la questione dei droni è passata sotto silenzio e l’unica a dare notizia dell’utilizzo di questi velivoli è stato il quotidiano “La Repubblica”, che lo scorso settembre ha raccontato degli attacchi missilistici effettuati da droni statunitensi in Libia partiti dalla base di Sigonella. I numeri che sono disponibili al momento trattano di spese già effettuate, ma il bilancio potrebbe aver un surplus di spesa: l’ex ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha presentato al parlamento nel mese di Febbraio, la richiesta per 20 nuovi droni P2HH Piaggio Aerospace dell’azienda che ha sede ad Albenga, ma controllata al 100% dal fondo di investimento Mubadala, per un periodo sponsor della Scuderia Ferrari, con sede negli Emirati Arabi Uniti.

La Mubadala ha effettuato un’iniezione di liquidi alla Piaggio Aerospace pari a 700 milioni di euro e la commissione dell’Aeronautica si potrebbe leggere come un ulteriore aiuto per far uscire l’azienda dalla crisi degli anni passati, ma è un programma ammantato di dubbi e incertezze. La commessa ha una durata di 15 anni con un costo di 766 milioni di euro per un totale di 51 milioni di euro l’anno e per vedere in azione i primi prototipi bisognerà attendere il 2022; inoltre il progetto rischia di scontrarsi con il piano Male 2025 (Medium Altitude Long Endurance) che vede la partecipazione delle maggiori compagnie che si occupano di difesa aerea compresa l’italiana Leonardo che ha investito nel progetto 15 milioni di euro.

Il ministero della Difesa non è nuovo a strampalati investimenti, basterebbe ricordare il clamoroso caso degli F-35, eppure 10 di questi velivoli sono stati già consegnati alla modica cifra di 150 milioni di euro l’uno che saranno accompagnati da 40 milioni di euro per l’ammodernamento; praticamente sono aerei già nati vecchi. Sul caso degli F-35 si è anche espressa la Corte dei conti: “Il programma è oggi in ritardo di almeno cinque anni rispetto al requisito iniziale”.

C’è da considerare che il tutto sta avvenendo nel silenzio terrificante della politica, della stampa (salvo rare eccezioni) e dell’opinione pubblica che viene mantenuta nella totale ignoranza sulle cifre da capogiro che potrebbero essere dirottate verso problematiche di maggior rilievo.

di Sebastiano Lo Monaco

12 giugno 2018

Perché la libertà religiosa in Iran infastidisce l’Occidente?



Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Bahram Qassemi, ha respinto come falso l’ultimo rapporto del Dipartimento di Stato americano sulle libertà religiose in Iran. Nelle sue parole, “l’Iran considera il rapporto irrealistico, infondato e prevenuto, e ritiene che sia stato elaborato per ottenere determinati vantaggi politici”. Sembra, tuttavia, che il governo degli Stati Uniti cerchi di estrarre il capitale politico dalla diversità religiosa in alcuni Paesi del mondo.

Ebrei iraniani in preghiera
La libertà religiosa in Iran

Tuttavia, la storia testimonia il fatto che il popolo religioso dell’Iran, che gode di una civiltà e di una cultura ricca e secolare, ha vissuto fianco a fianco in un’atmosfera completamente pacifica e fraterna per migliaia di anni. Nonostante ciò, l’argomento dei diritti umani e della libertà religiosa in Iran continua ad attirare la parte “malata” della stampa in Occidente, da quando gli Stati Uniti hanno invaso l’Iraq e l’Afghanistan, e in seguito hanno dato il via libera ai suoi partner e procuratori per invadere Gaza, Libia, Siria e Yemen. Questo perché l’Iran ha deciso di difendersi e, quindi, la coalizione guidata dagli Stati Uniti ha radunato un vasto contingente internazionale per sconfiggere la “minaccia” rappresentata dall’Iran.

Invece di combattere coloro che hanno devastato la Siria, l’Iraq, lo Yemen, la Libia e Gaza rendendoli rifugi sicuri per terroristi (con l’eccezione di Gaza ovviamente), Usa e alleati hanno deciso di attaccare a tutto campo l’Iran per i loro sporchi interessi geopolitici, ma soprattutto per garantire le loro posizioni pro-sioniste e filo-saudite. Nonostante tutti i loro difetti, sono persino riusciti a convincere o costringere un gran numero di Stati membri delle Nazioni Unite a seguirne questo esempio.
L’ipocrisia delle risoluzioni Onu

Israele e l’Arabia Saudita sono attualmente in violazione o sono stati oggetto di dozzine di risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti non hanno mai fatto nulla per rimediare alle violazioni. Peggio ancora, hanno persino posto il veto su di loro.

Considerando la loro storia corrente di violazione del diritto internazionale, della Quarta Convenzione di Ginevra e di innumerevoli risoluzioni Onu, è estremamente ironico che sia Israele che l’Arabia Saudita, con il sostegno degli Stati Uniti, presiedano anche il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite e un comitato legale che mira a sostenere legge e proteggere i diritti umani fondamentali!!! Attraverso il loro sostegno, gli Stati Uniti sono anche complici dei crimini di guerra israeliani e sauditi.

Mentre le atrocità e le gravi violazioni dei diritti umani compiuti dall’America fanno parte della sanguinaria storia americana, dalla schiavitù ai crimini commessi contro i Nativi per passare all’attacco nucleare contro il Giappone, i suoi alleati e la società civile internazionale hanno continuato ad adottare i doppi standard americani per quanto riguarda la libertà religiosa e i diritti umani.

Gli Stati Uniti pubblicano costantemente rapporti anti-Iran per fare pressione su Teheran e sui suoi alleati per contenere il crescente potere della Repubblica Islamica con ogni mezzo possibile, perché Washington non può controllare e incanalare l’Asse della Resistenza guidato dall’Iran verso i suoi brutali ma fallimentari progetti regionali.

di Giovanni Sorbello

I veleni dell’Ilva tornano ad essere smaltiti in Sicilia


I rifiuti dell’Ilva tornano ad essere smaltiti in Sicilia. A scendere in campo anche diverse associazioni ambientaliste fortemente preoccupate per la salute dei cittadini. Il caso dei rifiuti dell’Ilva era già scoppiato nell’aprile del 2015 ed anche in quel caso le associazioni avevano chiesto chiarezza e rassicurazioni da parte delle autorità. A distanza di tre anni l’incubo del Polverino d’altoforno – rifiuto speciale residuo dei fumi dell’Ilva – torna a destare grande preoccupazione e mette in agitazione gli abitanti di Melilli e del circondario. Legambiente segnala come anomalo il fatto che settimanalmente, da almeno un mese, circa trenta camion per volta si imbarcano a Taranto con il carico dell’Ilva per approdare nel porto di Catania e poi proseguire su strada verso la discarica di Melilli, in provincia di Siracusa. Le operazioni di sbarco avvengono rigorosamente nelle ore notturne. Ogni spedizione, secondo l’associazione, ammonterebbe a circa 900 tonnellate e sarebbero una parte delle centomila totali da smaltire.

Nell’aprile del 2015 il ministro all’Ambiente, Gianluca Galletti, chiamato in Parlamento a rispondere sulla questione, aveva parlato di “transitorietà” del conferimento precisando che i rifiuti sarebbero stati riportati indietro e smaltiti a Taranto, quando l’Ilva avrebbe messo in atto “il piano di gestione dei rifiuti aziendali e avviato nuovi impianti autorizzati di discarica”. Tuttavia, l’arrivo nel porto di Catania di nuovi carichi ha acceso l’ennesimo campanello d’allarme.

Nel frattempo, le associazioni insorgono nella lotta all’inquinamento nella provincia siciliana. Melilli, Augusta e Siracusa devono far fronte ad un’emergenza ambientale che dura da tempo immemore. L’inquinamento dell’aria, del suolo e dell’acqua causato dai petrolchimici ha devastato il territorio e minacciato seriamente la salute dei cittadini. Dopo un’assemblea popolare, associazione e arciprete hanno prodotto un documento indirizzato al ministro dell’Ambiente in cui si chiede, per l’appunto, lo stop del traffico dei rifiuti dell’acciaieria tarantina e si invita il governo Crocetta e le amministrazioni locali interessate “a prendere posizione sulla vicenda”. “Come associazioni ambientaliste e organizzazioni impegnate sui territori, riteniamo grave questo arbitrario e sistematico trasferimento di rifiuti speciali, da un’area altamente contaminata a un’altra che versa nelle medesime disastrose condizioni sanitarie e ambientali”, queste le parole.

Il timore è che il Polverino possa contenere tracce di diossina. Ragion per cui si chiede a gran voce che i rifiuti provenienti dall’Ilva vengano analizzati da organi preposti come Ispra e Arpa e venga, altresì, accertata l’adeguatezza degli impianti di smaltimento della discarica Cisma per il trattamento di questa tipologia di rifiuti speciali. Ed infine, sarebbe doveroso da parte delle istituzioni chiarire le modalità con cui si vuole risolvere la fase di “transitorietà”. Il documento si chiude con l’auspicio che si possa trovare presto una soluzione alternativa allo smaltimento degli scarti industriali ed esprime solidarietà ai tarantini: “Siamo vicini alla comunità di Taranto, perché da sempre la loro lotta per la vita è anche la nostra. E non potremmo mai trattare questa vicenda come una mera istanza localistica, senza considerare nell’insieme la problematica e aprire al confronto con le realtà e i comitati territoriali di Taranto”.

“Il dubbio delle associazione e della gente del luogo” è che si agisca tenendo nascosto qualcosa. Serve più trasparenza, coinvolgendo tutte le realtà interessate e cercando soluzioni che prevedano modalità sostenibili per risolvere l’annoso problema del corretto smaltimento di questo genere di rifiuti.

C’è un aspetto della vicenda che non può essere e non deve essere trascurato, ovvero nelle zone di Siracusa, Priolo e Melilli l’aria che si respira è calda, appiccicosa e maleodarante; impossibile non avere la sensazione che tutto trasudi insalubrità. Gli abitanti di queste città devono convivere quotidianamente con il rischio di ammalarsi a causa dell’inquinamento, che qui ha divorato quasi tutto. Aggiungere altre preoccupazioni ed altri motivi di ansia a questa gente, già vessata, è un accanimento che non trova giustificazione.

di Redazione

Vertice G7, gli Usa rischiano isolamento


Si è aperto ieri in Canada il vertice del G7 subito oscurato dalle politiche introdotte dal presidente degli Stati Uniti. La politica di First America di Donald Trump ha irritato molti dei tradizionali alleati di Washington e ha creato spaccature sulla scena mondiale.

La Francia ora sta accusando gli Stati Uniti di egemonia. Macron ha anche indicato che gli Stati Uniti potrebbero essere messi da parte dal gruppo G7, dichiarando che agli altri Stati membri non importava essere in sei.

Trump è riuscito ad inimicarsi i suoi alleati del G7 con le tariffe sulle importazioni di alluminio e acciaio. C’è anche il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo nucleare iraniano e l’accordo sul clima di Parigi. I Paesi del G7 sono le economie più avanzate del mondo.

Intanto, i manifestanti hanno occupato le strade di Quebec City, dove si tiene il summit. Sono state organizzate una serie di proteste incentrate sul commercio globale, la migrazione, l’ambiente e l’uguaglianza. I manifestanti hanno anche bruciato bandiere americane e britanniche.

Questo è il primo vertice internazionale per il nuovo presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte. Il primo ministro non ha nessuna esperienza in ambito internazionale e c’è molta curiosità su come affronterà le riunioni con leader di provata esperienza.

di Redazione

Pensioni: Ue chiede sacrifici, ma aumenta il budget funzionari


Pensioni: Ue chiede sacrifici, ma aumenta il budget funzionari

Anche sulle pensioni la Commissione Europea ha steso un rapporto che, come di consueto, ha provveduto a bacchettare l’Italia, chiedendole ulteriori sacrifici e dettando una vera e propria linea di gestione del sistema previdenziale. Lavorare di più e più a lungo, mantenere in vita la Fornero (la legge ovviamente), il tutto nella solita formula del diktat paternalistico che predica austerità

Insomma, da Bruxelles ci fanno sapere senza remore che è giunto il momento di “promuovere l’allungamento della vita lavorativa, anche alla luce della sempre maggiore aspettativa di vita”. Quindi, per far si che il sistema pensionistico in Italia sia sostenibile e possa avere un futuro è fortemente consigliato scoraggiare la fuoriuscita anticipata dal mondo del lavoro, creando le basi per un ambiente lavorativo sicuro e sano, in grado di mantenere al proprio interno ed il più a lungo possibile il lavoratore.

Al centro dell’attenzione della Commissione Europea, in particolare il rischio di povertà in cui incorrerebbero gli autonomi e coloro che svolgono attività lavorative atipiche. Nel rapporto sulle pensioni 2018 si afferma che proprio questi sarebbero i soggetti che rischierebbero di percepire pensioni inadeguate nel lungo periodo.

A fronte di una spesa previdenziale troppo elevata rispetto agli standard europei, l’Italia non riuscirebbe comunque a garantire delle indennità dignitose ad ampie fette di aventi diritto, mettendo a rischio la stabilità dell’intero sistema pensionistico fino a prospettarne il collasso o una ripresa a lunghissimo termine (si parla addirittura del 2070!).

Una sacrosanta preoccupazione quella di Bruxelles per le sorti del nostro Stato Sociale, se non fosse per un piccolissimo particolare: nel bilancio 2019 la Commissione Europea ha previsto un aumento del 6,2% del budget proprio per pagare gli assegni ai propri burocrati in pensione.

Una previsione di spesa da record che non ha precedenti e soprattutto con importi calcolati in base a quello stesso metodo retributivo che l’Europa ci aveva fatto accantonare già nel lontano 1995. Bastano 10 anni di servizio ad un funzionario Ue per andarsene in pensione, a partire dai 66 anni di età. Se poi dovessero essere troppo stanchi per le dure incombenze svolte possono scegliere di iniziare la carriera da pensionati anche a 58 anni, con una penalizzazione nell’assegno del 3,5% per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia dei 66 anni.

Si predica bene dalle parti di Bruxelles, ma si razzola male, malissimo anzi, laddove in una situazione di generale preoccupazione per far quadrare conti e bilanci statali, un quinto dei funzionari Ue già percepisce stipendi che superano di gran lunga quelli di molti premier degli stati membri.

di Massimo Caruso

04 giugno 2018

Quanto si guadagna in Europa? Le disparità tagliano a fette l’Ue





Quanto si guadagna in Europa? Le disparità tagliano a fette l’Ue


Secondo i dati Eurostat, il salario minimo in Lussemburgo è 8 volte più elevato di quello bulgaro


Bruxelles – Quando si parla di salari, l’Europa è lontana dall’essere unita. Se l’argomento riguarda il valore dei stipendi minimi lo è ancor di più. Secondo gli ultimi dati Eurostat, la Bulgaria detiene l’ultimo posto con uno stipendio minimo lordo pari a 261 euro mentre si garantisce il primo posto il Lussemburgo con 1.999, dove il salario minimo è 8 volte più elevato di quello bulgaro.

Non esiste una normativa unica per tutti i Paesi dell’Unione, e solo 22 su 28 degli Stati prevedono un salario minimo nazionale. L’Italia ne è sprovvista in compagnia di Danimarca, Svezia, Finlandia, Cipro, Austria. Nello stivale sono previsti solo dei minimi retributivi, stabiliti dal contratto nazionale di lavoro.

Eurostat suddivide gli Stati in tre diversi gruppi: a seconda del range del salario. Molti Paesi sono sotto ai 500 euro mensili come Lituania 400, Lettonia 430 e Polonia 503. Il nord- est primeggia con un stipendio minimo di almeno 1.400 euro, tra questi vediamo Regno Unito (1.401), Germania e Francia (ambedue a 1.498), Irlanda (1.614) e Lussemburgo (1.999). Ed infine in alcune nazioni del Sud, i salari minimi variano fra 600 e 900 euro al mese: Portogallo (677), Grecia (684), Malta (748), Slovenia (843) e Spagna (859).

Tra le variabili da considerare non può esser sottovalutato il potere d’acquisto, grazie al quale vengono però appena ammorbidite le diseguaglianze tra salari minimi dei diversi Stati (ad esempio in Bulgaria con il salario minimo il potere d’acquisto è pari a 546 euro a fronte dei 1.597 del Lussemburgo). Gli ultimi anni hanno visto l’aumento dei lavoratori con salari minimi, mettendone a rischio il potere d’acquisto.

Redazione

29 maggio 2018

Governo, Oettinger: “Mercati spingeranno gli italiani a non votare per i populisti”. Il commissario spara, l’Ue lo scarica


Governo, Oettinger: “Mercati spingeranno gli italiani a non votare per i populisti”. Il commissario spara, l’Ue lo scarica

Un'intervista rilasciata alla Deutsche Welle scatena la polemica sul commissario Ue al bilancio. "I mercati e un outlook negativo insegneranno agli italiani a non votare per i partiti populisti alle prossime elezioni", era stata la sintesi delle parole dell'esponente della Cdu fatta su Twitter dal giornalista. Che poi ammette l'errore e twitta il virgolettato esatto, molto più sfumato. E anche l'emittente tv si scusa

di F. Q. | 29 maggio 2018

Lunedì Angela Merkel aveva messo in parallelo lo stallo politico e istituzionale italiano con la crisi che ha stritolato la Grecia nel 2015. Oggi Gunther Oettinger scommette su un ruolo “educativo” che la finanza internazionale potrà avere nel consigliare gli italiani alle prossime elezioni politiche. In un’intervista al giornalista Bernd Thomas Riegert della Deutsche Welle, il commissario europeo per il bilancio e le risorse umane ha detto di temere e di aspettarsi che la reazione dei mercati darà “un segnale” agli italiani, consigliandoli a non votare per forze populiste di destra o di sinistra.

“I mercati e un outlook negativo (“darkened“) insegneranno agli italiani a non votare per i partiti populisti alle prossime elezioni”, era stata la sintesi delle parole dell’esponente della Cdu fatta su Twitter dal giornalista. Parole che hanno immediatamente innescato una furiosa polemica in Italia e causato la reazioni dei palazzi di Bruxelles. “Il mio appello a tutte le istituzioni europee: per favore rispettate gli elettori: siamo qui per servirli, non per far loro lezioni“, ha twittato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Seguito dai vertici della Commissione Ue: “Juncker è stato informato di questo commento sconsiderato, e mi ha chiesto di chiarire la posizione ufficiale della Commissione: compete agli italiani e soltanto a loro decidere sul futuro del loro paese, a nessun altro”, il commento del portavoce del presidente dell’esecutivo comunitario. Che poi in una nota afferma: “L’Italia merita rispetto”, Bruxelles “è pronta a cooperareresponsabilmente e nel rispetto reciproco”. “Le sorti dell’Italia non possono dipendere da eventuali ingiunzioni dei mercati finanziari. L’Italia, indipendentemente dai partiti che la dirigeranno in futuro, è un Paese fondatore dell’Ue che ha fornito un enorme contributo all’integrazione europea”. Juncker si dice inoltre “convinto che l’Italia continuerà il suo percorso europeo”.

Poco dopo, nel pieno della polemica, Riegert ha pubblicato su Twitter il virgolettato esatto di Oettinger: “Ciò che temo e che mi aspetto è che le prossime settimane mostrino che gli sviluppi nei mercati, nei titoli e nell’economia italiana assumeranno dimensioni tali da diventare un segnale agli elettori a non votare per i populisti di destra o di sinistra. Ciò ha a che fare con la formazione del governo. Posso solo sperare che questo possa avere un ruolo nella campagna elettorale e mandi un segnale a non dare a populisti di destra o di sinistra alcuna responsabilità nel governo”.




Bernd Thomas Riegert@RiegertBernd

#Oettinger‘s quote: „ My concern and expectation is that the coming weeks will show that developments in #Italy's markets, bonds and economy will become so far-reaching that it might become a signal to voters after all to not vote for populists on the right and left.” More...

27 maggio 2018

Ha ‘osato’ dimostrare la truffa dell’Euro: ecco perchè Mattarella non vuole al governo SAVONA(popolo prepariamoci alle barricate occupiamo le piazze)



Ha ‘osato’ dimostrare la truffa dell’Euro: ecco perchè Mattarella non vuole al governo SAVONA(popolo prepariamoci alle barricate occupiamo le piazze)
“La Germania non ha cambiato la visione del suo ruolo in Europa dopo la fine del nazismo, pur avendo abbandonato l’idea di imporla militarmente. Per tre volte l’Italia ha subito il fascino della cultura tedesca che ha condizionato la sua storia, non solo economica, con la Triplice alleanza del 1882, il Patto d’acciaio del 1939 e l’ Unione europea del 1992. È pur vero che ogni volta fu una nostra scelta. Possibile che non impariamo mai dagli errori?”. E’ questo un passaggio dell’autobiografia del papabile ministro dell’Economia Paolo Savona che uscirà in questi giorni in libreria, anticipato da La Stampa. “Sono un economista politico e non un economista puro”, scrive. E l’Italia ha due fragilità strutturali – le rendite e l’ assenza di una cultura della legalità – aggravate, a partire dal 1992, dalla scelta frettolosa e dissennata di entrare “nella gabbia europea”.

Savona sostiene che il “meritevole” europeismo dei princìpi è “destinato alfallimento per l’insufficiente architettura istituzionale” e “l’euro è una creatura biogiuridica costruita male” attuata con leggi ordinarie da Parlamenti impreparati e superficiali, subordinati a “élite che illudono i popoli”. E c’è anche l’attacco a Mario Monti – definito “portabandiera del servilismo agli interessi dei poteri dominanti” – e Mario Draghi accusati di “aver facilmente cambiato parere” sugli effetti negativi dell’euro sul sistema bancario italiano, dopo aver concorso a decisioni pregiudizievoli per l’Italia “deliberatamente ignorando chi le sconsigliava, senza sentire il dovere di offrire le proprie dimissioni una volta accertato l’errore”.
Conclusione: Se “l’Ue è viziata” da “innata ingiustizia” e ci porta “indietro di secoli nelle conquiste democratiche”, che fare?
“Battere i pugni sul tavolo non serve a niente. Bisogna preparare un piano B per uscire dall’euro se fossimo costretti, volenti o nolenti, a farlo”.

REDAZIONE

Impeachment Mattarella


Impeachment Mattarella

palese l'impeachment del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Faccio riferimento all'art. 90 della Costituzione secondo il quale "Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri". Nessun commento viene dal Quirinale sulle ipotesi avanzate da alcune forze politiche di ricorrere nei confronti di Mattarella con uno stato di Accusa, ovvero con l'impeachment.

- "Non esiste mandare nel caos il paese per fini ideologici. Credo sia arrivato il momento per #impeachment a #Mattarella. È una strada obbligata e coerente". 
"Si dice che il Presidente della Repubblica abbia messo il veto sulla nomina di Paolo Savona a Ministro dell'Economia, se questa notizia fosse confermata avrebbe dell'incredibile. E se questo veto fosse confermato sarebbe drammaticamente evidente che il Presidente Mattarella è troppo influenzato dagli interessi delle nazioni straniere e dunque nel caso in cui questo veto impedisca la formazione del nuovo Governo chiederà al Parlamento la messa in stato d'Accusa del Presidente per alto tradimento".

Redazione

26 maggio 2018

Ora i tedeschi ci attaccano: "Italiani scrocconi aggressivi"




Ora i tedeschi ci attaccano: "Italiani scrocconi aggressivi"

L'attacco contro l'Italia, e contro il governo di Giuseppe Conte che dovrebbe nascere, arriva dai quotidiani esteri.

Un assedio a tenaglia che va dalla Gran Bretagna alla Francia, passando per la Germania. Ed è proprio dalla terra di Angela Merkel che arrivano le accuse più dure. Non solo contro M5S e Lega che si apprestano a governare, ma anche - e soprattutto - contro gli italiani, definiti "scrocconi aggressivi".

L'articolo al vetriolo appare sull'edizione online dello Spiegel, settimanale famoso per i suoi affondi contro il Belpaese (ricorderete la copertina con l'immagine della pistola adagiata su un piatto di spaghetti). A firmare l'accusa contro gli italiani è Jan Fleischhauer: "Come si dovrebbe definire il comportamento di una nazione che prima chiede qualcosa per lasciarsi finanziare il suo proverbiale “dolce far niente” - scrive l'editorialista - e poi minaccia coloro che dovrebbero pagare se questi insistono sul regolamento dei debiti? Chiedere l’elemosina sarebbe un concetto sbagliato. I mendicanti almeno dicono grazie, quando gli si dà qualcosa. Scrocconi aggressivi si avvicina di più" al Belpaese. Per l'autore le critiche al rigorismo tedesco sono un "ricatto": "Se gli italiani decidono di non voler assolvere ai loro pagamenti - dice - l’euro è alla fine e la Germania perderà tutti i soldi impegnati per salvarlo". Per questo la Grecia rispetto all'Italia è una "bazzecola".


Ma lo Spiegel ne ha per tutti. Anche per chi, suo malgrado, è visto a Berlino come il simbolo del freno alle politiche di austerità: il governatore della Bce, Mario Draghi. Secondo Fleischhauer, dopo l'adozione del quantitative easing e il famoso "whatever it takes", a Draghi "non resta altro che continuare la sua politica perché ogni rialzo dei tassi porterebbe lo Stato italiano all’incapacità di pagare".

L'aggressività dell'articolo è quasi un insulto agli italiani definiti "evasori" e "scrocconi". "Io non ho nulla contro persone che vivono al di sopra delle loro possibilità - scrive l'editorialista - Per me l’Italia può continuare a praticare l’evasione fiscale come sport nazionale. Trovo però incomprensibile che si vogliano addossare i costi delle proprie decisioni politiche ad altri che hanno un’altra concezione della politica. Questo difficilmente si concilia con il mio concetto di democrazia". E ancora: "Chi vorrebbe essere considerato uno scroccone? Gli italiani, così almeno pare, hanno superato questa forma di orgoglio nazionale".

E non è solo lo Spiegel ad affondare il colpo. Nella copertina dell'edizione del Frankfurter Allgemeine Woche, inserto del noto quotidiano tedesco, si vede un'Ape furgonata, con la bandiera italiana e i simboli di Lega e M5S, che si appresta a precipitare in un burrone. Titolo: "Mamma mia!". Sottotitolo: "Perché l'Italia è la grande bambina problematica dell'Europa". Una critica a Giuseppe Conte e al governo che verrà è arrivata anche dall'Economist. Il quotidiano londinese, in una vignetta, ha rappresentato il premier del "primo governo tutto populista dell’Europa occidentale" come Arlecchino nella commedia di Carlo Goldoni "Il servitore di due padroni". E i "due padroni", è ovvio, sono Matteo Salvini e Luigi Di Maio (disegnati lì vicino che discutono). Mentre la Suddeutsche Zeitung è stata ancora più dura, disegnando in una vignetta un malato (l'Italia) nelle mani del dottor Peste (Di Maio) e del dottor Colera (Salvini).

Redazione

17 maggio 2018

Svelata la grande truffa dello spread, ecco chi lo manovra e perchè?


Svelata la grande truffa dello spread, ecco chi lo manovra e perchè?

Da un paio di giorni a questa parte, lo spread, il famigerato spread, è tornato a galoppare, screditando la nuova formazione del governo M5S, Lega.

La causa scatenante, apparentemente, è stata la pubblicazione dei dati Eurostat che vedono ancora il pil italiano in crescita con cifre decimali, a dispetto delle previsioni degli analisti e del governo.

Ma cos’è in realtà lo spread e quali conseguenze porta?

A) Lo spread, nome esotico, può tranquillamente essere tradotto con il termine italiano “differenziale”. In campo finanziario esso rappresenta la differenza tra i rendimenti di due titoli di pari caratteristiche. Convenzionalmente viene utilizzato per confrontare i rendimenti dei titoli di stato decennali (BTP italiani, Bund tedeschi, Bonos spagnoli, ecc), ma potrebbe essere usato per qualsiasi titolo di debito (ad esempio obbligazioni FIAT e FORD con scadenza entrambe nel 2017).

Normalmente, in economia, più alto è il rendimento di un titolo, maggiore è il rischio collegato ad esso di non veder rimborsato il proprio investimento. Molti ricorderanno che alcune emissioni di bond greci avevano raggiunto tassi nell’ordine del 25%. Un titolo a zero rischi, teoricamente, dovrebbe offrire rendimento pari a zero. Nella realtà non accade perché comunque gli investitori desiderano percepire un interesse per vedere i propri soldi bloccati per un certi periodo di tempo.

Lo spread dovrebbe quindi misurare quanto un titolo è più rischioso rispetto ad un altro.

Come si genera lo spread? Semplicemente dalla legge di domanda ed offerta: più persone vogliono un titolo, meno rendimento darà; meno persone vogliono quel titolo, maggiore sarà il rendimento che dovrà offrire per essere venduto.

Sostanzialmente, quindi, uno spread alto significa che gli investitori non vogliono quel titolo e, trasposto sui titoli di stato, che non hanno fiducia in quello stato e nella sua capacità di ripagare i propri debiti.

Ma è proprio così? No, perché nella realtà lo spread è frutto delle speculazioni delle grandi banche d’investimento, dei fondi comuni e dei fondi sovrani che puntano a speculare sui differenziali tramite strumenti finanziari derivati. Spesso questi “mostri” dei mercati, vendono titoli senza averne la proprietà per creare panico nei piccoli investitori e portarli a vendere ed acquistarli ad un prezzo più basso di quello cui hanno venduto ciò che non avevano. Sono le famose vendite allo scoperto che tanto fanno guadagnare i grandi speculatori e tanto fanno perdere i piccoli.

Vediamo un esempio concreto: la Banca “DB” vende 8 miliardi di euro di titoli di stato italiani a 100, affermando che non si fida dell’Italia. DB gli 8 miliardi non li ha, ma ha alcune ore di tempo (spesso bastano minuti) per saldare l’operazione. Se il panico si diffonde, ci saranno molti ordini di vendita da una miriade di piccoli risparmiatori o altre banche che abboccano all’amo e le quotazioni scenderanno, ipotizziamo, a 95. A quel punto DB acquisterà gli 8 miliardi a 95 e li consegnerà a chi glieli aveva presi a 100. Il risultato del giochino è un guadagno del 5% su una cosa che DB non aveva in cassa. Che poi questo giochino abbia rovinato qualche migliaio o milioni di persone, e messo in ginocchio un’intera nazione, poco importa: i bilanci della banca DB saranno contenti.

Operazioni del genere possono essere ripetutamente compiute sia con lo scopo di guadagnare sia con lo scopo di condizionare i governi nazionali

B) Quali conseguenze ci sono per i piccoli risparmiatori dall’altalena dello spread? NESSUNA. Il BTP, come tutti i titoli a tasso fisso, viene emesso con un rendimento certo (ipotizziamo il 5%) che verrà dato all’investitore sotto forma di cedola annua. Alla scadenza del titolo, il risparmiatore riceverà il capitale investito inizialmente. Vediamo un esempio di btp decennale: oggi 16 maggio, va all’asta un btp decennale con rendimento 5%; significa che io verso ad esempio 100 e ogni anno riceverò un “compenso” di 5 ed alla scadenza del 10° anno avrò indietro i miei 100. Di quello che capita durante questi 10 anni, ovvero le famose oscillazioni dello spread e dei rendimenti, non mi devo preoccupare: io continuerò comunque a percepire 5 ogni anno e ad avere 100 a scadenza.

Il bello dei titoli a tasso fisso è proprio questo: se li tengo fino a scadenza non devo preoccuparmi di quello che capita sui mercati.

L’unico rischio che posso correre è di doverli vendere anticipatamente per qualche emergenza: SOLO in questo caso, effettivamente, potrei vedere variare il valore di rimborso. Per i piccoli risparmiatori si tratta di un caso marginale (mediamente solo un 7-8% dei risparmiatori mettono in vendita un BTP in anticipo, a meno che non siano “imbeccati” da solerti direttori di banca più interessati al bilancio della banca che all’interesse del cliente)

Da queste righe emerge quindi chiaramente come lo spread, non solo sia gestito dai grandi squali della finanza, ma che esso sia utilizzato spesso e volentieri per “tosare” il parco buoi dei piccoli risparmiatori e, vista la mole di miliardi di euro che essi riescono a muovere, addirittura per condizionare l’operato dei governi nazionali, come accaduto in Grecia, in Italia, in Spagna, in Portogallo ed in Irlanda.

Il modo migliore per “tagliare le mani” a questi sciacalli che non hanno il minimo scrupolo a gettare nella miseria più nera intere popolazioni, è quello di ignorare bellamente lo spread e continuare ad acquistare btp e bot o a tenerli nel cassetto per chi già li ha, come nulla fosse.

Redazione

15 maggio 2018

Yemen, se non uccidono le bombe ci pensa la fame

Yemen

Continua la quotidiana attività criminale che il regime saudita sta portando avanti da oltre tre anni in Yemen. L’Arabia Saudita continua a commettere i peggiori massacri contro la popolazione yemenita disarmata e ridotta alla fame. Nel più recente atto criminale avvenuto ieri, gli aerei da guerra sauditi hanno preso di mira il palazzo presidenziale nella capitale Sana’a, causando più di 91 tra morti e feriti, compresi molti studenti.
La Tv yemenita al-Massirah ha riferito che sei civili, tra cui un bambino, sono stati martirizzati, mentre oltre 86 hanno subito lesioni. Il direttore della scuola di Jamal Abdel Nasser ha confermato che gli attacchi aerei sauditi hanno causato il ferimento di diversi studenti. Purtroppo, si teme che il numero dei martiri possa aumentare a causa delle condizioni molto critiche in cui versano molti feriti, ha riferito al-Massirah, aggiungendo che le operazioni di salvataggio sono ancora in corso.
Gli aerei da guerra della coalizione saudita colpiscono sistematicamente i quartieri popolati durante l’orario di lavoro e nell’ora di punta, in modo da poter uccidere il maggior numero possibile di civili. In questo caso, non si alza nessuna voce di condanna da parte della complice comunità internazionale, tanto impegnata a costruire pretesti per andare a massacrare altri popoli e Stati sovrani.
In risposta al massacro compiuto ieri, la Resistenza yemenita di Ansarullah ha lanciato nel pomeriggio di ieri quattro missili Zelzal-1, con una portata media di 150 chilometri, contro la base militare di mercenari sauditi di Fardha, nel distretto di Nihm. Il movimento yemenita ha confermato che i proiettili hanno colpito gli obiettivi designati con grande precisione, causando diverse perdite nei ranghi nemici e danni alle loro attrezzature militari.

Un Paese ridotto alla fame

La guerra a guida saudita è iniziata nel marzo 2015 a sostegno dell’ex regime yemenita fedele a Riyadh. Il ministero dei Diritti Umani yemenita ha annunciato in un comunicato del 25 marzo che l’aggressione militare saudita ha causato fino a questo momento oltre 600mila civili tra morti e feriti. Le Nazioni Unite riferiscono che circa 22,2 milioni di persone nello Yemen hanno bisogno di aiuti alimentari, tra cui 8,4 milioni rischiano di morire per mancanza di cibo.
di Giovanni Sorbello

Siria: mappa degli obiettivi occidentali

Il ministero della Difesa russo ha pubblicato in una nota i dettagli dell’aggressione aerea Usa-Francia-Regno Unito sulla Siria, identificando il numero totale di missili lanciati sui vari bersagli e il numero dei missili intercettati.
“I sistemi di difesa aerea russi, presso la base aerea di Khmeimim e Tartus, hanno localizzato in modo tempestivo e hanno controllato tutti i lanci navali e aerei fatti dagli Stati Uniti e dal Regno Unito contro la Siria”. Secondo la dichiarazione, sono stati lanciati 103 missili da crociera, inclusi i missili a base navale Tomahawk e le bombe guidate Gbu-38 sparate dal B-1B; gli aerei F-15 e F-16 hanno lanciato missili aria-superficie.

L’immediata reazione siriana

In totale sono stati intercettati 71 missili da crociera. I sistemi S-125, S-200, Buk, Kvadrat e Osa Syrian sono stati impiegati per respingere l’attacco. Gli attacchi hanno preso di mira anche le basi aeree siriane. La Russia ha registrato i seguenti dati:
  • Quattro missili hanno preso di mira l’aeroporto internazionale di Damasco; 12 missili l’al-Dumayr, tutti i missili sono stati abbattuti.
  • 18 missili verso l’aerodromo di Blai, tutti i missili abbattuti.
  • 12 missili verso la base aerea di Shayrat, tutti i missili abbattuti. Le basi aeree non sono state colpite dai raid.
  • Cinque missili su nove sono stati abbattuti contro la base aerea di Mazzeh.
  • Tredici missili su sedici, sparati contro l’aeromobile di Homs, sono stati abbattuti. Non si registrano danni ingenti.
  • In totale 30 missili hanno preso di mira le strutture vicino a Barzah e Jaramana. Sette di loro sono stati abbattuti. Queste strutture presumibilmente relative al cosiddetto “programma chimico militare della Siria” sono state parzialmente distrutte. Tuttavia, non erano presenti persone e attrezzature.
di Redazione

Il 90 per cento del pianeta respira aria inquinata

aria inquinata

L’inquinamento atmosferico porta via sette milioni di vite all’anno, riferiscono gli esperti delle Nazioni Unite sulla salute, tra nuovi dati che dimostrano che il problema interessa nove persone su dieci in tutto il pianeta. Il 90 per cento del pianeta respira aria inquinata.
In un appello per gli Stati membri a intervenire con urgenza, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Gebreyesus, ha avvertito che l’inquinamento atmosferico “ci minaccia tutti, ma i più poveri e più emarginati sopportano il maggior del peso”. Secondo il database della qualità dell’aria ambiente dell’Oms, nonostante alcuni miglioramenti, i livelli di inquinamento sono “ancora pericolosamente alti” in molte parti del mondo.
Ciò include “molte delle megalopoli del mondo”, secondo la dott.ssa Maria Neira, direttore dell’Oms del Dipartimento di salute pubblica, determinanti sociali e ambientali della salute, che ha aggiunto che i livelli di qualità dell’aria in quei centri urbani superano le linee guida dell’Oms “più di cinque volte”.
Coprendo più di 4.300 città in 108 Paesi, i dati indicano circa 4,2 milioni di morti ogni anno a causa dell’inquinamento dell’aria esterna, con 3,8 milioni di morti complessivamente, a causa di inquinanti domestici, legati alla cucina.
Oltre il 90% delle vittime proviene da Paesi a basso e medio reddito in Asia e Africa, seguiti da altri nella regione del Mediterraneo orientale, in Europa e nelle Americhe. La minaccia per la salute umana deriva dall’esposizione a tossine quasi invisibili presenti nell’aria inquinata come particelle fini. Questi inquinanti, tra i più pericolosi tra cui solfati, nitrati e carbone nero, penetrano in profondità nei polmoni e nella circolazione sanguigna e causano una serie di malattie tra cui ictus, malattie cardiache, cancro ai polmoni e altre infezioni respiratorie.
Secondo l’Oms, l’inquinamento atmosferico globale è legato all’uso di energia inefficiente in ogni settore dell’attività umana: centrali elettriche a carbone, industria, agricoltura e trasporti. I rifiuti che bruciano e la deforestazione sono ulteriori fonti di inquinamento atmosferico, come lo sono la sabbia e la polvere del deserto, riferisce l’agenzia. All’interno delle case popolari, la principale fonte di inquinamento atmosferico deriva dalla mancanza di accesso a combustibili da cucina puliti.

Il tardivo intervento della comunità internazionale

È un problema che colpisce più del 40% della popolazione mondiale – circa tre miliardi di persone – una situazione che il Direttore Generale dell’Oms ha definito “inaccettabile”. Anche se ci sono grosse lacune sui dati sull’inquinamento atmosferico da regioni come il Pacifico occidentale e l’Africa – dove le informazioni erano disponibili solo in otto dei 47 Paesi del continente – il capo dell’Oms ha notato che la comunità internazionale “inizia a prestare attenzione e ad agire” sull’inquinamento atmosferico, riconoscendolo come una minaccia allo sviluppo sostenibile.
“La buona notizia è che stiamo vedendo sempre più governi aumentare gli impegni per monitorare e ridurre l’inquinamento atmosferico, nonché un’azione più globale da parte del settore sanitario e di altri settori come i trasporti, l’alloggio e l’energia”, ha affermato il funzionario.
Il dottor Neira dell’Oms ha fatto eco a questo messaggio, sottolineando “un’accelerazione di interesse politico in questa sfida globale per la salute pubblica”. Ma ha notato che il crescente impegno a registrare dati sull’inquinamento atmosferico fino ad oggi proviene principalmente dai Paesi ad alto reddito. I Paesi che stanno adottando misure per ridurre l’inquinamento atmosferico includono l’India, secondo l’Oms, dove un nuovo schema ha fornito connessioni di gas gratuite per oltre 37 milioni di donne, per aiutarle a passare all’utilizzo di energia pulita in casa.
La pubblicazione delle scoperte dell’Oms anticipa la prima conferenza globale sull’inquinamento atmosferico e la salute, che si svolgerà dal 30 ottobre al 1° novembre a Ginevra, dove l’agenzia delle Nazioni Unite intende promuovere una migliore qualità dell’aria e combattere gli effetti nocivi del clima modificare.
di Giovanni Sorbello

Perché l’Italia è diventata un protettorato di sua Maestà Britannica

Italia

Che le mire britanniche sull’Italia fossero nate con la stessa Italia, e che anzi l’Italia e la sua unità politico-territoriale fossero in qualche modo il prodotto delle ambizioni inglesi, sono dati storici ormai chiari anche agli studenti della “buona scuola”. Ma non tutti sono a conoscenza  dei documenti desecretati degli archivi londinesi di Kew Gardens, da cui emerge che non è tanto Washington ad ordire piani eversivi per l’Italia, ma è soprattutto Londra che non volendo perdere il controllo delle rotte petrolifere ha ingaggiato una guerra devastante mai interrotta a cominciare dal delitto Matteotti (1924) per arrivare alla morte di Mattei (1962) e di Aldo Moro (1978) tesa a contrastare la politica filoaraba e terzomondista di Mattei, Gronchi, Moro e Fanfani.


Ma non solo il petrolio è il problema, per gli inglesi anche i comunisti sono un’ossessione


Ogni mezzo è valido per contrastare i desideri primari (il petrolio) e le ossessioni (il comunismo) di suo Maestà Britannica, persino arruolando schiere di giornalisti, intellettuali e politici per orientare l’opinione pubblica e il voto degli Italiani.
Un apposito dipartimento del Foreign Office lavora a questo obiettivo, a cui partecipano vecchi amici dei servizi britannici come l’ex partigiano monarchico Edgardo Sogno e l’ex comandante repubblichino della Decima Mas, Junio Valerio Borhese. E arriva l’anno 1976, quando al Pci si aprono le porte del governo. A Londra si progetta un Golpe per bloccare Aldo Moro, in quegli anni lo stratega della politica mediterranea e mediorientale dell’Italia. Il Golpe non viene attuato per alcune opposizioni tedesche e statunitensi e il governo inglese fa da solo, scegliendo un’altra “azione sovversiva”.  Si scatena così un’ondata terroristica che culmina nell’assassinio di Aldo Moro.
Molti documenti inediti degli archivi inglesi sono stati consultati e pubblicati in due libri (“Il Golpe inglese” e “Colonia Italia” di Fasanella e Cereghino), alcuni di particolare interesse come quello del gennaio del 1969, in cui un funzionario dell’ambasciata britannica invita il suo governo ad “usare altri metodi” per contrastare la politica mediterranea dell’Italia, che si stava facendo più “aggressiva” nelle aree che Londra considera di esclusivo interesse britannico (Libia e Medio Oriente), troppo aggressiva nonostante la massiccia propaganda occulta esercitata negli anni precedenti dalla macchina dei servizi britannici attraverso il controllo di gran parte della stampa italiana. Troppo aggressiva da meritare una risposta con “altri metodi”.
Purtroppo non sappiamo quali, perché questa parte del documento è ancora oggi protetta dal segreto. Nel 1969 inizia la stagione delle stragi e del terrorismo. A oltre quaranta anni di distanza, in Italia si continua a strapparsi i capelli chiedendo verità e giustizia, si piangono lacrime di coccodrillo ad ogni commemorazione, si indaga all’infinito, si costituiscono commissioni parlamentari di inchiesta, ma NESSUNO  fa la cosa giusta e naturale: chiedere ad un governo, in teoria nostro amico e alleato, di confermare o smentire attraverso la desecretazione di un documento, se la sua intelligence ha avuto un ruolo oppure no nella strage di Piazza Fontana.

Perché?

Gran parte dell’informazione italiana ha partecipato alla guerra politica e propagandistica condotta con metodi non ortodossi contro l’Italia da un Paese “amico, di cui sono state le “quinte colonne” interne, quindi non hanno alcun interesse a fare emergere questo aspetto imbarazzante. Quando si tocca il tasto delle azioni “sporche” britanniche, scatta il silenzio.
Quanti e quali son i nomi dei giornalisti, politici, scrittori, filosofi italiani, religiosi, famiglie nobili che hanno collaborato e forse collaborano ancora oggi con il Foreign Office britannico a difesa degli interessi di Sua Maestà Britannica, che considera l’Italia un Paese sconfitto dalla seconda guerra mondiale e quindi un Paese sui cui esercitare il suo protettorato? Nel libro “Colonia Italia” sorprende un interessante elenco di collaboratori, da Renato Mieli a Benedetto Croce, dai cenacoli di Villa Idania a Palazzo Caetani, da Montanelli contro Mattei ai servi segreti di Pio XII, al Cardinale Montini, alla longa manus dei gesuiti.
di Cristina Amoroso

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